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È stata una settimana complicata e mai come in questi giorni scrivere è stata azione così ardua. Non che ci sia una ragione ben precisa per tali difficoltà.
Si tratta solo di uno stato d'animo, passeggero sicuramente, ma col quale convivo da un po'.
La settimana è iniziata con un lunedì denso di imprevisti e contrattempi culminati con me bloccata per diverse ore in un'anonima stazione di provincia perché il traffico ferroviario da e per Milano era del tutto bloccato perché una persona, l'ennesima in quella zona, aveva deciso di dar fine a tutto gettandosi sotto un treno in corsa. E il mio pensiero non può che tornare a quel gesto così terribile e disperato; un gesto di estrema negazione, di disperazione. Un gesto che comprendo, ma che non posso condividere. Un gesto che mi fa tornare in mente una persona che mi ha fatto crescere, che ormai riesco a vedere solo al passato, una persona che mi ha segnato, profondamente, e che io ho segnato - e forse di me ricorda adesso solo il peggio, ma non la biasimo. Ritorno con la mente a quella morte, così truce, che sarebbe passata in silenzio per me, se non avessi avuto quel colloquio a Milano.
Milano. Da piccola era la città su cui fantasticavo. Me l'immaginavo come un luogo speciale, ricco di meraviglie. Nella mia mente di bambina era la città in cui sarei tornata, da grande; perché là ero nata e là era naturale che dovessi tornare. Ricordo ancora la mia curiosità, il mio scrutare fuori dai finestrini dell'auto quando andavamo in Francia ogni estate... E mio padre che allungava e passava da Cernusco, così che io potessi vedere i luoghi che mi avevano visto nascere, così che io potessi respirare ancora una volta quell'aria così diversa, piacevole; perché piacevole era il pensiero di essere nata in un luogo diverso da quello dei miei fratelli, quasi che quella differenza anagrafica rispecchiasse il mio sentirmi diversa da tutto il resto della mia famiglia.
Milano... Per un po' è stato il mio luogo del cuore; la meta quasi settimanale dei miei ultimi anni universitari. Era la città in cui passeggiavo e in cui la persona che mi aveva rubato il cuore - nei pressi di un'anonima fontanella, in una calda mattinata anomala di agosto - mi faceva sentire amata, protetta e al sicuro: semplicemente tenendomi per mano.
Milano è stata la città della speranza. La speranza di un futuro condiviso con la persona che era sempre riuscita a farmi andare contro ogni mia logica precostituita e che mi aveva fatto scoprire che esiste anche un'altra me stessa, totalmente imprevista ed insospettata, che agisce e che pensa poi alle conseguenze.
Milano è stata la città buia, soffocante e densa di pianti solitari. Milano è stata la città della fine dei progetti e dei sogni ad occhi aperti. Per un periodo è stata la città del dolore; il luogo che mi impediva di vedere vecchie fotografie e che mi faceva venire le lacrime agli occhi anche solo a sentirla nominare.
Milano è stata la città del silenzio: per diverso tempo mi ha impedito di prendere in mano la mia penna stilografica preferita e di sporcarmi le mani di nero... Milano è stata la città del mio annullamento.
Milano mi ha lasciato un marchio indelebile; ha macchiato la ragazzina sognante e l'ha resa diversa. Non so se migliore o peggiore.
Milano ha contribuito a fare di me ciò che sono.
Milano è stata la metropoli del disincanto; in cui è troppo facile perdersi e lasciarsi andare.
E dopo diverso tempo, ancora una volta, Milano. E i ricordi che si affollano alla mente e mi deconcentrano dal pensiero del colloquio che mi attendeva. Pensavo a tutto questo mentre ero in treno e mi annoiavo e pensavo che dovevo organizzarmi meglio in modo da non dimenticare di nuovo a casa il romanzo di Saramago che stavo leggendo: perché se avessi avuto da leggere allora avrei pensato di meno... Il ragionamento non fa una piega, non vi pare?
Solo che poi la morte ha il cattivo gusto di irrompere sempre nei momenti più strani e cambia in qualche modo il corso delle cose.
Rimandato il colloquio all'indomani, penso a Paolo Fox che avevo distrattamente ascoltato la domenica mattina mentre mi annoiavo facendo zapping davanti alla tv: gli scorpione, ahimè, all'ultimo posto della sua classifica astrologica. Ho imparato la lezione: mai ridere (o deridere, che è lo stesso in questo caso) degli astrologi... Le loro parole possono condizionare il corso delle vostre giornate. Sì, perché se non avessi riso di Paolo Fox, ne sono certa, la mia settimana sarebbe stata migliore (per chi avesse qualche dubbio: sto scherzando).
Martedì, finalmente rimetto piede a Milano. E niente catastrofi. Niente crisi isteriche. Tutti i miei timori ingiustificati.
