Capisco la necessità dell'evoluzione; capisco che lo scopo della scienza sia progredire; capisco l'ambizione personale di studiosi e ricercatori che vogliono essere ricordati per essere stati "i primi". Capisco anche che durante la vecchiaia i rimpianti si acuiscano e che si pensi spesso a ciò che si è sempre desiderato, ma che, purtroppo, non si è avuto. Io però questa cosa qua non la capisco nemmeno un po': non riesco proprio a capire due nonnini, di settant'anni lei e di settantasette anni lui, che decidono di sfidare la natura e di volersi dare un figlio maschio. Posso capire che il fatto di non averlo avuto quando potevano sia potuto essere motivo di tristezza senile; ma da qui a sfidare la natura... Francamente non lo capisco! Ma più di ogni altra cosa, non lo ritengo sensato: quando il pargoletto sarà un bambino di dieci anni, il padre di anni ne avrà ottantasette e la madre ottanta: sempre che non muoiano prima di allora.
Trovo che questo desiderio di paternità/maternità sia del tutto insensato ed egoistico; ma resto ancora più perplessa dal fatto che esistano dei medici pronti a tutto, persino ad assecondare i desideri insensati di due attempati vecchietti - invece di ricondurli alla ragione.
Che l'emendamento blocca-processi e il cosiddetto Lodo Alfano rendessero meno democratico il nostro paese - nessuno mi toglierà dalla testa quest'idea - lo sapevamo già, ma che fosse anche anticostituzionale no. Almeno io, del tutto ignorante in materia di diritto, ne ero all'oscuro.
Ad affermarlo sono cento tra i costituzionalisti più autorevoli del nostro paese che hanno lanciato un appello in difesa della nostra Costituzione.
Chiunque lo voglia può aderire e firmare l'appello qui.
Prima di firmare - dovrebbe essere buona consuetudine quella di non firmare nulla senza prima documentarsi un minimo! - ecco qualche link utile:
Sono passati quattro anni e Carlo Parlanti, il cittadino italiano detenuto ad Avenal (California - USA) di cui ho scritto più volte su queste pagine, vive ancora la sua lotta quotidiana per la libertà.
Era il 4 Luglio del 2004 quando, mentre era in transito all'aeroporto di Düsseldorf, in Germania, venne arrestato dalla polizia tedesca senza che ne conoscesse le ragioni. Per due anni infatti, dal luglio 2002 - cioè da quando Carlo Parlanti aveva lasciato l'America per tornare in Italia - al luglio 2004, Carlo era rimasto all'oscuro del fatto che pendeva su di lui un mandato di cattura internazionale emesso dagli USA. Nel luglio 2002 infatti la sua ex convivente, Rebecca White, aveva denunciato Carlo alla polizia californiana per violenze e sequestro di persona.
Con il suo arresto in Germania ha avuto inizio il suo inferno.
Dopo aver trascorso quasi un anno nelle carceri tedesche, nel 2003 la Germania decide di accogliere la richiesta di estradizione avanzata dagli USA, ignorando le richieste avanzate dall'Italia di rimpatriare il nostro connazionale.
In America ha luogo il processo: Carlo, sicuro della propria innocenza e fiducioso nella giustizia, rifiuta il patteggiamento che gli avrebbe permesso un enorme sconto di pena. Invece, inaspettatamente, Carlo viene condannato al massimo della pena prevista dalla legislazione americana per questi casi: nove anni di detenzione.
Da allora Carlo, la sua fidanzata Katia Anedda e tutta la sua famiglia vivono un vero e proprio incubo. Ciononostante Carlo non si è mai arreso ed ha sempre continuato a far sentire la propria voce per proclamare la propria innocenza. A fargli da portavoce i suoi familiari e, soprattutto, Katia che non si è mai risparmiata.
Nonostante l'indifferenza di molti tra politici, rappresentanti istituzionali e nonostante il silenzio dei principali organi di stampa, Carlo e Katia non si sono mai arresi. Attraverso il sito internet dedicato alla vicenda di Carlo, Katia è riuscita a far conoscere questa storia a numerose persone e sono in molti coloro hanno deciso d'impegnarsi personalmente, dedicando il loro tempo e i loro sforzi, per aiutare e dare il loro sostegno a Carlo.
