Dopo una domenica così intensa, priva di attimi di riposo, ma serena, a quest'ora - quando finalmente posso sedermi e non pensare a cosa fare, a come farlo o quando - finalmente posso pensare solo a me stessa e godermi un po' di sano ozio serale.
Dopo una domenica un po' nomade, ho solo voglia di tranquillità. Ho bisogno di rigenerarmi e che c'è di meglio che stare in compagnia di un po' di buona musica? Niente. E nulla riesce a rilassarmi come la voce di Björk: è una delle poche capace di suscitare emozioni intense e di evocare immagini straordinarie; non smetterei mai di ascoltarla.
Stasera voglio ascoltarla in vostra compagnia, se vi va, e mi auguro riesca a regalarvi le mie stesse sensazioni... Buona notte!
È stata una settimana complicata e mai come in questi giorni scrivere è stata azione così ardua. Non che ci sia una ragione ben precisa per tali difficoltà.
Si tratta solo di uno stato d'animo, passeggero sicuramente, ma col quale convivo da un po'.
La settimana è iniziata con un lunedì denso di imprevisti e contrattempi culminati con me bloccata per diverse ore in un'anonima stazione di provincia perché il traffico ferroviario da e per Milano era del tutto bloccato perché una persona, l'ennesima in quella zona, aveva deciso di dar fine a tutto gettandosi sotto un treno in corsa. E il mio pensiero non può che tornare a quel gesto così terribile e disperato; un gesto di estrema negazione, di disperazione. Un gesto che comprendo, ma che non posso condividere. Un gesto che mi fa tornare in mente una persona che mi ha fatto crescere, che ormai riesco a vedere solo al passato, una persona che mi ha segnato, profondamente, e che io ho segnato - e forse di me ricorda adesso solo il peggio, ma non la biasimo. Ritorno con la mente a quella morte, così truce, che sarebbe passata in silenzio per me, se non avessi avuto quel colloquio a Milano.
Milano. Da piccola era la città su cui fantasticavo. Me l'immaginavo come un luogo speciale, ricco di meraviglie. Nella mia mente di bambina era la città in cui sarei tornata, da grande; perché là ero nata e là era naturale che dovessi tornare. Ricordo ancora la mia curiosità, il mio scrutare fuori dai finestrini dell'auto quando andavamo in Francia ogni estate... E mio padre che allungava e passava da Cernusco, così che io potessi vedere i luoghi che mi avevano visto nascere, così che io potessi respirare ancora una volta quell'aria così diversa, piacevole; perché piacevole era il pensiero di essere nata in un luogo diverso da quello dei miei fratelli, quasi che quella differenza anagrafica rispecchiasse il mio sentirmi diversa da tutto il resto della mia famiglia.
Milano... Per un po' è stato il mio luogo del cuore; la meta quasi settimanale dei miei ultimi anni universitari. Era la città in cui passeggiavo e in cui la persona che mi aveva rubato il cuore - nei pressi di un'anonima fontanella, in una calda mattinata anomala di agosto - mi faceva sentire amata, protetta e al sicuro: semplicemente tenendomi per mano.
Milano è stata la città della speranza. La speranza di un futuro condiviso con la persona che era sempre riuscita a farmi andare contro ogni mia logica precostituita e che mi aveva fatto scoprire che esiste anche un'altra me stessa, totalmente imprevista ed insospettata, che agisce e che pensa poi alle conseguenze.
Milano è stata la città buia, soffocante e densa di pianti solitari. Milano è stata la città della fine dei progetti e dei sogni ad occhi aperti. Per un periodo è stata la città del dolore; il luogo che mi impediva di vedere vecchie fotografie e che mi faceva venire le lacrime agli occhi anche solo a sentirla nominare.
Milano è stata la città del silenzio: per diverso tempo mi ha impedito di prendere in mano la mia penna stilografica preferita e di sporcarmi le mani di nero... Milano è stata la città del mio annullamento.
Milano mi ha lasciato un marchio indelebile; ha macchiato la ragazzina sognante e l'ha resa diversa. Non so se migliore o peggiore.
Milano ha contribuito a fare di me ciò che sono.
Milano è stata la metropoli del disincanto; in cui è troppo facile perdersi e lasciarsi andare.
E dopo diverso tempo, ancora una volta, Milano. E i ricordi che si affollano alla mente e mi deconcentrano dal pensiero del colloquio che mi attendeva. Pensavo a tutto questo mentre ero in treno e mi annoiavo e pensavo che dovevo organizzarmi meglio in modo da non dimenticare di nuovo a casa il romanzo di Saramago che stavo leggendo: perché se avessi avuto da leggere allora avrei pensato di meno... Il ragionamento non fa una piega, non vi pare?
Solo che poi la morte ha il cattivo gusto di irrompere sempre nei momenti più strani e cambia in qualche modo il corso delle cose.