Colloquio conoscitivo, il solito; ho la sensazione che sia solo l'ennesima perdita di tempo. Ma visto che ultimamente le mie sensazioni vanno in malora, esiste anche la possibilità che io sbagli.
Certo che sarebbe il colmo: io che lavoro a Milano. Dopo tutto quello che mi ero detta dopo la mia fuga...
Ma Milano è solo un luogo come un altro, ormai. Demitizzato: lo sguardo di quella bambina che guarda fuori dal finestrino della Lancia Thema di mio padre è sepolto nel passato.
Mercoledì, giovedì... giornate senza grandi sobbalzi. Un po' annoiate e senza forma.
Ho letto del nuovo governo Berlusconi e, seppure tentata, ho resistito alla tentazione di commentare i nuovi e grandiosi ministri che si prenderanno cura del nostro paese per i prossimi cinque anni... Non ho potuto fare a meno di corrucciare lo sguardo, indecisa se ridere o piangere, all'annuncio di Veltroni del suo governo ombra e della ridicola enumerazione dei ministri - ombra anch'essi. Ma quante altre stupidaggini ci toccherà sentire ancora?
Infine, tutta la settimana è stata attraversata dal turbamento causato dalla notizia che una delle persone che ho amato di più, ma che non riesco più ad amare in questo presente, qualche settimana fa sarebbe morta. E nel web la notizia ha riempito i blog e i forum degli addetti ai lavori e dei suoi adepti/ammiratori... La qual cosa, all'inizio mi ha fatto piangere perché, pensando per un attimo che fosse vero, odiavo me stessa: pensavo a quanto insofferente fossi diventata alla sua presenza e alla sua persona. E mi sentivo odiosa (parlo al passato, ma è un sentimento tuttora presente) per il mio repentino ed inspiegato senso di fastidio verso di lui che non aveva colpe e che non mi aveva fatto proprio nulla. E mi chiedevo perché una persona che avevo considerato indispensabile per la mia vita, alla fine non lo fosse più. Al punto da decidere di tagliarlo fuori da tutto.
E mentre passavano i giorni mi sono convinta che si trattava di un falso; mi sono convinta che si trattava di una delle sue trovate geniali.
Forse è il suo modo per tagliare col passato. Forse è il suo modo per ridersela di gusto. Chissà... Ma alla sua morte non credo e ho le mie ragioni.
Venerdì... Una giornata afosa, un sole caldo che mette tutti di buon umore tranne me che sento di stridere con tanto chiarore e con tanta luce. Sensazione che in parte è svanita stasera. E posso ringraziare Harrison Ford ed il suo Indiana Jones se sono qui a scrivere adesso: mi stava annoiando a morte con le sue imprese inverosimili e così mi sono detta che era ora di aggiornare queste pagine.
Infine, la mia colonna sonora in questa settimana: The Last Holy Writer dei Tremblig Blue Stars. Qui potete assaporarne l'atmosfera sognante, umbratile, introspettiva. Fino a poco tempo fa non sapevo neanche che esistessero: scoperti per caso, attraverso giri per il web che non saprei neanche riproporvi adesso. E da quel giorno è stato come se un nuovo mondo, incredibilmente coinvolgente, mi si fosse aperto davanti.
Riescono a far vibrare le mie corde e ad emozionarmi. In fondo è proprio quello che la buona musica dovrebbe riuscire a fare e, a mio avviso, i Trembling Blue Stars fanno ottima musica. Da scoprire, se non li conoscete ancora...
TREMBLING BLUE STARS - Helen Reddy
TREMBLING BLUE STARS - November starlings
postato da:
ninive20
alle ore 01:42 |
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Il 23 novembre scorso è uscito l'ultimo album dei Subsonica, L'eclissi, ma solo da sabato scorso ne sono finalmente venuta in possesso e non potevo certo resistere alla tentazione di ascoltarlo subito. Inutile dire che è stato inevitabile lasciarmi trasportare dalla loro musica: da due giorni circa è diventato la mia colonna sonora, lo ascolto ogni volta che posso e non mi ha ancora stancato.
Penso di non esagerare se dico che questo è sicuramente l'album migliore della band torinese - che se prima mi piaceva, adesso, oserei dire, adoro!
Sarà anche l'opera più cupa che abbiano partorito finora, come molti hanno scritto, ma è innegabile la sua bruciante attualità. Tra l'altro è importante ricordare che i Subsonica sono sempre stati attenti osservatori della realtà che li circonda, raccontando con la loro musica anche le situazioni più difficili, dure ed estreme.
Il mondo del sottosuolo che viene descritto - senza fronzoli e senza abbellimenti - attraverso i testi e le note delle canzoni che compongono quest'ultimo album è senza dubbio il riflesso della nostra contemporaneità.