Katia ha di recente fondato, insieme ad Erika Righi (sorella di Simone Righi), l'associazione senza scopo di lucro Prigionieri del Silenzio: alla base di quest'associazione vi è il desiderio di dare una mano a tutti quegli italiani rinchiusi nelle carceri straniere che vedono violati i loro diritti fondamentali e che sono troppo spesso dimenticati dalle nostre istituzioni.
Recentemente Katia ed i familiari di Carlo sono riusciti ad avvalersi della professionalità del criminologo Marco Strano che, insieme ai suoi collaboratori, sta studiando le prove e tutto ciò che è inerente al caso di Carlo; quanto dedotto dal professore Marco Strano è stato esposto durante la trasmissione televisiva Scena del Crimine (in onda su TeleRoma56 e anche su Sky). Oltre al professore Strano, hanno preso parte alla trasmissione anche l'avvocato Nino Marazzita e il chirurgo maxillofacciale Carlo Macro; ciò che appare chiaro dall'analisi effettuata nel corso del programma è l'inattendibilità di quanto affermato dalla presunta vittima.
Per chi avesse la voglia e la pazienza, ecco il video della trasmissione completa:
Se invece lo preferite, potete leggere le dichiarazioni dei diversi esperti qui, qui e qui.
Personalmente sono convinta dell'innocenza di Carlo Parlanti e in questo giorno così particolare per lui e per i suoi cari non posso non esprimergli la mia solidarietà.
Spero che il processo americano venga riaperto, soprattutto alla luce delle analisi degli specialisti che sono stati interpellati e che Carlo possa tornare ad essere un cittadino libero.
Entrare nel merito delle leggi sulla sicurezza del nuovo - si fa per dire - governo Berlusconi richiederebbe una quantità incommensurabile di parole ed io oggi non ho le forze per una tale impresa: il caldo di questi giorni mi sta massacrando!
Tuttavia non posso trattenermi dall'esprimere alcune delle mie perplessità maggiori.
A me pare che il nostro paese stia imboccando strade molto pericolose e il governo Berlusconi riesce a dare dell'Italia l'immagine peggiore: la stampa estera guarda con crescente preoccupazione la svolta xenofoba dell'Italia di questi ultimi tempi (qualche esempio: qui, qui e anche qui) e d'altronde come negare l'evidenza? A partire dalla questione della clandestinità che diventa reato, passando per il prolungamento del periodo di permanenza massimo nei Centri di Identificazione ed Espulsione (la permanenza può durare fino a diciotto mesi) e arrivando alla recente proposta avanzata dal ministro dell'Interno Maroni di raccogliere e schedare le impronte digitali di tutti i cittadini rom, minori compresi. La sola idea che si prendano provvedimenti e che si facciano leggi con lo scopo di "controllare" una determinata categoria di persone o una determinata etnia è davvero angosciante; se questo non è razzismo, spiegatemi voi: che cos'è? In un paese giusto e democratico le leggi sono fatte per tutti, non sono selettive, non si rivolgono solo verso una "razza". Siamo tutti uguali: se devono essere prese le impronte digitali a tutti i rom, perché non prendere allora le impronte digitali di tutti i cittadini, italiani e non, residenti in Italia? Tra l'altro molti rom sono dei cittadini italiani a tutti gli effetti.
Per chi volesse approfondire queste tematiche:
Tra l'altro, se quanto accaduto a Torino il mese scorso fosse vero, ritengo che in Italia comincino ad aprirsi scenari davvero inquietanti; soprattutto perché queste scene non sembrano del tutto isolate. Il mio timore è che si possa arrivare a veri e propri atti di discriminazione; il rischio è che la parola straniero divenga sinonimo di criminale.
Sinceramente comincio a pensare che forse farei meglio a prendere in considerazione l'idea di emigrare all'estero, lontana da quest'Italia che diventa ogni giorno di più intollerante e che ogni giorno di più si allontana dalla mia Italia: il paese in cui sono nata e cresciuta sembra aver tradito se stesso; sembra un altro...