Rimandato il colloquio all'indomani, penso a Paolo Fox che avevo distrattamente ascoltato la domenica mattina mentre mi annoiavo facendo zapping davanti alla tv: gli scorpione, ahimè, all'ultimo posto della sua classifica astrologica. Ho imparato la lezione: mai ridere (o deridere, che è lo stesso in questo caso) degli astrologi... Le loro parole possono condizionare il corso delle vostre giornate. Sì, perché se non avessi riso di Paolo Fox, ne sono certa, la mia settimana sarebbe stata migliore (per chi avesse qualche dubbio: sto scherzando).
Martedì, finalmente rimetto piede a Milano. E niente catastrofi. Niente crisi isteriche. Tutti i miei timori ingiustificati.
Colloquio conoscitivo, il solito; ho la sensazione che sia solo l'ennesima perdita di tempo. Ma visto che ultimamente le mie sensazioni vanno in malora, esiste anche la possibilità che io sbagli.
Certo che sarebbe il colmo: io che lavoro a Milano. Dopo tutto quello che mi ero detta dopo la mia fuga...
Ma Milano è solo un luogo come un altro, ormai. Demitizzato: lo sguardo di quella bambina che guarda fuori dal finestrino della Lancia Thema di mio padre è sepolto nel passato.
Mercoledì, giovedì... giornate senza grandi sobbalzi. Un po' annoiate e senza forma.
Ho letto del nuovo governo Berlusconi e, seppure tentata, ho resistito alla tentazione di commentare i nuovi e grandiosi ministri che si prenderanno cura del nostro paese per i prossimi cinque anni... Non ho potuto fare a meno di corrucciare lo sguardo, indecisa se ridere o piangere, all'annuncio di Veltroni del suo governo ombra e della ridicola enumerazione dei ministri - ombra anch'essi. Ma quante altre stupidaggini ci toccherà sentire ancora?
Infine, tutta la settimana è stata attraversata dal turbamento causato dalla notizia che una delle persone che ho amato di più, ma che non riesco più ad amare in questo presente, qualche settimana fa sarebbe morta. E nel web la notizia ha riempito i blog e i forum degli addetti ai lavori e dei suoi adepti/ammiratori... La qual cosa, all'inizio mi ha fatto piangere perché, pensando per un attimo che fosse vero, odiavo me stessa: pensavo a quanto insofferente fossi diventata alla sua presenza e alla sua persona. E mi sentivo odiosa (parlo al passato, ma è un sentimento tuttora presente) per il mio repentino ed inspiegato senso di fastidio verso di lui che non aveva colpe e che non mi aveva fatto proprio nulla. E mi chiedevo perché una persona che avevo considerato indispensabile per la mia vita, alla fine non lo fosse più. Al punto da decidere di tagliarlo fuori da tutto.
E mentre passavano i giorni mi sono convinta che si trattava di un falso; mi sono convinta che si trattava di una delle sue trovate geniali.
Forse è il suo modo per tagliare col passato. Forse è il suo modo per ridersela di gusto. Chissà... Ma alla sua morte non credo e ho le mie ragioni.
Venerdì... Una giornata afosa, un sole caldo che mette tutti di buon umore tranne me che sento di stridere con tanto chiarore e con tanta luce. Sensazione che in parte è svanita stasera. E posso ringraziare Harrison Ford ed il suo Indiana Jones se sono qui a scrivere adesso: mi stava annoiando a morte con le sue imprese inverosimili e così mi sono detta che era ora di aggiornare queste pagine.
Infine, la mia colonna sonora in questa settimana: The Last Holy Writer dei Tremblig Blue Stars. Qui potete assaporarne l'atmosfera sognante, umbratile, introspettiva. Fino a poco tempo fa non sapevo neanche che esistessero: scoperti per caso, attraverso giri per il web che non saprei neanche riproporvi adesso. E da quel giorno è stato come se un nuovo mondo, incredibilmente coinvolgente, mi si fosse aperto davanti.
Riescono a far vibrare le mie corde e ad emozionarmi. In fondo è proprio quello che la buona musica dovrebbe riuscire a fare e, a mio avviso, i Trembling Blue Stars fanno ottima musica. Da scoprire, se non li conoscete ancora...
Mi hanno rubato un mese: non so come sia stato possibile, continuo a guardare il calendario, ma non ci sono dubbi. Siamo già a Pasqua! È da più di un mese che non riesco a trovare il tempo per fare molte cose. I miei pochi lettori affezionati avranno notato con perplessità il mio silenzio; devo dire che la cosa ha lasciato un senso d'incertezza anche a me. Ma il calendario non mente: oggi siamo già al 20 marzo - tra mezz'ora sarà già il 21 - e ho appena realizzato che domani sarà il primo giorno di primavera.
