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giovedì, 15 maggio 2008

Bloggers Unite for Human Rights - La Cina e i diritti umani

Come preannunciato ieri, oggi è il giorno che Bloggers Unite ha deciso di dedicare al tema sempre attuale dei diritti umani.
Mi sono interrogata a lungo sul tema che avrei potuto affrontare in questa occasione: mi è quasi venuta la crisi dello studente che si ritrova in preda al panico per il solo fatto di dover scrivere una composizione a tema libero... Sì, perché l'argomento diritti umani è davvero ampio perché purtroppo ci sono troppe cattive notizie.
Quest'anno cade il sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e non si può fare a meno di notare quanto poco essa venga rispettata in giro per il mondo: penso all'Iran dove si muore per il solo fatto di essere omosessuali; penso ai detenuti rinchiusi nelle carceri di troppi paesi privati dei fondamentali diritti umani e vittime d'ingiustizie (da paesi come l'India, ricordo il caso di Angelo Falcone e di Simone Nobili; a paesi simbolo della democrazia come gli USA, e qui il mio pensiero va a Carlo Parlanti); penso ai paesi in cui professare una religione diversa da quella di Stato diventa reato; penso a quelle popolazioni vittime della dittatura e che lottano ogni giorno per la propria libertà...
Noi, nel nostro universo che ha la parvenza della sicurezza e del benessere, spesso dimentichiamo chi non ha la fortuna di vivere in uno Stato che garantisca i diritti umani, uno stato libero e democratico. Siamo liberi di muoverci; liberi di parlare e di scrivere quello che pensiamo; semplicemente liberi. Queste libertà, frutto di lotte e di vite spezzate, hanno per noi, oggi, l'aspetto di cose "normali" - dovute - e spesso finiamo col dimenticarci che non è sempre stato in questo modo; spesso dimentichiamo che ciò che per noi è normale per altri ha il sapore di un sogno.

La Cina è un paese ricco di storia, arte, cultura; è uno degli stati più estesi al mondo ed è anche il più popoloso; è il paese in cui si produce di tutto: basta vedere la provenienza di molti dei nostri oggetti di uso quotidiano per farsi un'idea di quante cose escono dalle sue fabbriche...
La Cina, devastata qualche giorno fa da una violenta scossa sismica che ha fatto un numero enorme di vittime, attende con impazienza l'inizio delle Olimpiadi 2008.
Le Olimpiadi potevano fare da traino e avviare il paese verso una maggiore garanzia dei diritti umani e verso il rispetto di valori e ideali più democratici, ma sembra che sia stata solo occasione di autocelebrazione del potere politico ed economico.
Questa mancanza di diritti, in cui la garanzia del loro rispetto è più che altro uno specchietto per le allodole, si è resa evidente con quanto accaduto in Tibet dove una manifestazione pacifica e non violenta è stata soffocata con la violenza delle armi.
Ma la Cina è piena di voci che chiedono una maggiore giustizia e la garanzia che i diritti fondamentali dell'uomo vengano garantiti.
Una di queste voci è quella di Hu Jia che sta pagando con la propria libertà il suo impegno quotidiano per la garanzia dei diritti umani. Hu Jia si è infatti battuto per i diritti dei malati di Aids affinché ricevessero le cure, ha sostenuto i contadini espropriati delle proprie terre e ha più volte parlato della situazione di diritti umani in Cina. Nel mese di novembre 2007 ha partecipato, in collegamento tramite webcam, a un'udienza del Parlamento Europeo proprio sul tema dei diritti umani affermando che la promessa ufficiale fatta dalle autorità cinesi di migliorare le situazione dei diritti umani in Cina prima delle Olimpiadi non è stata mantenuta. Un mese dopo, a fine Dicembre 2007 Hu Jia è stato arrestato con l'accusa d'incitazione al sovvertimento del potere di stato. Da allora anche la moglie Zeng Jinyang, insieme con la figlioletta, continua ad essere agli arresti domiciliari perché accusata di complicità col marito e dal proprio domicilio, attraverso internet e il suo blog continua la sua lotta per il la liberazione del marito.
Il 3 Aprile scorso Hu Jia è stato condannato a tre anni e mezzo di carcere e non gli è stato permesso di ricorrere in appello.
Le proteste sulla vicenda continuano, ma le richieste di liberazione continuano ad essere inascoltate.
Il disastro naturale del Sichuan di questi giorni ha giustamente attirato l'attenzione dell'opinione pubblica internazionale e il risultato è che l'ingiustizia subita da Hu Jia e dalla sua famiglia restano avvolte nel silenzio.
Il vero problema è che quello di Hu Jia non è l'unico caso: ne esistono purtroppo molti simili e ciò rende la situazione cinese tutt'altro che incoraggiante.
La speranza è che le autorità cinesi comincino a rispettare le promesse fatte alla comunità internazionale e che si impegnino a rispettare la dignità dell'uomo garantendo i diritti fondamentali: dalla libertà di parola alla libertà di professione religiosa.
La Cina con i Giochi Olimpici ha l'opportunità irripetibile di far vedere al mondo che è in grado di apportare un mutamento in senso democratico: auguriamoci che non si riveli solo un'occasione sprecata!