Sugli episodi di Torino:
Quelli elencati finora mi sembrano già dei fatti allarmanti; ma purtroppo sembrano non bastare a Berlusconi e al suo governo. Berlusconi è famoso per i suoi attacchi ai giudici e alla magistratura italiana: è sufficiente che lui venga indagato per qualcosa o che venga processato per qualche reato che fa partire subito il suo J'accuse! Se poi la stampa riporta i fatti o non si schiera dalla sua parte, non risparmia accuse nemmeno nei loro confronti.
Credo che sia molto grave che una delle figure istituzionali più importanti del nostro paese perpetui questa campagna di discredito e di insulti rivolti verso le autorità giudiziarie e verso gli organi di stampa.
Sembra che Berlusconi abbia una sua personalissima idea di democrazia; un'idea costruita ad immagine e somiglianza dei suoi personalissimi interessi: guai a chi prova a sfiorarli! Le parole irrispettose del capo del governo nei confronti del sistema giudiziario italiano sono parole rivolte anche a noi cittadini: chi manca di rispetto alle istituzioni del nostro paese, manca di rispetto all'intero paese.
L'ennesimo colpo al sistema giudiziario arriva con il cosiddetto Lodo Alfano e con la proposta di un decreto legge sulle intercettazioni. Georgia sul suo blog ha postato il video dell'intervista fatta dal blog di Grillo al procuratore generale di Torino, Gian Carlo Caselli; un'intervista davvero interessante (di cui potete trovare la trascrizione qua). Questa è l'intervista:
Lascio a voi ogni conclusione; per ciò che mi riguarda penso che se queste leggi verranno approvate il nostro diventerà un paese meno giusto e meno democratico.
Qualche link di approfondimento su queste tematiche:
Infine, per chi riesce a capire il francese, uno scritto divertente di Stefano Benni apparso su Libération (non sono proprio riuscita a trovare una traduzione in italiano) che potete leggere qui.
In un presente in cui si ha sempre più la percezione che il lavoro rischi di diventare quasi un privilegio e che i lavoratori, soprattutto quelli più giovani, siano sempre meno tutelati, la festa del Lavoro, a mio avviso, deve assumere un significato più forte di quello che sembra avere attualmente.
Sono sempre di più i lavoratori precari e oggi, che dovrebbe essere un giorno importante - quasi sacro direi - per chi lavora, molti lavoratori (precari e non) lavorano - penso anche al supermercato vicino a casa mia che oggi resterà aperto tutto il giorno e mi chiedo: ma se per un giorno restano chiusi è un dramma? E mi chiedo se chi decide che oggi si deve lavorare sia tra i primi ad andare al lavoro o se invece sia chissà dove a riposare...
Da più parti si moltiplicano gli attacchi al lavoro e ai diritti dei lavoratori: da chi dice che il posto fisso è un paradigma che deve essere abbandonato - ma lo sfido a vivere alla giornata per tutta la vita con un lavoro precario privo di garanzie e prospettive per il futuro - a chi se la prende con i sindacati, la cui funzione di tutela dei diritti dei lavoratori è, a mio parere, imprescindibile.
Il mio pensiero in questo giorno va a tutti i lavoratori e soprattutto a coloro che di lavoro muoiono ogni giorno; perché di lavoro ancora si muore e credo che sia una delle morti più tragiche.
Facciamo in modo che il senso e l'importanza di questa giornata non vengano lasciate indietro nella memoria perché molti dei diritti che tutti noi abbiamo oggi sono stati conquistati col sangue.
Nel rispetto di quelle vite non possiamo lasciare che il valore di questa giornata cada nell'oblio: è proprio dimenticando che aiutiamo chi vuole cancellare i diritti dei lavoratori a raggiungere i suoi scopi.
In realtà non avevo molta voglia di scrivere stasera, solo che poi mentre leggevo un po' di news non ho proprio potuto evitare. Devo impormi la regola di non leggere nulla che abbia a che fare con la politica dopo una certa ora: finisce che per calmare i miei nervi mi tocca contare le pecorelle pur di riuscire a prendere sonno!