È incredibile come a volte il tempo ci sfugga di mano; lo so che è una cosa piuttosto banale e risaputa, ma ogni volta che mi soffermo col pensiero sulle fughe del tempo un profondo senso di stupore, quasi infantile, mi riempie.
Probabilmente, visto il tema del mio ultimo post, ci sarà chi avrà pensato che non fossi sopravvissuta alla mia dose massiccia di ozio domenicale e che fossi rimasta vittima di un disaster. Ebbene, se sono qui, evidentemente sono viva e vegeta... e pronta a tediarvi con le mie chiacchiere!
Sono solo un po' incasinata; forse un po' più incasinata del mio solito.
Non so come o perché non sono riuscita ad organizzare le mie ventiquattro ore giornaliere in maniera tale da trovare anche solo una mezz'oretta per aggiornare le pagine di questo blog. Eppure di cose da scrivere ne avrei avute e più di una volta mi sono anche messa al pc con l'intenzione di farlo, ma inevitabilmente accadeva qualcosa che mi costringeva a rimandare.
Sono in piena rivoluzione: sto cambiando in maniera radicale la mia vita e sto concentrando le mie forze per far sì che questo mutamento avvenga nella manierà più veloce possibile.
Il fatto è che dopo il tempo dell'attesa e delle riflessioni arriva il tempo dell'azione.
Era da parecchio tempo che riflettevo, forse da troppo. C'erano situazioni che mi facevano solo stare male. Mi sentivo come in balia degli eventi e delle persone. A volte avevo la sensazione di rimanere immobile mentre tutto il mondo correva freneticamente; mentre quando mi muovevo mi sembrava che accadesse più che altro per inerzia.
Ho capito che attendere non aveva più senso e che dovevo riprendere in mano la mia vita; lottare (in senso metaforico, è ovvio) per raggiungere i miei obiettivi e per sentirmi di nuovo bene con me stessa. Ho deciso di muovermi: a livello mentale, mi sono scrollata di dosso la polvere che nei mesi di letargo si era accumulata; a livello fisico, mi sono spostata più a nord della Sicilia e disto ormai parecchi chilometri dal mio amato vulcano.
Certo, è ancora tutto in un equilibrio piuttosto precario: nulla di ben definito, molte speranze e pochi fatti concreti, ma è pur sempre un inizio. Almeno so in che direzione andare; ho un'idea ben chiara di ciò che voglio e di ciò che non riesco più a digerire.
Molte persone che conosco hanno pensato che fossi diventata matta; alcuni me lo hanno anche detto. C'è chi pensa che stia prendendo la decisione sbagliata o che questo mio "cambiare aria" non porterà a nulla. C'è chi mi vede già tornare indietro, sconfitta e disillusa. Francamente me ne infischio! - come diceva qualcuno in un film anche troppo famoso per essere citato - io so che, come per tutte le scelte importanti che ho preso in passato, non mi pentirò neanche di questa, comunque vada a finire.
Fortunatamente le persone importanti, quelle che contano veramente nella mia vita, hanno capito e hanno condiviso la mia voglia d'indipendenza ed il mio desiderio di tagliare il cordone ombelicale. Per quanto sia difficile accettare la distanza, hanno appoggiato la mia scelta e mi hanno sostenuto, come hanno sempre fatto.
Per adesso sono ancora in una fase di assestamento e non ho ancora avuto modo d'insediarmi in maniera stabile in un luogo; mi sento ancora un po' vagabonda, ma quando tutto sarà più stabile, anche questa sensazione passerà.
Eccomi dunque ancora qua: sono tornata!
Cercherò di essere più presente e di non trascurare più le cose e le persone a cui tengo.
Intanto però auguro a tutti una buona notte!
L'inverno si avvicina ed i primi segni del suo arrivo li abbiamo avuti anche qui in Sicilia: come preannunciato dai meteorologi, da venerdì l'ondata di freddo ha fatto scendere le colonnine di mercurio di diversi gradi.
In giornate così, quando il cielo è plumbeo e trasmette emozioni malinconiche, mentre il vento soffia con tanta veemenza - quasi volesse spazzare via ogni cosa, buona o cattiva poco importa - e la superficie del mare è talmente increspata che le onde incutono un ammirato terrore, avrei solo voglia di starmene sotto le coperte, al caldo, magari in compagnia di un buon libro e di buona musica.
Ieri era una di queste giornate con il cielo ingrigito e la voglia di fare era poca.
Oggi lo stesso cielo cupo e lo stesso desiderio di ozio, è mancata solo l'impetuosità del vento; quell'impetuosità che spinge le onde del mare verso l'alto, come se volessero sfiorare il cielo.
In giornate così solinghe si rinnova la mia passione per la musica classica, genere, secondo me, intramontabile.
Il vibrante suono di un pianoforte e il calore del suono stridulo di un concerto d'archi sono inimitabili; così come unico è il turbinio di emozioni, sempre diverse, che questo genere di ascolto suscita, specie se avviene dal vivo in un teatro.
Uno dei miei compositori preferiti, da sempre, è Antonio Vivaldi e le sue celeberrime Quattro Stagioni accompagnano da sempre i miei momenti di riflessione e solitudine.
Dei quattro, è proprio il concerto intitolato Inverno che più degli altri sento vicino in questo momento: sarà per il fatto che è quasi di stagione, o che il violino in questa composizione riesce a narrarci alla perfezione la pacata malinconia, che a tratti diventa quasi disperazione, che questa stagione reca con sé.
Il violino e gli archi che lo accompagnano risultano essere molto descrittivi soprattutto se si tiene presente alla mente il sonetto scritto da Vivaldi per accompagnare questo concerto:
Allegro non molto
Aggiacciato tremar tra nevi algenti
Al severo spirar d'orrido Vento,
Correr battendo i piedi ogni momento;
E pel soverchio gel batter i denti;
Largo
Passar' al foco dì quieti e contenti
Mentre la pioggia fuor bagna ben cento
Allegro
Camminar sopra l' ghiaccio, e a passo lento
Per timor di cader girsene intenti;
Gir forte, sdruccievole, cader a terra
Di nuovo ir sopra 'l giaccio e correr forte
Sin che 'l giaccio si rompe, e si disserra;
Sentir uscir dalle ferrate porte
Scirocco, Borea e tutti i Venti in guerra
Quest'é 'l Verno, ma tal, che gioja apporte.
Le Quattro Stagioni sono infatti i primi quattro concerti dell'Opera 8 detta Il cimento dell'armonia e dell'invenzione- una delle più significative dell'opera vivaldiana - e apportano un elemento innovativo nell'evoluzione estetica di Vivaldi: siamo infatti di fronte a un esempio di quella che verrà a breve definita musica a programma, come è evidente per il loro forte carattere letterario-descrittivo.
L'invito è dunque di riscoprire questo capolavoro della musica in cui il precedente rapporto di contrapposizione tra forte e piano viene abbandonato per concentrarsi invece sulla nuova concezione timbrica sperimentata da Vivaldi; una concezione timbrica basata sulla relazione che si stabilisce tra il solo (il violino) ed il tutti (l'insieme degli archi): il solo del violino non è semplice eco delle parti suonate dal tutti, esso diviene l'indiscusso protagonista e costruisce un proprio iter, anche autonomo delle volte, che tende al virtuosismo ricco di fantasia.
Eccomi qua, un sabato notte uguale a tanti altri. Una notte uguale a molte altre.
Eccomi qua, ancora una volta, a riflettere sul senso di questa giornata appena trascorsa: un'altra giornata colata via senza fragore.
Questo senso di immobilità che sembra pervadere tutto: io sempre qui, presente a me stessa, con la sensazione che il film di cui sono attrice si sia incantato sul fermo immagine - ed io che ci provo, non riesco a sbloccarlo, trattenuta in un universo fatto di irreale silenzio.
Un'altra notte insonne che assiste incredula al ripetersi ossessivo di pessimistici pensieri.
Il timore di non trovare una soluzione per ciò che oggi mi appare come un problema insormontabile; la sensazione di non essere capita - ancora una volta, questo senso di solitudine che sembra volermi soffocare - anche da chi dovrebbe farlo; la consapevolezza che questo senso di inquietudine non mi darà tregua, perché fondamentalmente so che mi appartiene e che non potrei mai rinnegare me stessa: stati d'animo che si susseguono, uguali a se stessi, anche in questa ventosa notte di novembre.
Una voce riesce a placare questo tumulto interiore e riesce a fare ciò che la buona musica in genere è capace di fare: toccare in qualche modo gli animi ed emozionare.
La voce di Jenny Owen Youngs, con la sua leggerezza e suoi ritmi che passano dall'intimità introspettiva alla celerità di suoni quasi pop, cura il mio ardore e mi fa dimenticare il caos che alberga nel mio cuore.
Scoperta per caso, la musica di Jenny Owen Youngs ha subito rapito la mia attenzione monopolizzando le mie emozioni, come spesso accade con le cose che non ti aspetti.
Il suo pezzo più conosciuto, Fuck Was I, è immediatamente entrato a far parte della mia colonna sonora e ho cominciato ad ascoltarlo in modalità repeat, quasi ossessivamente: non mi sono ancora stancata di sentirlo e so già che è destinato ad essere una di quelle canzoni che ha l'effetto di una droga - non potrò fare a meno di sentirla e risentirla fino all'inevitabile sensazione di nausea.
Ecco il video di Fuck Was I, disponibile su YouTube:
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