Qualche link per chi volesse approfondire:

Diritti umani: il 2010 sia l'Anno europeo della nonviolenza

Blog: Hujia&jinyan's spirit

Asia News - Notizie su Hu Jia qui e qui

Articolo in inglese su The Indipendent

Articolo in inglese su Zeng Jinyan su Time

Articolo su La Repubblica su Zeng Jinyan

Human Rights in China

Amnesty International sulla Cina e le Olimpiadi e ancora qui sulla condanna di Hu Jia

Infine la petizione per la liberazione di Hu Jia e altri appelli promossi da Amnesty International
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categorie: riflessioni, cina, giustizia, diritti umani, libertà, zeng jinyan, bloggers unite for human rights, hu jia
mercoledì, 14 maggio 2008

Bloggers Unite for Human Rights

Ieri leggevo il blog di Paz (questo il post a cui mi riferisco) e ho trovato la segnalazione di un'ottima iniziativa promossa da BlogCatalog - una delle più note community di blog (spiegazione necessaria per chi non si interessa molto di queste cose) - a cui, senza esitazioni, ho deciso di aderire.
L'iniziativa di cui parlo è Bloggers Unite for Human Rights e avrà luogo domani 15 Maggio in giro per il mondo: si tratta infatti di una manifestazione virtuale a favore dei diritti umani; manifestazione a cui tutti i blogger sono invitati a partecipare.
Non si tratta della prima iniziativa di Bloggers Unite: in passato vi sono state, per fare qualche esempio, la giornata contro gli abusi e anche la campagna di sensibilizzazione a favore della donazione degli organi.
Bloggers Unite nasce dalla convinzione che esista la possibilità di creare un mondo migliore e che internet, e in particolare la blogosfera, abbia il potere di apportare un simile cambiamento. L'idea è quella di unire tante piccole voci sparse per il mondo e di farne un'unica voce: una voce più forte e autorevole proprio perché nata dall'unione di tante piccole parti.
Partecipare è semplice: basta aggiungere il badge dell'iniziativa al vostro blog, scrivere un post sul tema dei diritti umani giorno 15 Maggio (quindi domani) e condividerlo con il gruppo di Bloggers Unite.
Che aspettate dunque? Partecipiamo e regaliamoci la speranza di poter vivere in un mondo più giusto!

Bloggers Unite
postato da: ninive20 alle ore 13:29 | link | commenti (3) | *pop-up* commenti (3)
categorie: web , internet, iniziative, blogosfera, diritti umani, bloggers unite for human rights
sabato, 10 maggio 2008