Cercherò di essere breve, ma prima una breve premessa... È chiaro che non mi sento per nulla rappresentata da questo nuovo governo berlusconiano per cui, forse, ci sarà chi dirà che i miei sono pregiudizi e idee comuniste (tanto per chi è politicamente orientato verso destra tutte le idee differenti dalle proprie sono idee comuniste), sebbene io non mi definisca tale - ma questo è un altro discorso e finirei per divagare troppo.
Mentre leggevo le news del giorno e pensavo che Schifani come presidente del Senato non ce lo vedo proprio, mi sono imbattuta nelle ennesime parole farneticanti di Bossi. Sembra che i fucili siano proprio un'ossessione per Bossi e sembra anche che sia pronto a tirar fuori dal suo cilindro trecentomila uomini pronti a diventare martiri per la Padania. E naturalmente domani ci sarà ancora chi sosterrà che le parole di Bossi erano metaforiche!
Mi chiedo come facciano gli italiani che hanno votato per Berlusconi e per i suoi alleati a sentirsi rappresentati da chi sembra incitare alla violenza, all'odio e alla paura.
Io mi sento disorientata: non mi sento parte di quest'Italia e mi spaventa l'idea di ciò che l'Italia si appresta a diventare nei prossimi cinque anni.
Mi ripeto che devo smetterla di avere visioni apocalittiche riguardo il nostro futuro, ma mi risulta impossibile, specie se anche Berlusconi - che invita la Lega alla moderazione - sembra cominciare a prendere confidenza con le armi?
La sua immagine che mima un mitra alla giornalista russa che intervistava Putin non smette d'inquietarmi e non riesco a sorridere al pensiero che si tratti di una delle tante berlusconate: per i miei gusti, i fucili e i mitra sono diventati davvero troppi.
Da diversi giorni il mondo politico è tormentato da una nuova questione: le schede elettorali. Quando ho letto la notizia per la prima volta mi sono sentita infastidita, ma poi ho sorriso perché ho pensato: "Berlusconi ne pensa una più del diavolo" e non ho approfondito oltre. Dopo di che Bossi se ne esce con un'altra delle sue frasi e da Verbania dice che per fermare i romani che hanno stampato le schede porcata i leghisti potrebbero anche imbracciare i fucili: una frase così sottilmente metaforica che nessuno lo ha capito ed è naturalmente scoppiata la polemica. Anche la mia intelligenza non è riuscita ad arrivare a comprendere una tale sottigliezza, al punto da spingermi ad indignarmi al pensiero che Bossi incitasse con così tanta leggerezza all'odio e alla violenza. Sono addirittura arrivata a pensare che va bene la libertà di parola e di pensiero, ma che c'è un limite a tutto e che certe idiozie non andrebbero dette in pubblico. Ma che volete farci? Ogni tanto sarà lecito anche per me sbagliare ad interpretare le cose che sento, o no? Io però non riesco a togliermi dalla testa che a me quelle frasi sembrano poco metaforiche, ma ho la testa dura, non è certo una novità!
Le parole di Bossi hanno fatto sobbalzare anche il povero Berlusconi che non sapendo più cosa dire per giustificare il suo brillante alleato non ha trovato di meglio da dire e così ha dichiarato che Bossi è malato... Povero Bossi, allora non sa cosa dice! è tutta colpa della malattia - ho pensato io. Solo che a Bossi le parole di Berlusconi non sono andate a genio e pare sia nata una piccola disputa a distanza tra i due. Solo che poi stamattina leggo la notizia secondo la quale Berlusconi avrebbe affermato che le polemiche con Bossi sarebbero solo un'invenzione: ma chi le mette in giro 'ste voci, mi chiedo io...
Comunque, a quanto pare la questione delle schede elettorali ha fatto perdere il senno un po' a tutti i politici. Anche secondo Di Pietro andrebbero cambiate e dalle pagine del suo blog invita tutti a far pressioni nei confronti delle istituzioni affinché si provveda a rifare tutto.
