Che l'emendamento blocca-processi e il cosiddetto Lodo Alfano rendessero meno democratico il nostro paese - nessuno mi toglierà dalla testa quest'idea - lo sapevamo già, ma che fosse anche anticostituzionale no. Almeno io, del tutto ignorante in materia di diritto, ne ero all'oscuro.
Ad affermarlo sono cento tra i costituzionalisti più autorevoli del nostro paese che hanno lanciato un appello in difesa della nostra Costituzione.
Chiunque lo voglia può aderire e firmare l'appello qui.
Prima di firmare - dovrebbe essere buona consuetudine quella di non firmare nulla senza prima documentarsi un minimo! - ecco qualche link utile:
Sono passati quattro anni e Carlo Parlanti, il cittadino italiano detenuto ad Avenal (California - USA) di cui ho scritto più volte su queste pagine, vive ancora la sua lotta quotidiana per la libertà.
Era il 4 Luglio del 2004 quando, mentre era in transito all'aeroporto di Düsseldorf, in Germania, venne arrestato dalla polizia tedesca senza che ne conoscesse le ragioni. Per due anni infatti, dal luglio 2002 - cioè da quando Carlo Parlanti aveva lasciato l'America per tornare in Italia - al luglio 2004, Carlo era rimasto all'oscuro del fatto che pendeva su di lui un mandato di cattura internazionale emesso dagli USA. Nel luglio 2002 infatti la sua ex convivente, Rebecca White, aveva denunciato Carlo alla polizia californiana per violenze e sequestro di persona.
Con il suo arresto in Germania ha avuto inizio il suo inferno.
Dopo aver trascorso quasi un anno nelle carceri tedesche, nel 2003 la Germania decide di accogliere la richiesta di estradizione avanzata dagli USA, ignorando le richieste avanzate dall'Italia di rimpatriare il nostro connazionale.
In America ha luogo il processo: Carlo, sicuro della propria innocenza e fiducioso nella giustizia, rifiuta il patteggiamento che gli avrebbe permesso un enorme sconto di pena. Invece, inaspettatamente, Carlo viene condannato al massimo della pena prevista dalla legislazione americana per questi casi: nove anni di detenzione.
Da allora Carlo, la sua fidanzata Katia Anedda e tutta la sua famiglia vivono un vero e proprio incubo. Ciononostante Carlo non si è mai arreso ed ha sempre continuato a far sentire la propria voce per proclamare la propria innocenza. A fargli da portavoce i suoi familiari e, soprattutto, Katia che non si è mai risparmiata.
Nonostante l'indifferenza di molti tra politici, rappresentanti istituzionali e nonostante il silenzio dei principali organi di stampa, Carlo e Katia non si sono mai arresi. Attraverso il sito internet dedicato alla vicenda di Carlo, Katia è riuscita a far conoscere questa storia a numerose persone e sono in molti coloro hanno deciso d'impegnarsi personalmente, dedicando il loro tempo e i loro sforzi, per aiutare e dare il loro sostegno a Carlo.
Katia ha di recente fondato, insieme ad Erika Righi (sorella di Simone Righi), l'associazione senza scopo di lucro Prigionieri del Silenzio: alla base di quest'associazione vi è il desiderio di dare una mano a tutti quegli italiani rinchiusi nelle carceri straniere che vedono violati i loro diritti fondamentali e che sono troppo spesso dimenticati dalle nostre istituzioni.
Recentemente Katia ed i familiari di Carlo sono riusciti ad avvalersi della professionalità del criminologo Marco Strano che, insieme ai suoi collaboratori, sta studiando le prove e tutto ciò che è inerente al caso di Carlo; quanto dedotto dal professore Marco Strano è stato esposto durante la trasmissione televisiva Scena del Crimine (in onda su TeleRoma56 e anche su Sky). Oltre al professore Strano, hanno preso parte alla trasmissione anche l'avvocato Nino Marazzita e il chirurgo maxillofacciale Carlo Macro; ciò che appare chiaro dall'analisi effettuata nel corso del programma è l'inattendibilità di quanto affermato dalla presunta vittima.
Per chi avesse la voglia e la pazienza, ecco il video della trasmissione completa:
Se invece lo preferite, potete leggere le dichiarazioni dei diversi esperti qui, qui e qui.
Personalmente sono convinta dell'innocenza di Carlo Parlanti e in questo giorno così particolare per lui e per i suoi cari non posso non esprimergli la mia solidarietà.
Spero che il processo americano venga riaperto, soprattutto alla luce delle analisi degli specialisti che sono stati interpellati e che Carlo possa tornare ad essere un cittadino libero.
Entrare nel merito delle leggi sulla sicurezza del nuovo - si fa per dire - governo Berlusconi richiederebbe una quantità incommensurabile di parole ed io oggi non ho le forze per una tale impresa: il caldo di questi giorni mi sta massacrando!
Tuttavia non posso trattenermi dall'esprimere alcune delle mie perplessità maggiori.