I Subsonica hanno mantenuto senz'alcun dubbio le aspettative di fan e critica: tutti sembrano concordare sul fatto che questo sia l'album più riuscito della band torinese e sono molte le espressioni di entusiasmo.
Se l'album precedente era stato un riuscito viaggio verso sponde più pop delle precedenti, le sonorità de L'eclissi tornano ad essere più elettroniche; tuttavia non mancano i momenti introspettivi, quasi delicati, intimi, così come non mancano i brani in cui il ritmo pervade l'ascoltatore e lo spinge inconsapevolmente al movimento.
È un disco che non annoia e non stanca, nonostante i numerosi e consecutivi ascolti.
I Subsonica descrivono un mondo avvolto dall'oscurità in cui la violenza è sempre pronta ad esplodere ed in cui tutta le fonti di luce sembrano svanire soffocate da una realtà fatta di rottami e vacuità. Ci si relaziona a persone che sembrano aver perso anche il più microscopico atomo di umanità. Ciò che resta è un'umanità insofferente ed indifferente anche a se stessa, in cui anche l'amore diventa oscuro.
Questo universo in decadenza e sul procinto di esplodere, non è però tutto perduto - la scelta del titolo è in tal senso esemplificativa dato che l'eclissi è un fenomeno momentaneo - l'oscurità non è destinata ad essere perpetua: a più riprese emergono bagliori di speranza, vengono indicate diverse vie di riscatto e si possono effettuare scelte che segneranno il corso della nostra esistenza. Si può scegliere se uniformarsi alla massa di coloro che vivono nella menzogna o se invece lottare per la propria integrità; una scelta , quest'ultima, che porta alla conquista della propria libertà:
Via da chi rinuncia e non ti lascia tentare
Via da chi ti infanga e non rinuncia a mentire
In tutti quei ricatti stesi ad aspettare
Nel dispositivo umano definito amore.
La sconfitta è un'eleganza
Per l'ipocrisia di chi si arrende in partenza.
Libera quanto basta per
Libera quanto basta per
Dare alla tua strada un nome e l'ultima risposta
(Subsonica, L'ultima risposta)
Il primo singolo dell'album è La Glaciazione, quello che segue è il video, la regia è di Marco Gentile:
SUBSONICA-LA GLACIAZIONE
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La Glaciazione è il titolo del primo singolo uscito verso la fine di ottobre con lo scopo di anticipare l'arrivo del nuovo album. È una canzone in perfetto stile Subsonica: accattivante, riesce ad entrare subito dentro, rimbombando nella testa e diventando, senza accorgersene, una nuova ossessione personale; ci si ritrova a canticchiarla anche nei momenti più inaspettati.
Ali scure inizia con sonorità molto vicine a quelle dei Bluvertigo, ma sono solo pochi attimi di straniamento: subito l'incertezza svanisce e ci si ricorda che quella che si sente è la voce di Samuel, il front-man dei Subsonica. Ali scure descrive un mondo accecato dalla guerra che non lascia scampo né agli uomini, né alla terra, né al cielo. L'inevitabile paura che fa "chiudere gli occhi" - come se questa volontaria cecità potesse cancellare e allontanare la violenza - spinge ad interrogarsi sul futuro, che in questo presente non può che apparire incerto.
Scegliere tra tutte una canzone risulta difficile, ma è innegabile che Piombo sia uno dei brani più riusciti. Dedicata a Roberto Saviano, l'autore di Gomorra, questa canzone ci catapulta in un mondo di morte e violenza in cui gli uomini sono solo pedine destinate a diventare indistinte sagome di gesso sull'asfalto macchiato di sangue.
Altrettanto bella, anche se più pacata e meno rabbiosa, Alibi.
Sconvolgente, ma estremamente attuale Canenero affronta il tema pedofilia, sconvolgente depravazione umana, il male sociale più riprovevole ed insano, purtroppo antico quanto l'uomo stesso. Tentare di spiegare con parole diverse ciò che i Subsonica descrivono con estrema sensibilità è inutile e farebbe perdere l'efficacia del loro messaggio:
È di nuovo qua So cosa farà
con le mani su di me e
Fiato sporco su di me
Dicendo è come un gioco
Dicendo che è per poco
Che non fa così male
E non si può scappare
e non si può scappare
Cane nero ritorna nel sonno
Devo urlare per prendere fiato
ma le mani scure su di me
e la bocca sporca su di me
Quante volte ho gridato nel sonno
Per strapparmi di dosso il ricordo
di una porta chiusa intorno a me
di una voce chiusa dentro me
Non mi resta che augurare a tutti un buon ascolto, invitando coloro che non l'hanno ancora fatto a scoprire e ad innamorarsi di questa nuova eclissi.
Subsonica - sito ufficiale della band
Subsonica - semiofficial site
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