Stamattina ascoltavo le notizie del giorno e su tutte le reti non si faceva altro che parlare di queste terribili schede elettorali e di come esse siano solo fonte di confusione per il povero elettore. Inoltre, a quanto pare, il vero pericolo in realtà è che queste schede diventino l'arma di possibili brogli elettorali. E sappiamo tutti quanto la faccenda dei brogli stia a cuore dei politici, soprattutto di Berlusconi!
Allarmata da tanto clamore e temendo che per una volta Berlusconi avesse ragione a battere i piedi e strepitare, ho deciso di fare le mie ricerche e di andare a fondo alla faccenda.
Innanzitutto ho cercato di capire che aspetto avessero le schede incriminate e per quale motivo quasi tutti le hanno tanto in odio.
Ho trovato una riproduzione delle schede sul sito del quotidiano La Repubblica, mentre qui trovate spiegato qual è la maniera corretta di esprimere il proprio voto e quale invece quella errata.
Dopo di che ho googlato alla ricerca di ulteriori notizie, ma più leggevo le dichiarazioni di questi ultimi giorni e più pensavo di sprecare il mio tempo. Ragion per cui ho lasciato perdere.
Le mie conclusioni: i politici dovrebbero smetterla di preoccuparsi per queste sciocchezze e occuparsi di cose più importanti. Innanzitutto gli italiani non sono stupidi e non credo proprio che non riescano a mettere una crocetta sul simbolo del partito prescelto. Inoltre ristampare le schede - se anche non volessimo considerare il fatto che fra cinque giorni si voterà e che i tempi sono dunque troppo stretti - è sicuramente una spesa inutile: sembra quasi che i soldi pubblici si possano sprecare senza problemi! Tra l'altro gli irriducibili si consolino: tutto il loro vociare ha spinto il Viminale a far stampare dei manifesti che verranno affissi in tutti i seggi elettorali in modo da chiarire le modalità di voto.
I politici tornino a concentrarsi su cose più importanti e lascino votare in pace gli italiani.
Sono diversi giorni che cerco di dedicare un po' di tempo a me stessa e di conseguenza anche al mio blog: con pessimi risultati visto che non sono riuscita a far nulla.
Ci sono giornate in cui si è costretti a correre o in cui non si sa come facciano a volare così in fretta le giornate. Anche oggi è stata una giornata intensa: sarà che devo ancora acclimatarmi e mettere ordine in tantissime cose. Lo so, sono diventata un po' ripetitiva; sto sempre a lamentarmi del tempo che vola troppo in fretta e di me che gli arranco dietro.
Il punto è che ho appena controllato la mia posta elettronica e ho trovato pessime notizie. Notizie che non riguardano me in prima persona, anzi, per essere più precisa, non riguardano la mia vita o quella dei miei cari. Si tratta di quel genere di notizie che mi fanno pensare a quanto io sia fortunata e a come me ne dimentichi troppo spesso: sempre concentrata su me stessa e sulle mie cosucce da poco! Sì, perché c'è chi vive in un incubo da troppo tempo e respira solo disperazione. Ho scritto spesso di Carlo e di altri italiani che si trovano coinvolti in guai giudiziari al di fuori dell'Italia.
Il mio pensiero in questo momento non può che correre in America, ad Avenal: dal 30 marzo scorso Carlo Parlanti ha iniziato lo sciopero della fame.
Carlo sta urlando al mondo la sua innocenza da diversi anni ormai. Non chiede di essere liberato; chiede solo di essere ascoltato e di potersi difendere veramente.
Da tre anni Carlo vive in un incubo interminabile ed ogni giorno sente la speranza scivolar via, silenziosamente.
Carlo è malato e questo sciopero della fame non può far altro che compromettere il suo già precario stato di salute. Grande è infatti la preoccupazione di tutti coloro che lo sostengono e che ogni giorno lottano affinché qualcuno finalmente possa aiutarlo a dimostrare la sua innocenza.