A me pare che il nostro paese stia imboccando strade molto pericolose e il governo Berlusconi riesce a dare dell'Italia l'immagine peggiore: la stampa estera guarda con crescente preoccupazione la svolta xenofoba dell'Italia di questi ultimi tempi (qualche esempio: qui, qui e anche qui) e d'altronde come negare l'evidenza? A partire dalla questione della clandestinità che diventa reato, passando per il prolungamento del periodo di permanenza massimo nei Centri di Identificazione ed Espulsione (la permanenza può durare fino a diciotto mesi) e arrivando alla recente proposta avanzata dal ministro dell'Interno Maroni di raccogliere e schedare le impronte digitali di tutti i cittadini rom, minori compresi. La sola idea che si prendano provvedimenti e che si facciano leggi con lo scopo di "controllare" una determinata categoria di persone o una determinata etnia è davvero angosciante; se questo non è razzismo, spiegatemi voi: che cos'è? In un paese giusto e democratico le leggi sono fatte per tutti, non sono selettive, non si rivolgono solo verso una "razza". Siamo tutti uguali: se devono essere prese le impronte digitali a tutti i rom, perché non prendere allora le impronte digitali di tutti i cittadini, italiani e non, residenti in Italia? Tra l'altro molti rom sono dei cittadini italiani a tutti gli effetti.
Per chi volesse approfondire queste tematiche:
Tra l'altro, se quanto accaduto a Torino il mese scorso fosse vero, ritengo che in Italia comincino ad aprirsi scenari davvero inquietanti; soprattutto perché queste scene non sembrano del tutto isolate. Il mio timore è che si possa arrivare a veri e propri atti di discriminazione; il rischio è che la parola straniero divenga sinonimo di criminale.
Sinceramente comincio a pensare che forse farei meglio a prendere in considerazione l'idea di emigrare all'estero, lontana da quest'Italia che diventa ogni giorno di più intollerante e che ogni giorno di più si allontana dalla mia Italia: il paese in cui sono nata e cresciuta sembra aver tradito se stesso; sembra un altro...
Sugli episodi di Torino:
Quelli elencati finora mi sembrano già dei fatti allarmanti; ma purtroppo sembrano non bastare a Berlusconi e al suo governo. Berlusconi è famoso per i suoi attacchi ai giudici e alla magistratura italiana: è sufficiente che lui venga indagato per qualcosa o che venga processato per qualche reato che fa partire subito il suo J'accuse! Se poi la stampa riporta i fatti o non si schiera dalla sua parte, non risparmia accuse nemmeno nei loro confronti.
Credo che sia molto grave che una delle figure istituzionali più importanti del nostro paese perpetui questa campagna di discredito e di insulti rivolti verso le autorità giudiziarie e verso gli organi di stampa.
Sembra che Berlusconi abbia una sua personalissima idea di democrazia; un'idea costruita ad immagine e somiglianza dei suoi personalissimi interessi: guai a chi prova a sfiorarli! Le parole irrispettose del capo del governo nei confronti del sistema giudiziario italiano sono parole rivolte anche a noi cittadini: chi manca di rispetto alle istituzioni del nostro paese, manca di rispetto all'intero paese.
L'ennesimo colpo al sistema giudiziario arriva con il cosiddetto Lodo Alfano e con la proposta di un decreto legge sulle intercettazioni. Georgia sul suo blog ha postato il video dell'intervista fatta dal blog di Grillo al procuratore generale di Torino, Gian Carlo Caselli; un'intervista davvero interessante (di cui potete trovare la trascrizione qua). Questa è l'intervista:
Lascio a voi ogni conclusione; per ciò che mi riguarda penso che se queste leggi verranno approvate il nostro diventerà un paese meno giusto e meno democratico.
Qualche link di approfondimento su queste tematiche:
Infine, per chi riesce a capire il francese, uno scritto divertente di Stefano Benni apparso su Libération (non sono proprio riuscita a trovare una traduzione in italiano) che potete leggere qui.
Come preannunciato ieri, oggi è il giorno che Bloggers Unite ha deciso di dedicare al tema sempre attuale dei diritti umani.
Mi sono interrogata a lungo sul tema che avrei potuto affrontare in questa occasione: mi è quasi venuta la crisi dello studente che si ritrova in preda al panico per il solo fatto di dover scrivere una composizione a tema libero... Sì, perché l'argomento diritti umani è davvero ampio perché purtroppo ci sono troppe cattive notizie.
Quest'anno cade il sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e non si può fare a meno di notare quanto poco essa venga rispettata in giro per il mondo: penso all'Iran dove si muore per il solo fatto di essere omosessuali; penso ai detenuti rinchiusi nelle carceri di troppi paesi privati dei fondamentali diritti umani e vittime d'ingiustizie (da paesi come l'India, ricordo il caso di Angelo Falcone e di Simone Nobili; a paesi simbolo della democrazia come gli USA, e qui il mio pensiero va a Carlo Parlanti); penso ai paesi in cui professare una religione diversa da quella di Stato diventa reato; penso a quelle popolazioni vittime della dittatura e che lottano ogni giorno per la propria libertà...
