Capisco la necessità dell'evoluzione; capisco che lo scopo della scienza sia progredire; capisco l'ambizione personale di studiosi e ricercatori che vogliono essere ricordati per essere stati "i primi". Capisco anche che durante la vecchiaia i rimpianti si acuiscano e che si pensi spesso a ciò che si è sempre desiderato, ma che, purtroppo, non si è avuto. Io però questa cosa qua non la capisco nemmeno un po': non riesco proprio a capire due nonnini, di settant'anni lei e di settantasette anni lui, che decidono di sfidare la natura e di volersi dare un figlio maschio. Posso capire che il fatto di non averlo avuto quando potevano sia potuto essere motivo di tristezza senile; ma da qui a sfidare la natura... Francamente non lo capisco! Ma più di ogni altra cosa, non lo ritengo sensato: quando il pargoletto sarà un bambino di dieci anni, il padre di anni ne avrà ottantasette e la madre ottanta: sempre che non muoiano prima di allora.
Trovo che questo desiderio di paternità/maternità sia del tutto insensato ed egoistico; ma resto ancora più perplessa dal fatto che esistano dei medici pronti a tutto, persino ad assecondare i desideri insensati di due attempati vecchietti - invece di ricondurli alla ragione.