Numerosi gli sforzi e le iniziative per diffondere la storia di Carlo, ma ancora pochi la conoscono. Intanto il tempo passa e per Carlo, rinchiuso in una prigione sovraffollata della democratica America, ogni giornata è interminabile.
Ed io non posso fare a meno di pensare che quest'America è tutto, tranne che democratica e giusta; come invece pretende di essere. In un paese democratico un uomo viene sempre trattato come tale, con dignità e rispetto: gli vengono garantite le cure medice se è malato; gli viene garantito il diritto alla difesa se viene accusato di qualche crimine; gli viene data la possibilità di far sentire la sua voce... Tutto questo sembra che a Carlo venga negato: sin dall'inizio del suo incubo giudiziario è stato accompagnato dal pregiudizio razzista secondo il quale Carlo è colpevole perché è italiano - la parola di un cittadino americano è mille volte più importante di una miriade di prove e di evidenze che lo scagionano; sin dall'inizio ha dovuto lottare per far rispettare i suoi diritti fondamentali.
Carlo è vittima di soprusi e viene ostacolato in mille modi: questo perché Carlo si ostina ad urlare la sua innocenza, ma anche perché c'è chi ogni giorno si batte ed unisce la sua voce alla voce di Carlo. Tante piccole voci ogni giorno più unite ed ogni giorno più forti. Tante piccole voci che danno fastidio, ma che rimangono inascoltate da coloro i quali hanno il potere di agire e di far cambiare il corso degli eventi.
Sembra che a qualcuno dia fastidio che venga data a Carlo la possibilità di spiegare la propria versione dei fatti. Sembra proprio che per qualcuno Carlo debba apparire colpevole a tutti i costi, al punto che la settimana scorsa a Katia Anedda è stato vivamente consigliato per il bene di Carlo, di non organizzare alcuna conferenza stampa in America. A quanto pare c'è chi teme la diffusione della storia di Carlo e mi chiedo che cosa ci sia da temere.
In questo momento mi sento adirata, sconvolta, sconfortata, confusa, spaventata. Un mix micidiale.
Io non conosco Carlo personalmente, ma ho imparato a conoscerlo attraverso le cose che scrive, oltre che attraverso le parole di Katia Anedda ed attraverso quelle di chi ogni giorno mette tutte le sue energie in questa causa.
Io non ho mai stretto la mano di Carlo, ma non riesco a rimanere indifferente. Non posso. Sento che devo spezzare questo silenzio perché è proprio il silenzio che ogni giorno contribuisce a spegnere la vita di Carlo.
Quello di Carlo è un gesto estremo dettato dalla disperazione di fronte agli ennesimi soprusi. Facciamogli sapere che non è solo. Basta poco. Poche parole. Un saluto. Un pensiero. Qualsiasi cosa, ma non l'indifferenza: con l'indifferenza si estingue anche la più piccola speranza che le cose possano cambiare. E senza la speranza? È proprio la fine.
Qui potete approfondire la storia di Carlo Parlanti e trarre le vostre conclusioni: Carlo Parlanti;
Qui invece trovate le notizie aggiornate su Carlo Parlanti: Carlo Parlanti Free.
Era evidente sin dal giorno della sfiducia del Senato al governo Prodi che si sarebbe giunti alle elezioni politiche anticipate.
Oggi il presidente della Repubblica, dopo che anche il tentativo di Marini per trovare un accordo tra le varie forze politiche è fallito, ha sciolto ufficialmente le Camere. Successivamente il consiglio dei ministri ha fissato la data delle prossime elezioni politiche al 13 e al 14 Aprile prossimi.
Si torna a votare senza cambiare la tanto criticata legge elettorale attualmente in vigore: una vera follia, non certo un atto di responsabilità verso i cittadini italiani. Si tratta infatti di una legge che il suo stesso ideatore, Roberto Calderoli, ha definito come porcata; una legge che ha consegnato il paese, sin dal primo momento, nel caos e che non ha reso governabile il paese che si è mostrato spaccato in due (la vittoria del centrosinistra, come tutti ricordano, non è certo stata schiacciante). La sensazione che il governo, perennemente sul filo del rasoio, non sarebbe riuscito a giungere a fine legislatura - se non grazie ad un miracolo - è stata molto forte sin dal primo momento. Ciononostante credo che Prodi, per il quale non riesco a provare simpatia, abbia adempiuto al suo compito in maniera egregia e che il suo sia stato un buon governo. Ma adesso il paese guarda avanti e pensa a ciò che accadrà nel prossimo futuro.