Noi, nel nostro universo che ha la parvenza della sicurezza e del benessere, spesso dimentichiamo chi non ha la fortuna di vivere in uno Stato che garantisca i diritti umani, uno stato libero e democratico. Siamo liberi di muoverci; liberi di parlare e di scrivere quello che pensiamo; semplicemente liberi. Queste libertà, frutto di lotte e di vite spezzate, hanno per noi, oggi, l'aspetto di cose "normali" - dovute - e spesso finiamo col dimenticarci che non è sempre stato in questo modo; spesso dimentichiamo che ciò che per noi è normale per altri ha il sapore di un sogno.
La Cina è un paese ricco di storia, arte, cultura; è uno degli stati più estesi al mondo ed è anche il più popoloso; è il paese in cui si produce di tutto: basta vedere la provenienza di molti dei nostri oggetti di uso quotidiano per farsi un'idea di quante cose escono dalle sue fabbriche...
La Cina, devastata qualche giorno fa da una violenta scossa sismica che ha fatto un numero enorme di vittime, attende con impazienza l'inizio delle Olimpiadi 2008.
Le Olimpiadi potevano fare da traino e avviare il paese verso una maggiore garanzia dei diritti umani e verso il rispetto di valori e ideali più democratici, ma sembra che sia stata solo occasione di autocelebrazione del potere politico ed economico.
Questa mancanza di diritti, in cui la garanzia del loro rispetto è più che altro uno specchietto per le allodole, si è resa evidente con quanto accaduto in Tibet dove una manifestazione pacifica e non violenta è stata soffocata con la violenza delle armi.
Ma la Cina è piena di voci che chiedono una maggiore giustizia e la garanzia che i diritti fondamentali dell'uomo vengano garantiti.
Una di queste voci è quella di Hu Jia che sta pagando con la propria libertà il suo impegno quotidiano per la garanzia dei diritti umani. Hu Jia si è infatti battuto per i diritti dei malati di Aids affinché ricevessero le cure, ha sostenuto i contadini espropriati delle proprie terre e ha più volte parlato della situazione di diritti umani in Cina. Nel mese di novembre 2007 ha partecipato, in collegamento tramite webcam, a un'udienza del Parlamento Europeo proprio sul tema dei diritti umani affermando che la promessa ufficiale fatta dalle autorità cinesi di migliorare le situazione dei diritti umani in Cina prima delle Olimpiadi non è stata mantenuta. Un mese dopo, a fine Dicembre 2007 Hu Jia è stato arrestato con l'accusa d'incitazione al sovvertimento del potere di stato. Da allora anche la moglie Zeng Jinyang, insieme con la figlioletta, continua ad essere agli arresti domiciliari perché accusata di complicità col marito e dal proprio domicilio, attraverso internet e il suo blog continua la sua lotta per il la liberazione del marito.
Il 3 Aprile scorso Hu Jia è stato condannato a tre anni e mezzo di carcere e non gli è stato permesso di ricorrere in appello.
Le proteste sulla vicenda continuano, ma le richieste di liberazione continuano ad essere inascoltate.
Il disastro naturale del Sichuan di questi giorni ha giustamente attirato l'attenzione dell'opinione pubblica internazionale e il risultato è che l'ingiustizia subita da Hu Jia e dalla sua famiglia restano avvolte nel silenzio.
Il vero problema è che quello di Hu Jia non è l'unico caso: ne esistono purtroppo molti simili e ciò rende la situazione cinese tutt'altro che incoraggiante.
La speranza è che le autorità cinesi comincino a rispettare le promesse fatte alla comunità internazionale e che si impegnino a rispettare la dignità dell'uomo garantendo i diritti fondamentali: dalla libertà di parola alla libertà di professione religiosa.
La Cina con i Giochi Olimpici ha l'opportunità irripetibile di far vedere al mondo che è in grado di apportare un mutamento in senso democratico: auguriamoci che non si riveli solo un'occasione sprecata!
Sono diversi giorni che cerco di dedicare un po' di tempo a me stessa e di conseguenza anche al mio blog: con pessimi risultati visto che non sono riuscita a far nulla.
Ci sono giornate in cui si è costretti a correre o in cui non si sa come facciano a volare così in fretta le giornate. Anche oggi è stata una giornata intensa: sarà che devo ancora acclimatarmi e mettere ordine in tantissime cose. Lo so, sono diventata un po' ripetitiva; sto sempre a lamentarmi del tempo che vola troppo in fretta e di me che gli arranco dietro.
Il punto è che ho appena controllato la mia posta elettronica e ho trovato pessime notizie. Notizie che non riguardano me in prima persona, anzi, per essere più precisa, non riguardano la mia vita o quella dei miei cari. Si tratta di quel genere di notizie che mi fanno pensare a quanto io sia fortunata e a come me ne dimentichi troppo spesso: sempre concentrata su me stessa e sulle mie cosucce da poco! Sì, perché c'è chi vive in un incubo da troppo tempo e respira solo disperazione. Ho scritto spesso di Carlo e di altri italiani che si trovano coinvolti in guai giudiziari al di fuori dell'Italia.