Complicazioni quotidiane

È stata una settimana complicata e mai come in questi giorni scrivere è stata azione così ardua. Non che ci sia una ragione ben precisa per tali difficoltà.
Si tratta solo di uno stato d'animo, passeggero sicuramente, ma col quale convivo da un po'.
La settimana è iniziata con un lunedì denso di imprevisti e contrattempi culminati con me bloccata per diverse ore in un'anonima stazione di provincia perché il traffico ferroviario da e per Milano era del tutto bloccato perché una persona, l'ennesima in quella zona, aveva deciso di dar fine a tutto gettandosi sotto un treno in corsa. E il mio pensiero non può che tornare a quel gesto così terribile e disperato; un gesto di estrema negazione, di disperazione. Un gesto che comprendo, ma che non posso condividere. Un gesto che mi fa tornare in mente una persona che mi ha fatto crescere, che ormai riesco a vedere solo al passato, una persona che mi ha segnato, profondamente, e che io ho segnato - e forse di me ricorda adesso solo il peggio, ma non la biasimo. Ritorno con la mente a quella morte, così truce, che sarebbe passata in silenzio per me, se non avessi avuto quel colloquio a Milano.
Milano. Da piccola era la città su cui fantasticavo. Me l'immaginavo come un luogo speciale, ricco di meraviglie. Nella mia mente di bambina era la città in cui sarei tornata, da grande; perché là ero nata e là era naturale che dovessi tornare. Ricordo ancora la mia curiosità, il mio scrutare fuori dai finestrini dell'auto quando andavamo in Francia ogni estate... E mio padre che allungava e passava da Cernusco, così che io potessi vedere i luoghi che mi avevano visto nascere, così che io potessi respirare ancora una volta quell'aria così diversa, piacevole; perché piacevole era il pensiero di essere nata in un luogo diverso da quello dei miei fratelli, quasi che quella differenza anagrafica rispecchiasse il mio sentirmi diversa da tutto il resto della mia famiglia.
Milano... Per un po' è stato il mio luogo del cuore; la meta quasi settimanale dei miei ultimi anni universitari. Era la città in cui passeggiavo e in cui la persona che mi aveva rubato il cuore - nei pressi di un'anonima fontanella, in una calda mattinata anomala di agosto - mi faceva sentire amata, protetta e al sicuro: semplicemente tenendomi per mano.
Milano è stata la città della speranza. La speranza di un futuro condiviso con la persona che era sempre riuscita a farmi andare contro ogni mia logica precostituita e che mi aveva fatto scoprire che esiste anche un'altra me stessa, totalmente imprevista ed insospettata, che agisce e che pensa poi alle conseguenze.
Milano è stata la città buia, soffocante e densa di pianti solitari. Milano è stata la città della fine dei progetti e dei sogni ad occhi aperti. Per un periodo è stata la città del dolore; il luogo che mi impediva di vedere vecchie fotografie e che mi faceva venire le lacrime agli occhi anche solo a sentirla nominare.
Milano è stata la città del silenzio: per diverso tempo mi ha impedito di prendere in mano la mia penna stilografica preferita e di sporcarmi le mani di nero... Milano è stata la città del mio annullamento.
Milano mi ha lasciato un marchio indelebile; ha macchiato la ragazzina sognante e l'ha resa diversa. Non so se migliore o peggiore.
Milano ha contribuito a fare di me ciò che sono.
Milano è stata la metropoli del disincanto; in cui è troppo facile perdersi e lasciarsi andare.
E dopo diverso tempo, ancora una volta, Milano. E i ricordi che si affollano alla mente e mi deconcentrano dal pensiero del colloquio che mi attendeva. Pensavo a tutto questo mentre ero in treno e mi annoiavo e pensavo che dovevo organizzarmi meglio in modo da non dimenticare di nuovo a casa il romanzo di Saramago che stavo leggendo: perché se avessi avuto da leggere allora avrei pensato di meno... Il ragionamento non fa una piega, non vi pare?
Solo che poi la morte ha il cattivo gusto di irrompere sempre nei momenti più strani e cambia in qualche modo il corso delle cose.
Rimandato il colloquio all'indomani, penso a Paolo Fox che avevo distrattamente ascoltato la domenica mattina mentre mi annoiavo facendo zapping davanti alla tv: gli scorpione, ahimè, all'ultimo posto della sua classifica astrologica. Ho imparato la lezione: mai ridere (o deridere, che è lo stesso in questo caso) degli astrologi... Le loro parole possono condizionare il corso delle vostre giornate. Sì, perché se non avessi riso di Paolo Fox, ne sono certa, la mia settimana sarebbe stata migliore (per chi avesse qualche dubbio: sto scherzando).
Martedì, finalmente rimetto piede a Milano. E niente catastrofi. Niente crisi isteriche. Tutti i miei timori ingiustificati.
Colloquio conoscitivo, il solito; ho la sensazione che sia solo l'ennesima perdita di tempo. Ma visto che ultimamente le mie sensazioni vanno in malora, esiste anche la possibilità che io sbagli.
Certo che sarebbe il colmo: io che lavoro a Milano. Dopo tutto quello che mi ero detta dopo la mia fuga...
Ma Milano è solo un luogo come un altro, ormai. Demitizzato: lo sguardo di quella bambina che guarda fuori dal finestrino della Lancia Thema di mio padre è sepolto nel passato.
Mercoledì, giovedì... giornate senza grandi sobbalzi. Un po' annoiate e senza forma.
Ho letto del nuovo governo Berlusconi e, seppure tentata, ho resistito alla tentazione di commentare i nuovi e grandiosi ministri che si prenderanno cura del nostro paese per i prossimi cinque anni... Non ho potuto fare a meno di corrucciare lo sguardo, indecisa se ridere o piangere, all'annuncio di Veltroni del suo governo ombra e della ridicola enumerazione dei ministri - ombra anch'essi. Ma quante altre stupidaggini ci toccherà sentire ancora?
Infine, tutta la settimana è stata attraversata dal turbamento causato dalla notizia che una delle persone che ho amato di più, ma che non riesco più ad amare in questo presente, qualche settimana fa sarebbe morta. E nel web la notizia ha riempito i blog e i forum degli addetti ai lavori e dei suoi adepti/ammiratori... La qual cosa, all'inizio mi ha fatto piangere perché, pensando per un attimo che fosse vero, odiavo me stessa: pensavo a quanto insofferente fossi diventata alla sua presenza e alla sua persona. E mi sentivo odiosa (parlo al passato, ma è un sentimento tuttora presente) per il mio repentino ed inspiegato senso di fastidio verso di lui che non aveva colpe e che non mi aveva fatto proprio nulla. E mi chiedevo perché una persona che avevo considerato indispensabile per la mia vita, alla fine non lo fosse più. Al punto da decidere di tagliarlo fuori da tutto.
E mentre passavano i giorni mi sono convinta che si trattava di un falso; mi sono convinta che si trattava di una delle sue trovate geniali.
Forse è il suo modo per tagliare col passato. Forse è il suo modo per ridersela di gusto. Chissà... Ma alla sua morte non credo e ho le mie ragioni.
Venerdì... Una giornata afosa, un sole caldo che mette tutti di buon umore tranne me che sento di stridere con tanto chiarore e con tanta luce. Sensazione che in parte è svanita stasera. E posso ringraziare Harrison Ford ed il suo Indiana Jones se sono qui a scrivere adesso: mi stava annoiando a morte con le sue imprese inverosimili e così mi sono detta che era ora di aggiornare queste pagine.
Infine, la mia colonna sonora in questa settimana: The Last Holy Writer dei Tremblig Blue Stars. Qui potete assaporarne l'atmosfera sognante, umbratile, introspettiva. Fino a poco tempo fa non sapevo neanche che esistessero: scoperti per caso, attraverso giri per il web che non saprei neanche riproporvi adesso. E da quel giorno è stato come se un nuovo mondo, incredibilmente coinvolgente, mi si fosse aperto davanti.
Riescono a far vibrare le mie corde e ad emozionarmi. In fondo è proprio quello che la buona musica dovrebbe riuscire a fare e, a mio avviso, i Trembling Blue Stars fanno ottima musica. Da scoprire, se non li conoscete ancora...