Non posso nascondere la mia preoccupazione, preoccupazione che credo sia condivisa da molti.
Ciò che mi preoccupa maggiormente è l'ipotesi che la storia si ripeta e che le prossime elezioni mostrino un'Italia ancora divisa a metà: eventualità così non così remota. Insomma temo che si crei nuovamente un governo costretto a fare i conti con i numeri, un governo costretto a vivere in uno stato di perenne ansia.
Il centrodestra sente già in pugno la vittoria e parla già come se fosse già al governo. Berlusconi, ancora una volta lui, sempre in prima linea; pronto ad assumere il comando. Francamente mi chiedo come sia possibile che i suoi elettori, gli elettori del centrodestra, non si siano stancati: sempre e solo lui; è da ben quattordici anni che Berlusconi sta in prima linea e sembra che il suo ruolo di protagonista non venga mai messo in discussione. Ma cambiare mai?
Certo, non posso dire che il centrosinistra sia fatto da facce nuove, tuttavia Veltroni non è mai stato capo del governo e, in questo senso, rappresenta una novità.
Quel che è evidente è che, sia a destra che a sinistra, non si avrà il ricambio generazionale che tutti si auspicano, ma che nessuno vuole veramente: l'amore per il potere è ancora troppo forte per riuscire a convincere l'attuale classe politica a rinunciarvi.
Personalmente credo che per il bene del paese prima di andare al voto sarebbe stato necessario fare una legge elettorale che garantisse maggiore stabilità al paese, garantendo tuttavia quella pluralità che è necessaria in uno stato democratico.
Ritengo che questi miei timori siano condivisi da molti.
Penso anche che chi ha voluto andare al voto con l'attuale legge elettorale non abbia voluto ascoltare ciò che invece molti italiani chiedevano: tra questi gli italiani che hanno firmato il Referendum Elettorale. Questo referendum è nato dall'esigenza sentita da molti di poter scegliere e decidere personalmente a quale legge elettorale affidarsi; il consiglio dei ministri ha fissato la data al 18 maggio prossimo, data che sembra più che altro simbolica dato che, con ogni probabilità, la consultazione popolare slitterà e verrà rinviata al 2009 proprio a causa delle elezioni politiche anticipate.
Adesso ci attendono settimane terribili: dovremo sopportare le varie liti tra gli schieramenti e dovremo assistere allo spettacolo pietoso di coloro che faranno tutto, anche l'inimmaginabile, per cercare di guadagnarsi qualche voto in più; dovremo ascoltare le solite false promesse e far finta di crederci. Dovremo avere pazienza e, credo, ce ne vorrà parecchia.
La bagarre è già cominciata... Il tempo delle accuse reciproche è giunto: tutti in corsa per conquistare il primato del politico modello e più amato dagli italiani.
In questi giorni saremo costretti a sorbirci le liti sull'eventualità o meno di accorpare le elezioni politiche e le elezioni amministrative in un'unica data (il cosiddetto election day: quanto odio questi anglicismi!). Io sono d'accordo con chi pensa che sia opportuno unificare le date: sarebbe un risparmio non indifferente per le finanze dello Stato, oltre che un risparmio di tempo anche per noi che, altrimenti, saremo costretti a recarci in momenti diversi alle urne.
Ma si sa, in Italia non sempre si scelgono le vie più semplici: si preferiscono i sentieri tortuosi e gli sprechi di denaro pubblico; perché smentirsi dunque?
Che le casse dei partiti italiani venissero rimpinguate dallo Stato, che versa loro parecchi soldi, non era certo una novità: l'esistenza dei cosiddetti rimborsi elettorali è ben nota a tutti.