Il mio pensiero in questo momento non può che correre in America, ad Avenal: dal 30 marzo scorso Carlo Parlanti ha iniziato lo sciopero della fame.
Carlo sta urlando al mondo la sua innocenza da diversi anni ormai. Non chiede di essere liberato; chiede solo di essere ascoltato e di potersi difendere veramente.
Da tre anni Carlo vive in un incubo interminabile ed ogni giorno sente la speranza scivolar via, silenziosamente.
Carlo è malato e questo sciopero della fame non può far altro che compromettere il suo già precario stato di salute. Grande è infatti la preoccupazione di tutti coloro che lo sostengono e che ogni giorno lottano affinché qualcuno finalmente possa aiutarlo a dimostrare la sua innocenza.
Numerosi gli sforzi e le iniziative per diffondere la storia di Carlo, ma ancora pochi la conoscono. Intanto il tempo passa e per Carlo, rinchiuso in una prigione sovraffollata della democratica America, ogni giornata è interminabile.
Ed io non posso fare a meno di pensare che quest'America è tutto, tranne che democratica e giusta; come invece pretende di essere. In un paese democratico un uomo viene sempre trattato come tale, con dignità e rispetto: gli vengono garantite le cure medice se è malato; gli viene garantito il diritto alla difesa se viene accusato di qualche crimine; gli viene data la possibilità di far sentire la sua voce... Tutto questo sembra che a Carlo venga negato: sin dall'inizio del suo incubo giudiziario è stato accompagnato dal pregiudizio razzista secondo il quale Carlo è colpevole perché è italiano - la parola di un cittadino americano è mille volte più importante di una miriade di prove e di evidenze che lo scagionano; sin dall'inizio ha dovuto lottare per far rispettare i suoi diritti fondamentali.
Carlo è vittima di soprusi e viene ostacolato in mille modi: questo perché Carlo si ostina ad urlare la sua innocenza, ma anche perché c'è chi ogni giorno si batte ed unisce la sua voce alla voce di Carlo. Tante piccole voci ogni giorno più unite ed ogni giorno più forti. Tante piccole voci che danno fastidio, ma che rimangono inascoltate da coloro i quali hanno il potere di agire e di far cambiare il corso degli eventi.
Sembra che a qualcuno dia fastidio che venga data a Carlo la possibilità di spiegare la propria versione dei fatti. Sembra proprio che per qualcuno Carlo debba apparire colpevole a tutti i costi, al punto che la settimana scorsa a Katia Anedda è stato vivamente consigliato per il bene di Carlo, di non organizzare alcuna conferenza stampa in America. A quanto pare c'è chi teme la diffusione della storia di Carlo e mi chiedo che cosa ci sia da temere.
In questo momento mi sento adirata, sconvolta, sconfortata, confusa, spaventata. Un mix micidiale.
Io non conosco Carlo personalmente, ma ho imparato a conoscerlo attraverso le cose che scrive, oltre che attraverso le parole di Katia Anedda ed attraverso quelle di chi ogni giorno mette tutte le sue energie in questa causa.
Io non ho mai stretto la mano di Carlo, ma non riesco a rimanere indifferente. Non posso. Sento che devo spezzare questo silenzio perché è proprio il silenzio che ogni giorno contribuisce a spegnere la vita di Carlo.
Quello di Carlo è un gesto estremo dettato dalla disperazione di fronte agli ennesimi soprusi. Facciamogli sapere che non è solo. Basta poco. Poche parole. Un saluto. Un pensiero. Qualsiasi cosa, ma non l'indifferenza: con l'indifferenza si estingue anche la più piccola speranza che le cose possano cambiare. E senza la speranza? È proprio la fine.
Qui potete approfondire la storia di Carlo Parlanti e trarre le vostre conclusioni: Carlo Parlanti;
Qui invece trovate le notizie aggiornate su Carlo Parlanti: Carlo Parlanti Free.
Ringrazio Alfredo per avermi segnalato l'esistenza di una petizione che chiede all'attuale presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, di rassegnare le proprie dimissioni.
Questo il testo dell'appello indirizzato alla presidenza della Sicilia:
Con questa petizione i siciliani dimostrano il proprio disappunto in relazione alle mancate dimissioni del Governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro, in seguito alla recente condanna di primo grado. In uno stato democratico e legale, è inamissibile pensare che alla guida di un'intera regione ci sia qualcuno condannato a 5 anni di reclusione e per di più con l'inibizione dai pubblici uffici. Inoltre la situazione risulta essere ancor più grottesca in relazione alle motivazioni della condanna.
Spett.le Governatore i sottoscritti Le chiedono Gentilmente di presentare Le proprie dimissioni.
Ritengo inutili ulteriori parole: da siciliana indignata ho apposto la mia firma perché voglio che Cuffaro rispetti la carica che ricopre e rassegni le sue dimissioni.