TREMBLING BLUE STARS - Helen Reddy


TREMBLING BLUE STARS - November starlings
giovedì, 01 maggio 2008

Il giorno dei lavoratori

In un presente in cui si ha sempre più la percezione che il lavoro rischi di diventare quasi un privilegio e che i lavoratori, soprattutto quelli più giovani, siano sempre meno tutelati, la festa del Lavoro, a mio avviso, deve assumere un significato più forte di quello che sembra avere attualmente.
Sono sempre di più i lavoratori precari e oggi, che dovrebbe essere un giorno importante - quasi sacro direi - per chi lavora, molti lavoratori (precari e non) lavorano - penso anche al supermercato vicino a casa mia che oggi resterà aperto tutto il giorno e mi chiedo: ma se per un giorno restano chiusi è un dramma? E mi chiedo se chi decide che oggi si deve lavorare sia tra i primi ad andare al lavoro o se invece sia chissà dove a riposare...
Da più parti si moltiplicano gli attacchi al lavoro e ai diritti dei lavoratori: da chi dice che il posto fisso è un paradigma che deve essere abbandonato - ma lo sfido a vivere alla giornata per tutta la vita con un lavoro precario privo di garanzie e prospettive per il futuro - a chi se la prende con i sindacati, la cui funzione di tutela dei diritti dei lavoratori è, a mio parere, imprescindibile.
Il mio pensiero in questo giorno va a tutti i lavoratori e soprattutto a coloro che di lavoro muoiono ogni giorno; perché di lavoro ancora si muore e credo che sia una delle morti più tragiche.
Facciamo in modo che il senso e l'importanza di questa giornata non vengano lasciate indietro nella memoria perché molti dei diritti che tutti noi abbiamo oggi sono stati conquistati col sangue.
Nel rispetto di quelle vite non possiamo lasciare che il valore di questa giornata cada nell'oblio: è proprio dimenticando che aiutiamo chi vuole cancellare i diritti dei lavoratori a raggiungere i suoi scopi.

Un po' di storia:

Wikipedia - Festa dei lavoratori

Cgil - Storia del Primo Maggio

Il Primo Maggio: storia e significato di una ricorrenza

Cisl - Storia del Primo Maggio (file .doc)
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categorie: pensieri, riflessioni, lavoro, festa, attualità, ricorrenza, lavoratori, 1 maggio, primo maggio
martedì, 29 aprile 2008

Siamo proprio in buone mani

In realtà non avevo molta voglia di scrivere stasera, solo che poi mentre leggevo un po' di news non ho proprio potuto evitare. Devo impormi la regola di non leggere nulla che abbia a che fare con la politica dopo una certa ora: finisce che per calmare i miei nervi mi tocca contare le pecorelle pur di riuscire a prendere sonno!
Cercherò di essere breve, ma prima una breve premessa... È chiaro che non mi sento per nulla rappresentata da questo nuovo governo berlusconiano per cui, forse, ci sarà chi dirà che i miei sono pregiudizi e idee comuniste (tanto per chi è politicamente orientato verso destra tutte le idee differenti dalle proprie sono idee comuniste), sebbene io non mi definisca tale - ma questo è un altro discorso e finirei per divagare troppo.
Mentre leggevo le news del giorno e pensavo che Schifani come presidente del Senato non ce lo vedo proprio, mi sono imbattuta nelle ennesime parole farneticanti di Bossi.
Sembra che i fucili siano proprio un'ossessione per Bossi e sembra anche che sia pronto a tirar fuori dal suo cilindro trecentomila uomini pronti a diventare martiri per la Padania. E naturalmente domani ci sarà ancora chi sosterrà che le parole di Bossi erano metaforiche!
Mi chiedo come facciano gli italiani che hanno votato per Berlusconi e per i suoi alleati a sentirsi rappresentati da chi sembra incitare alla violenza, all'odio e alla paura.
Io mi sento disorientata: non mi sento parte di quest'Italia e mi spaventa l'idea di ciò che l'Italia si appresta a diventare nei prossimi cinque anni.
Mi ripeto che devo smetterla di avere visioni apocalittiche riguardo il nostro futuro, ma mi risulta impossibile, specie se anche Berlusconi - che invita la Lega alla moderazione - sembra cominciare a prendere confidenza con le armi?
La sua immagine che mima un mitra alla giornalista russa che intervistava Putin non smette d'inquietarmi e non riesco a sorridere al pensiero che si tratti di una delle tante berlusconate: per i miei gusti, i fucili e i mitra sono diventati davvero troppi.





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categorie: pensieri, italia, politica, riflessioni, berlusconate, italiani, violenza, attualità, berlusconi, lega, bossi, fucili
giovedì, 24 aprile 2008

Dipendenze

Il silenzio prolungato di questi ultimi giorni avrà fatto venire cattivi pensieri a chi mi conosce bene: ci sarà chi avrà pensato con angoscia alle elezioni e si sarà chiesto se non mi fossi fatta prendere la mano dalla depressione post-elettorale.
Bene, costoro possono tranquillizzarsi.
Il motivo del mio silenzio - ma poi vi importa davvero? - è a dire il vero piuttosto banale: sono appena uscita da uno dei miei momenti d'incompatibilità tecnologica. Mi spiego: non so se dipenda da me - sono anni che cerco di venire a capo del problema, ovviamente senza soluzioni - ma periodicamente la tecnologia si diverte a farmi i dispetti... Questa volta è andata così: prima problemi con l'adsl, poi subito dopo problemi col pc... Risultato? Il pc è stato in assistenza per più di una settimana ed io, lo confesso, sono stata in crisi d'astinenza! E chi lo avrebbe mai detto?!
Ebbene sì, sono dipendente da questa stramaledetta tecnologia: se per un giorno dimentico il cellulare a casa, mi sento persa (anche se poi mi capita spesso di non sentirlo quando suona... ma questa è un'altra storia!); se poi sto senza internet per più di due giorni vado letteralmente in tilt. Sarà che sono abitudinaria, non so, ma non riesco proprio ad immaginare un mondo senza tecnologia. Speriamo solo che le previsioni fatte da alcuni ricercatori, secondo le quali la fine di internet potrebbe avvenire in tempi non così lontani, non si avverino!
Comunque i risultati elettorali sono stati a dir poco deludenti, ma ad essere sincera non mi aspettavo qualcosa di meglio: la vittoria di Berlusconi era nell'aria, la presentivo.
Adesso cercherò di non pensare troppo alla politica, anche se so che non ne sarò capace...
A proposito: questo è sicuramente un ottimo vademecum per coloro che vorranno sopravvivere nei prossimi cinque anni in Italia... Incrociamo le dita e speriamo di uscirne tutti indenni!
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categorie: politica, tecnologia, web , personale, internet, elezioni, dipendenze
mercoledì, 09 aprile 2008

You Make My Day Award

Ormai più di due mesi fa Sara del Blog Degli Alberi mi aveva insignito un premio (qui) e la cosa mi aveva riempito di piacere - in fondo a chi non fa piacere ricevere un premio o un riconoscimento di stima? - solo che era capitato in un periodo sbagliato: troppi pensieri e scadenze troppo vicine... Chi mi legge, lo sa, per cui non mi ripeterò oltre.
Chiedo scusa a Sara per il ritardo, ma ho davvero apprezzato le sue parole:


«"nuvole apatiche", Sara sempre post molto studiati, argomentati con precisione, non so che mestiere faccia ma, sicuramente sarebbe una professoressa meravigliosa!»


Di certo Sara avrà pensato che l'avessi snobbata o che me ne fossi dimenticata. E invece no. Anche se con un bel po' di ritardo, eccomi qua, pronta ad assegnare questo premio a mia volta.
Allora il premio è questo:



Si tratta di un riconoscimento che ha lo scopo di premiare i blog che "ti rendono felice ogni giorno" o da cui trai ispirazione.
In realtà mi trovo in difficoltà perché sono molti i blog a cui darei il premio, praticamente quasi a tutti quelli che seguo e che ho inserito nel mio blogroll; ma bisogna pur scegliere qualcuno, per cui spero che nessuno me ne voglia se non lo cito!
Innanzitutto voglio premiare proprio colei che me lo ha assegnato, Sara: per la sua spontaneità, per l'entusiasmo dei suoi sedici anni che traspare nella sua scrittura, per l'impegno che mette in ciò che fa e perché non è mai banale. Gli altri premi li assegno a:

Martina che ho scoperto recentemente: mi ha rapito ed affascinato, la sua scrittura mi ha catapultato nel suo universo e mi è piaciuto;
D perché è pungente al punto giusto (il che non guasta mai), ironico, creativo, originale, insomma, è proprio bravo!
Roberta del blog Dentro il guscio della targaruga: mi piacciono le sue illustrazioni, leggere le sue cose è come una boccata d'aria fresca e poi riesce sempre a farmi sorridere;
Samurai73 del blog Giappone: se volete scoprire qualcosa di nuovo sul paese del Sol Levante state certi che là riuscite a trovarla!
Falecio perché scrive senza timori ciò che pensa e per me è un enorme pregio; poi è molto attento alle tematiche dell'islam e lo trovo interessante.
Abdannur perché affronta sempre temi importanti e perché sono interessata al confronto con il mondo islamico e la sua cultura - nei confronti della quale troppo spesso noi occidentali dimentichiamo di essere debitori.
Infine a Franky per questo post e perché affronta sempre temi importanti. E poi è anche simpatico, almeno per ciò che sono riuscita ad evincere dai suoi post.

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categorie: meme, you make my day award
martedì, 08 aprile 2008

Queste maledette schede elettorali

Da diversi giorni il mondo politico è tormentato da una nuova questione: le schede elettorali.
Quando ho letto la notizia per la prima volta mi sono sentita infastidita, ma poi ho sorriso perché ho pensato: "Berlusconi ne pensa una più del diavolo" e non ho approfondito oltre. Dopo di che Bossi se ne esce con un'altra delle sue frasi e da Verbania dice che per fermare i romani che hanno stampato le schede porcata i leghisti potrebbero anche imbracciare i fucili: una frase così sottilmente metaforica che nessuno lo ha capito ed è naturalmente scoppiata la polemica. Anche la mia intelligenza non è riuscita ad arrivare a comprendere una tale sottigliezza, al punto da spingermi ad indignarmi al pensiero che Bossi incitasse con così tanta leggerezza all'odio e alla violenza. Sono addirittura arrivata a pensare che va bene la libertà di parola e di pensiero, ma che c'è un limite a tutto e che certe idiozie non andrebbero dette in pubblico. Ma che volete farci? Ogni tanto sarà lecito anche per me sbagliare ad interpretare le cose che sento, o no? Io però non riesco a togliermi dalla testa che a me quelle frasi sembrano poco metaforiche, ma ho la testa dura, non è certo una novità!
Le parole di Bossi hanno fatto sobbalzare anche il povero Berlusconi che non sapendo più cosa dire per giustificare il suo brillante alleato non ha trovato di meglio da dire e così ha dichiarato che Bossi è malato... Povero Bossi, allora non sa cosa dice! è tutta colpa della malattia - ho pensato io. Solo che a Bossi le parole di Berlusconi non sono andate a genio e pare sia nata una piccola disputa a distanza tra i due. Solo che poi stamattina leggo la notizia secondo la quale Berlusconi avrebbe affermato che le polemiche con Bossi sarebbero solo un'invenzione: ma chi le mette in giro 'ste voci, mi chiedo io...
Comunque, a quanto pare la questione delle schede elettorali ha fatto perdere il senno un po' a tutti i politici. Anche secondo Di Pietro andrebbero cambiate e dalle pagine del suo blog invita tutti a far pressioni nei confronti delle istituzioni affinché si provveda a rifare tutto.
Stamattina ascoltavo le notizie del giorno e su tutte le reti non si faceva altro che parlare di queste terribili schede elettorali e di come esse siano solo fonte di confusione per il povero elettore. Inoltre, a quanto pare, il vero pericolo in realtà è che queste schede diventino l'arma di possibili brogli elettorali. E sappiamo tutti quanto la faccenda dei brogli stia a cuore dei politici, soprattutto di Berlusconi!
Allarmata da tanto clamore e temendo che per una volta Berlusconi avesse ragione a battere i piedi e strepitare, ho deciso di fare le mie ricerche e di andare a fondo alla faccenda.
Innanzitutto ho cercato di capire che aspetto avessero le schede incriminate e per quale motivo quasi tutti le hanno tanto in odio.
Ho trovato una riproduzione delle schede sul sito del quotidiano La Repubblica, mentre qui trovate spiegato qual è la maniera corretta di esprimere il proprio voto e quale invece quella errata.
Dopo di che ho googlato alla ricerca di ulteriori notizie, ma più leggevo le dichiarazioni di questi ultimi giorni e più pensavo di sprecare il mio tempo. Ragion per cui ho lasciato perdere.
Le mie conclusioni: i politici dovrebbero smetterla di preoccuparsi per queste sciocchezze e occuparsi di cose più importanti. Innanzitutto gli italiani non sono stupidi e non credo proprio che non riescano a mettere una crocetta sul simbolo del partito prescelto. Inoltre ristampare le schede - se anche non volessimo considerare il fatto che fra cinque giorni si voterà e che i tempi sono dunque troppo stretti - è sicuramente una spesa inutile: sembra quasi che i soldi pubblici si possano sprecare senza problemi! Tra l'altro gli irriducibili si consolino: tutto il loro vociare ha spinto il Viminale a far stampare dei manifesti che verranno affissi in tutti i seggi elettorali in modo da chiarire le modalità di voto.
I politici tornino a concentrarsi su cose più importanti e lascino votare in pace gli italiani.

Infine ecco qualche link aggiuntivo

- sulla questione delle schede elettorali: Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, News Italia Press e La Repubblica
 
- sulle dichiarazioni di Bossi: L'Unione Sarda e Il Giornale
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sabato, 05 aprile 2008

Giochini pre-elettorali

Mi ero imposta di non farmi tentare, ma alla fine anch'io non ho resistito e sono caduta nel trabocchetto dei test sull'orientamento politico. E non tanto perché non sappia già per chi votare - sempre che io riesca a tornare in Sicilia per quei giorni - visto che ho le idee molto chiare su chi mi rappresenta e chi no, ma solo per il gusto di farlo.
Tra i vari test che è possibile reperire in rete, i più gettonati sono questo:




e questo, piuttosto famoso:

Elezioni 2008. Io sono qui. E tu dove sei?

Non vi resta che scegliere quello che preferite e provare anche voi, sempre che non l'abbiate già fatto!
Se poi i risultati di questi due test non vi convincono, potete sempre fare quest'ultimo che vi darà un risultato definitivo, davvero incontestabile.
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categorie: politica, test, web , elezioni, giochini, voto, curiosità, voi siete qui, politometro
mercoledì, 02 aprile 2008