Ciò che non sapevo era che in caso di elezioni anticipate - elezioni richieste a gran voce in questi giorni da molti partiti - lo Stato italiano elargirà ai partiti ben 300 milioni in più: i partiti riceverebbero infatti un rimborso elettorale doppio fino al 2011.
Quando ieri sera mi sono imbattuta in questo post del blog Georgiamada ho dovuto rileggere più volte il passaggio che parlava di questi rimborsi (e l'articolo del Sole 24 Ore segnalato) perché mi chiedevo se avessi capito male. Ma no, nessun fraintendimento: solo un'altra assurdità italiana.
Alla luce di questa notizia, la richiesta, avanzata da più parti, di andare alle elezioni anticipate sembra essere dettata più dalla bramosia di incassi maggiori che non dal desiderio di pensare realmente al bene dell'Italia. In tempi in cui si parla di crisi economica, di famiglie sempre più in difficoltà, di giovani precari e privi di ogni certezza, questa è l'ennesima spesa che ha tutto il sapore di uno spreco e di un furto legalizzato ai danni degli italiani.
Ora, dal mio punto di vista, l'idea che un partito si finanzi con soldi pubblici, derivati dalle tasse dei cittadini, mi è sempre sembrata inaccettabile poiché credo che i partiti abbiano diversi strumenti alternativi per riuscire a finanziarsi. In tempi dove si chiede agli italiani di fare sacrifici e di tenere duro, mi sembra che questi rimborsi elettorali abbiano ancora meno senso: perché non usare questi soldi per fare qualcosa che serva davvero ai cittadini?
Mi rendo conto che posso sembrare polemica e forse anche estremista con le mie dichiarazioni; tuttavia se la nostra classe politica avesse mostrato un po' più di rispetto e un maggiore senso del dovere, forse oggi la mia intolleranza non sarebbe così viva.
Intolleranza che è aumentata quando abbiamo dovuto assistere allo spettacolo indecoroso ed indegno di un luogo così importante come l'aula del Senato della Repubblica. È inaccettabile che, per divergenze politiche e per scelte di voto non condivise, un Senatore insulti così gravemente un suo collega; è inaccettabile che alla notizia, gravissima, della caduta del governo Prodi - a della conseguente crisi - un gruppo di senatori si metta a festeggiare con tanto di spumante. Valgono davvero poco le scuse che il Senatore Strano, protagonista indiscusso di tale scempio, ha voluto porgere per mezzo della stampa: un Senatore dovrebbe tenere sempre a mente il ruolo che ricopre e non dovrebbe dimenticare che rappresenta gli italiani che lo hanno votato. Il Senatore Strano ha fatto un enorme danno all'immagine dell'Italia; le scuse non sono proprio sufficienti.
I nostri politici sono tutti pronti a farsi portavoce dei desideri degli italiani, ma sono in pochi quelli che ascoltano i bisogni reali di questo paese.
L'Italia in questo momento non ha bisogno di elezioni immediate, per svariate ragioni: innanzitutto perché andare al voto con l'attuale legge elettorale potrebbe significare vedersi ripetere la situazione di due anni fa e ciò comporterebbe dover rivivere le stesse ansie e le stesse situazioni di crisi; inoltre molte delle riforme necessarie resterebbero inattuate e saremmo costretti a vivere in una situazione di stallo, situazione che dubito porterà dei vantaggi alle famiglie italiane. A tal proposito vi invito a leggere questo articolo segnalato da Anna Setari in un post del suo blog (post a cui sono arrivata perché riportato per intero da Georgia nel suo blog).
Intanto è proprio di questa sera l'annuncio del Presidente Napolitano della decisione di conferire l'incarico di formare un nuovo governo a Franco Marini.
Difficile il compito che si presenta adesso a Marini che, prima di formare un qualsiasi governo, sembra essere intenzionato a consultare i vari partiti per capire se ci siano i margini per un accordo comune e per riuscire a lavorare serenamente. Tutto resta ancora incerto e le elezioni anticipate non sembrano escluse.
Staremo a vedere ciò che accadrà nei prossimi giorni.