Invito tutti, siciliani e non, a firmare e a far sentire la propria voce:
Nell'ultima settimana l'Italia è stata scossa da diversi accadimenti gravi e, con l'Italia, gli italiani tutti stanno vivendo un clima di caos dal quale sembra difficile che si riesca ad uscire presto.
L'apice di tutto questo terremoto politico-istituzionale lo si è raggiunto con la caduta del governo Prodi. L'Italia è ufficialmente teatro di una crisi politica per molti versi annunciata.
Come tutti, anche io ho vissuto una settimana difficile; negli ultimi sette giorni mi si è praticamente aggrovigliato lo stomaco un'infinità di volte a causa degli innumerevoli scatti d'incredulità e d'indignazione che ho vissuto.
Chi segue le pagine di questo blog avrà forse notato il mio silenzio e la voluta frivolezza degli ultimi post.
Ho cercato di mantenere il silenzio perché lo sentivo come necessario. Ho cercato di placare i miei moti d'animo, perché volevo evitare di scrivere cose con toni troppo accesi che avrebbero dato un'impressione sbagliata, facendomi apparire solo come un'esaltata sconclusionata.
Sono fatta così: più sono in crisi e più mi fingo frivola; è una maschera che mi permette di celare il cataclisma interiore e che mi aiuta a ritrovare gli spazi necessari alla riflessione.
Ho preferito fare la spettatrice piuttosto che entrare nel coro infervorato dei protagonisti. Perché sono fatta così, necessito dei miei tempi; e sono tempi lunghi, a volte.
Sono diverse le cose di cui desidero parlare e cercherò di essere sintetica.
Innanzitutto un evento riguardante la politica siciliana: la condanna di Cuffaro a cinque anni, condanna che comprende anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Ora ripeterò ciò che hanno già detto in molti e ciò che pensa il 68% dei siciliani; per cui scusatemi se il tempo delle riflessioni per me è finito.
In un qualsiasi altro paese questa condanna sarebbe stata motivo di scandalo e avrebbe condotto la persona interessata ad un gesto di responsabilità civile nei confronti del proprio paese: le dimissioni. Mi chiedo come si possa restare impassibili dinnanzi alla mancanza di rispetto che il signor Cuffaro ha avuto, ed ha tuttora, nei confronti della carica istituzionale che ricopre; mi chiedo dove sia il senso del dovere civile e della responsabilità morale nei confronti dei propri elettori. Posso anche capire le manifestazioni di gioia del signor Cuffaro, che gioisce perché ha "dimostrato" di non essere colluso con la mafia, ma sono a dir poco disgustata dalle reazioni dei compari di partito del signor Cuffaro (oltre che di quelle dei politici degli altri partiti politici): quasi si fosse trattato di un'assoluzione. Ora, non entrerò nella polemica scoppiata tra Cuffaro e il procuratore nazionale antimafia Grasso, ma desidero ricordare a Cuffaro (e compari) che non c'è nulla di cui gioire - una condanna è sempre una condanna - anche perché è ancora aperta un'altra indagine a suo carico, un'indagine che ancora una volta parla di un Cuffaro colluso con la mafia.
Credo sarebbe doveroso un atto di responsabilità da parte del signor Cuffaro, ma è evidente che ciò fa parte dell'universo delle utopie: Cuffaro, come tutta la classe politica siciliana ed italiana, è troppo legato alla sua poltrona; troppi gli interessi economici personali che lo spingono a non vedere delle ragioni valide per le dimissioni.
Come era prevedibile, oggi la mozione di sfiducia presentata dal centrosinistra nei confronti del presidente della regione Salvatore Cuffaro è stata respinta. Qui potete leggere altre dichiarazioni assurde del presidente Cuffaro, direi che si commentano anche da sole. Un'altra vicenda che mi ha fatto perdere le staffe in questi giorni è la vicenda riguardante gli arresti domiciliari alla signora Sandra Lonardo, moglie dell'ex ministro della Giustizia Mastella. Inaudito ed inaccettabile l'attacco effettuato da Clemente Mastella e signora alla magistratura italiana: inaccettabili le dichiarazioni rilasciate.
A dire di Mastella esistono delle frange estremiste nella magistratura italiana che perseguitano i poveri politici innocenti. Nel caso di Mastella si tratterebbe di estremisti laici (gli stessi che hanno impedito al papa di andare alla Sapienza) che odiano a tal punto i credenti cattolici da perseguitare quelli più in vista e potenti. In passato, per le vicende giudiziarie di altri politici ben noti, invece si era trattato di giudici comunisti che avevano in odio i valori liberali della democrazia.
Insomma, a sentire questi politici, l'Italia sarebbe in balia di una Giustizia diffamante e dittatoriale, antidemocratica e spergiura, persecutrice delle persone innocenti. Io francamente non me ne ero ancora accorta: sono ancora fermamente convinta che la Giustizia in Italia goda di ottima salute.
In Italia esistono delle leggi e sono leggi uguali per tutti, e sono leggi che vanno rispettate: è questo quello che vorrei far presente ai nostri "cari" politici.