Un post per Carlo

Sono diversi giorni che cerco di dedicare un po' di tempo a me stessa e di conseguenza anche al mio blog: con pessimi risultati visto che non sono riuscita a far nulla.
Ci sono giornate in cui si è costretti a correre o in cui non si sa come facciano a volare così in fretta le giornate. Anche oggi è stata una giornata intensa: sarà che devo ancora acclimatarmi e mettere ordine in tantissime cose. Lo so, sono diventata un po' ripetitiva; sto sempre a lamentarmi del tempo che vola troppo in fretta e di me che gli arranco dietro.
Il punto è che ho appena controllato la mia posta elettronica e ho trovato pessime notizie. Notizie che non riguardano me in prima persona, anzi, per essere più precisa, non riguardano la mia vita o quella dei miei cari. Si tratta di quel genere di notizie che mi fanno pensare a quanto io sia fortunata e a come me ne dimentichi troppo spesso: sempre concentrata su me stessa e sulle mie cosucce da poco! Sì, perché c'è chi vive in un incubo da troppo tempo e respira solo disperazione.
Ho scritto spesso di Carlo e di altri italiani che si trovano coinvolti in guai giudiziari al di fuori dell'Italia.
Il mio pensiero in questo momento non può che correre in America, ad Avenal: dal 30 marzo scorso Carlo Parlanti ha iniziato lo sciopero della fame.
Carlo sta urlando al mondo la sua innocenza da diversi anni ormai. Non chiede di essere liberato; chiede solo di essere ascoltato e di potersi difendere veramente.
Da tre anni Carlo vive in un incubo interminabile ed ogni giorno sente la speranza scivolar via, silenziosamente.
Carlo è malato e questo sciopero della fame non può far altro che compromettere il suo già precario stato di salute. Grande è infatti la preoccupazione di tutti coloro che lo sostengono e che ogni giorno lottano affinché qualcuno finalmente possa aiutarlo a dimostrare la sua innocenza.
Numerosi gli sforzi e le iniziative per diffondere la storia di Carlo, ma ancora pochi la conoscono. Intanto il tempo passa e per Carlo,
rinchiuso in una prigione sovraffollata della democratica America, ogni giornata è interminabile.
Ed io non posso fare a meno di pensare che quest'America è tutto, tranne che democratica e giusta; come invece pretende di essere. In un paese democratico un uomo viene sempre trattato come tale, con dignità e rispetto: gli vengono garantite le cure medice se è malato; gli viene garantito il diritto alla difesa se viene accusato di qualche crimine; gli viene data la possibilità di far sentire la sua voce... Tutto questo sembra che a Carlo venga negato:
sin dall'inizio del suo incubo giudiziario è stato accompagnato dal pregiudizio razzista secondo il quale Carlo è colpevole perché è italiano - la parola di un cittadino americano è mille volte più importante di una miriade di prove e di evidenze che lo scagionano; sin dall'inizio ha dovuto lottare per far rispettare i suoi diritti fondamentali.
Carlo è vittima di soprusi e viene ostacolato in mille modi: questo perché Carlo si ostina ad urlare la sua innocenza, ma anche perché c'è chi ogni giorno si batte ed unisce la sua voce alla voce di Carlo. Tante piccole voci ogni giorno più unite ed ogni giorno più forti. Tante piccole voci che danno fastidio, ma che rimangono inascoltate da coloro i quali hanno il potere di agire e di far cambiare il corso degli eventi.
Sembra che a qualcuno dia fastidio che venga data a Carlo la possibilità di spiegare la propria versione dei fatti. Sembra proprio che per qualcuno Carlo debba apparire colpevole a tutti i costi, al punto che la settimana scorsa a Katia Anedda è stato vivamente consigliato per il bene di Carlo, di non organizzare alcuna conferenza stampa in America. A quanto pare c'è chi teme la diffusione della storia di Carlo e mi chiedo che cosa ci sia da temere.
In  questo momento mi sento adirata, sconvolta, sconfortata, confusa, spaventata. Un mix micidiale.
Io non conosco Carlo personalmente, ma ho imparato a conoscerlo attraverso le cose che scrive, oltre che attraverso le parole di Katia Anedda ed attraverso quelle di chi ogni giorno mette tutte le sue energie in questa causa.
Io non ho mai stretto la mano di Carlo, ma non riesco a rimanere indifferente. Non posso. Sento che devo spezzare questo silenzio perché è proprio il silenzio che ogni giorno contribuisce a spegnere la vita di Carlo.
Quello di Carlo è un gesto estremo dettato dalla disperazione di fronte agli ennesimi soprusi. Facciamogli sapere che non è solo. Basta poco. Poche parole. Un saluto. Un pensiero. Qualsiasi cosa, ma non l'indifferenza: con l'indifferenza si estingue anche la più piccola speranza che le cose possano cambiare. E senza la speranza? È proprio la fine.


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