Naturalmente quasi tutti i politici hanno applaudito alle parole di Mastella e numerose sono state le manifestazioni di solidarietà. Manifestazioni che danno più l'impressione di complicità: quasi a voler ribadire la convinzione, probabilmente sempre più diffusa all'interno della cosiddetta Casta dei politici italiani, che ai politici tutto sia concesso, persino delinquere impunemente. Unica voce fuori dal coro quella di Antonio Di Pietro (francamente non ho mai capito per quale motivo non avessero designato lui come ministro della Giustizia).
Se può essere comprensibile la vicenda umana dei signori Mastella, non è per nulla ammissibile la solidarietà politica: se la politica è al servizio del cittadino e dello Stato, come può avere la presunzione di essere al di sopra di tutto, anche al di sopra della Giustizia?
Non mi stupisce che poi i sondaggi parlino di un senso di sfiducia sempre più diffuso tra gli italiani nei confronti delle istituzioni italiane. Sfiducia che condivido pienamente e che sottoscrivo.
Non mi sento rappresentata da nessuno dei politici attuali. E ciò non significa che io manchi di consapevolezza e senso civico; così come non significa che io non sappia da che parte stare: io sto dalla mia parte; dalla parte dell'Italia e degli italiani.
Questi politici, così interessati al potere e al proprio interesse economico, non sono vicini agli italiani, non ne comprendono le difficoltà e sono lontani dai loro problemi quotidiani. Questi politici passano il tempo a lottare tra loro per ottenere una manciata di voti in più.
Qualcuno sa spiegarmi in che modo queste persone possano fare il bene dell'Italia? In che modo possano risolvere i problemi reali degli italiani?
C'è bisogno di persone nuove, diverse. C'è bisogno di riscoprire il significato della parola politica; c'è bisogno di persone che siano veramente al servizio dei cittadini. C'è bisogno di un maggior senso del dovere e di un maggiore rispetto per le istituzioni del nostro paese. Ècosì semplice scriverlo, ma quanto è difficile che ciò possa avverarsi nella realtà! Troppo spesso sono portata a pensare che le mie siano solo utopie... Ed è davvero scoraggiante.
Nell'attesa di un cambiamento, cercheremo di capire cosa ci aspetterà adesso che Prodi si è dimesso: temo che i prossimi giorni metteranno ancora una volta a dura prova la nostra pazienza. Non ci resta che resistere!
O, forse, non ci resta che piangere?
Domani pomeriggio nel corso della trasmissione televisiva di Rai 1 Festa italiana interverrà il Signor Giovanni Falcone e cioè il padre di Angelo che dal mese di marzo 2007 è detenuto in India con l'accusa di traffico illegale di stupefacenti insieme all'amico Simone Nobili.
Di questa storia assurda ne ho già parlato in precedenza e per chi ancora fosse all'oscuro di quanto accaduto ai nostri due connazionali può leggere qui, qui e qui, oltre che naturalmente il Blog che Giovanni Falcone ha aperto per fare il modo che suo figlio Angelo ed il suo amico Simone non fossero dimenticati.
Come tutti gli altri 3000 e più italiani incarcerati all'estero, anche Angelo e Simone sono vittime del silenzio e dell'indifferenza della maggior parte delle nostre istituzioni e dei più diffusi mezzi d'informazione.
Sembra quasi che in Italia la vita di un uomo comune valga meno di uno zero: io trovo che sia inammissibile.
Sin da quando mi si è aperto, per puro caso, davanti agli occhi questo universo di dolore e disperazione ho cercato di fare quello che secondo me è il dovere di ognuno di noi: denunciare ciò che non va e far sentire la propria voce.
Certo, queste pagine non hanno una voce molto forte, nel complesso del mondo degli internauti, ma per quanto flebile, sento doveroso denunciare quello che ai miei occhi non può essere taciuto oltre. Qua non si tratta di lottare per la liberazione priva di accertamenti, a scatola chiusa, di persone che sono "presunti" colpevoli. Dietro il motto "Libertà per..." ecc. non c'è la richiesta di una scarcerazione ottenuta solo perché si è italiani; è piuttosto chiaro e condiviso il fatto che chi sbaglia debba pagare e scontare la propria pena se vengono dimostrate, senza alcuna ombra di dubbio, le proprie responsabilità. Quello che si chiede sono processi equi, il diritto fondamentale alla difesa (tutti sono innocenti fino a prova contraria), il rispetto della persona umana e dei suoi diritti fondamentali. Spesso queste persone vivono rinchiuse in condizioni di carcere duro, non ricevono alcuna spiegazione riguardo i motivi del loro arresto, non gli è permesso di contattare le autorità italiane competenti nel paese in cui si trovano, non gli è permesso avvisare i propri familiari - che vivono giorni di angoscia senza sapere che fine abbiano fatto i loro cari; spesso poi contraggono malattie gravi (prima fra tutte l'epatite) e non vengono loro garantite le cure mediche che invece gli spetterebbero; per non parlare poi dei crimini peggiori di cui sono spesso vittima e cioè le torture psicologiche e fisiche a cui sono sottoposti. È solo questo che chiedono questi italiani detenuti all'estero insieme coi loro familiari ed amici; nulla di più. Un processo equo e la garanzia dei propri diritti fondamentali. Vi sembra chiedere troppo? Io non credo. Credo siano richieste lecite e chiedo che tutti abbiamo il dovere morale di lottare, con i mezzi che possediamo, contro queste ingiustizie. Credo che tutti dobbiamo reagire contro il silenzio delle nostre istituzioni: la maggior parte dei nostri rappresentanti nemmeno risponde agli appelli disperati di queste persone, e quando risponde lo fa per dire che il caso non è di sua competenza; è così cresce il senso d'impotenza e di abbandono. Senso d'abbandono accresciuto dal fatto che, a parte qualche rapida e sperduta nota informativa, sono pochi i media che danno spazio alla loro voce. Quel che resta, dunque è il passaparola: è per questo che ho deciso di parlarne oggi qui. Fate conoscere anche voi il destino terribile di cui sono vittime queste persone; la nostra voce può fare la differenza: facciamola sentire.
Ecco perché è dunque così importante parlare di questo piccolo ed isolato evento: domani Festa italiana su Rai 1 dalle 15:10.
Giovanni Falcone userà gli spazi che gli verranno concessi per diffondere e denunciare la vicenda che vede protagonisti Angelo e Simone, ma coglierà anche l'occasione per parlare anche degli altri 3000 italiani che vivono situazioni simili: in questo si vede la grandezza di una persona, quando anche nei momenti più bui si ricorda anche di coloro che soffrono allo stesso modo.
Per approfondire la storia di Angelo Falcone e Simone Nobili:
Viveri Liberi Onlus (e qui come nel link precedente trovate anche i racconti di altre assurdità contemporanee).
Vi segnalo poi altri due casi assurdi, di cui ho parlato in precedenza sulle pagine di questo blog.
Il caso di Carlo Parlanti, di cui tra l'altro, negli ultimi giorni non si hanno notizie: la prigione di Avenal (Stati Uniti, California), presso la quale il Parlanti è detenuto, è stata isolata e gli edifici che la compongono messi in quarantena. Si hanno poche e fugaci notizie, non confortanti in verità: sembrerebbe un'epidemia di meningite; ma non ci sono state conferme ufficiali. Nemmeno il nostro consolato competente riesce ad ottenere delle risposte. Lascio immaginare la situazione.
Infine, ma non perché meno grave, il caso assurdo di Abou Elkassim Britel, che malgrado le apparenze è cittadino italiano.
La sua è la storia assurda di quella che è divenuta ormai una sempre più diffusa follia collettiva che ci spinge a guardare tutti i musulmani e tutti gli arabi, gli indiani, i pakistani... (e l'elenco potrebbe andare avanti a lungo) sospettosamente solo per la loro appartenenza religiosa ed etnica. Persone che sono spesso vittime del pregiudizio e di una società che si dice aperta al dialogo, ma che appena può discrimina il diverso e lo marchia come reietto o pericoloso.
Ricordo inoltre che Kassim è in sciopero della fame dal 16 Novembre 2007 e che esiste una petizione che ne richiede la liberazione.
Se volete firmarla:
Abou Elkassim Britel è un cittadino italo-marocchino attualmente detenuto, ingiustamente, nel carcere di Oukasha, in Marocco.
La storia assurda di Kassim inizia nel 2002 quando viene arrestato durante un suo soggiorno in Pakistan perché il suo passaporto italiano, autentico, viene ritenuto un falso. Kassim è anche sospettato di avere legami con il terrorismo fondamentalista islamico e viene dunque torturato - per estorcergli delle confessioni. Dopo quasi due mesi, le autorità pakistane consegnano Kassim ai servizi segreti americani. Questi ultimi lo trasferiscono segretamente in un carcere del Marocco e qui gli abusi e le violenze continuano, fino a quando, nel febbraio del 2003, viene rilasciato.
L'incubo sembra finito, Kassim sta per tornare in Italia, ma viene arrestato nuovamente. Sottoposto ad un processo farsa viene condannato ad una pena di 15 anni, poi ridotti a 9.
Se nessuno interverrà, Kassim sarà costretto a passare i prossimi anni in carcere (fino al 2012) a scontare una pena per un crimine che non ha mai commesso.
In Italia, sospettato, sorvegliato e oggetto di un'inchiesta giudiziaria, i procedimenti giudiziari nei confronti di Kassim sono stati archiviati per inconsistenza delle prove. In sostanza, Kassim non è un terrorista perché nulla lo fa supporre, non esistono prove che avvalorino tali sospetti.
Eppure Kassim resta in carcere e nessuno in Italia se ne interessa; nessuno fa qualcosa di concreto per risolvere questa questione delicata.
La Commissione Europea ha condannato questo caso ed il governo italiano è stato invitato a compiere azioni concrete per riuscire a riportare Kassim in Italia.
Dal 16 Novembre Kassim ha iniziato uno sciopero della fame perché al momento è il solo modo che ha per far sentire la sua voce e per spingere le nostre istituzioni a compiere gesti concreti affinché si arrivi alla sua liberazione.
Preoccupanti sono le sue condizioni di salute, aggravate anche dal fatto che sconta la sua pena in un regime di carcere duro. I suoi diritti fondamentali non sono garantiti.
Mi chiedo che conseguenze avrà questo incubo sulla sua persona e sulla sua vita futura, quando sarà fuori dal carcere e di nuovo in Italia... Mi torna in mente un articolo che ho letto stamattina. Se ciò che scrivono è vero, non c'è da rallegrarsi.
Ma non pensiamo al dopo: non esiste ancora un dopo.
Bisogna agire e far sentire la propria voce: non si può restare indifferenti di fronte alle ingiustizie.
A questo proposito vi segnalo un'iniziativa nata pochi giorni fa: la petizione indirizzata al Governo Italiano, alla Commissione Europea e al Parlamento Europeo. Vi invito a firmare numerosi, potete farlo qui.
Per avere aggiornamenti costanti sulla situazione di Kassim:
Il 29 dicembre scorso sull'inserto del Corriere della Sera, Vivi Milano, è stata pubblicata una lettera di Angelo Falcone e Simone Nobili (di cui ho già parlato in precedenza: qui e qui) indirizzata a Giangiacomo Sciavi, giornalista del Corriere che cura la rubrica intitolata Il caso del giorno.
Vi riporto la lettera di Angelo e Simone, che potete leggere (con il commento di Schiavi) anche sul blog del signor Falcone - il papà di Angelo:
Gentile Schiavi,
scriviamo questa lettera da un carcere indiano nella speranza che qualcuno anche a Milano si interessi al nostro caso e ci aiuti ad uscire da questo incubo. Da più di nove mesi siamo prigionieri in attesa di un processo continuamente rimandato, accusati di traffico di droga con prove inventate. Siamo incensurati, residenti a Bobbio, in provincia di Piacenza e all' inizio del 2007 siamo andati in India per una vacanza. Dopo Nuova Delhi abbiamo visitato Varanasi e Jaipur, poi abbiamo scelto di andare a Mandi, in Himachal Pradesh. Lì abbiamo conosciuto un indiano che ci ha invitato nel suo villaggio, ma la sera del 9 marzo i poliziotti hanno fatto irruzione nella casa che ci ospitava. Non avendo trovato niente ci hanno portati alla stazione di polizia: abbiamo chiesto invano di poter contattare l' ambasciata italiana, e ci è stato detto che soggiornavamo illegalmente in una casa privata. Con la violenza abbiamo dovuto firmare una dichiarazione in hindi; il giorno dopo abbiamo capito che dalla dichiarazione risultava che eravamo stati fermati ad un posto di blocco in auto con due indiani e 18 chili di hashish. Abbiamo chiesto ai poliziotti perché avevano inventato questa storia e loro ci hanno risposto che non avevano un mandato di perquisizione per la casa. La stessa polizia ci ha chiesto se eravamo disposti a pagare almeno 10 lack (20 mila euro circa) a qualche poliziotto compiacente o se volevamo offrire dei soldi ai due indiani per addossarsi la colpa. Da nove mesi siamo in prigione e abbiamo preso un' epatite virale. Speriamo che L' Italia non ci dimentichi. Angelo Falcone Simone Nobile
Con le loro parole Angelo e Simone ci ricordano l'assurdità della loro vicenda, una vicenda nella quale una vacanza si è trasformata in un vero e proprio dramma. Non dobbiamo lasciarli soli: è necessario che il nostro paese faccia tutto il possibile per assisterli e aiutarli a far luce sulla vicenda giudiziaria che li vede coinvolti. È importante che si lotti affinché i loro diritti siano rispettati: e questo non è mai avvenuto, sin dal momento del loro arresto hanno visto negati i loro diritti fondamentali. Le confessioni in possesso della polizia indiana sono state estorte con l'inganno (sono documenti in hindi, di cui non era stato tradotto il contenuto reale) e con la violenza. L'India purtroppo non è avulsa da casi simili, con dinamiche altrettanto sconcertanti (penso al caso di Patrick Malluzzo).
Ricordo che sul sito di Secondo Protocollo è possibile firmare una petizione a favore di Angelo e Simone (se volete firmare potete farlo qui).
Tra l'altro negli scorsi giorni (il 26, il 27 ed il 29 dicembre) si sono tenute le prime tre udienze sul loro caso (gli aggiornamenti li trovate sempre sul blog del signor Falcone). La situazione è difficile, come era prevedibile, poiché i testimoni presentati finora in tribunale sono solo poliziotti: è chiaro che non possono essere testimonianze a favore di Angelo e Simone dato che proprio la corruzione degli organi di polizia li ha portati in carcere.
Il processo riprenderà il 21 gennaio 2008: speriamo che il nuovo anno porti con sé novità positive per Angelo, Simone e per le loro famiglie.
Si parla, tra gli altri, di Angelo e Simone anche su un articolo di Cristina Bassi pubblicato sul blog di Panorama nei giorni scorsi: