Sono passati quattro anni e Carlo Parlanti, il cittadino italiano detenuto ad Avenal (California - USA) di cui ho scritto più volte su queste pagine, vive ancora la sua lotta quotidiana per la libertà.
Era il 4 Luglio del 2004 quando, mentre era in transito all'aeroporto di Düsseldorf, in Germania, venne arrestato dalla polizia tedesca senza che ne conoscesse le ragioni. Per due anni infatti, dal luglio 2002 - cioè da quando Carlo Parlanti aveva lasciato l'America per tornare in Italia - al luglio 2004, Carlo era rimasto all'oscuro del fatto che pendeva su di lui un mandato di cattura internazionale emesso dagli USA. Nel luglio 2002 infatti la sua ex convivente, Rebecca White, aveva denunciato Carlo alla polizia californiana per violenze e sequestro di persona.
Con il suo arresto in Germania ha avuto inizio il suo inferno.
Dopo aver trascorso quasi un anno nelle carceri tedesche, nel 2003 la Germania decide di accogliere la richiesta di estradizione avanzata dagli USA, ignorando le richieste avanzate dall'Italia di rimpatriare il nostro connazionale.
In America ha luogo il processo: Carlo, sicuro della propria innocenza e fiducioso nella giustizia, rifiuta il patteggiamento che gli avrebbe permesso un enorme sconto di pena. Invece, inaspettatamente, Carlo viene condannato al massimo della pena prevista dalla legislazione americana per questi casi: nove anni di detenzione.
Da allora Carlo, la sua fidanzata Katia Anedda e tutta la sua famiglia vivono un vero e proprio incubo. Ciononostante Carlo non si è mai arreso ed ha sempre continuato a far sentire la propria voce per proclamare la propria innocenza. A fargli da portavoce i suoi familiari e, soprattutto, Katia che non si è mai risparmiata.
Nonostante l'indifferenza di molti tra politici, rappresentanti istituzionali e nonostante il silenzio dei principali organi di stampa, Carlo e Katia non si sono mai arresi. Attraverso il sito internet dedicato alla vicenda di Carlo, Katia è riuscita a far conoscere questa storia a numerose persone e sono in molti coloro hanno deciso d'impegnarsi personalmente, dedicando il loro tempo e i loro sforzi, per aiutare e dare il loro sostegno a Carlo.
Katia ha di recente fondato, insieme ad Erika Righi (sorella di Simone Righi), l'associazione senza scopo di lucro Prigionieri del Silenzio: alla base di quest'associazione vi è il desiderio di dare una mano a tutti quegli italiani rinchiusi nelle carceri straniere che vedono violati i loro diritti fondamentali e che sono troppo spesso dimenticati dalle nostre istituzioni.
Recentemente Katia ed i familiari di Carlo sono riusciti ad avvalersi della professionalità del criminologo Marco Strano che, insieme ai suoi collaboratori, sta studiando le prove e tutto ciò che è inerente al caso di Carlo; quanto dedotto dal professore Marco Strano è stato esposto durante la trasmissione televisiva Scena del Crimine (in onda su TeleRoma56 e anche su Sky). Oltre al professore Strano, hanno preso parte alla trasmissione anche l'avvocato Nino Marazzita e il chirurgo maxillofacciale Carlo Macro; ciò che appare chiaro dall'analisi effettuata nel corso del programma è l'inattendibilità di quanto affermato dalla presunta vittima.
Per chi avesse la voglia e la pazienza, ecco il video della trasmissione completa:
Se invece lo preferite, potete leggere le dichiarazioni dei diversi esperti qui, qui e qui.
Personalmente sono convinta dell'innocenza di Carlo Parlanti e in questo giorno così particolare per lui e per i suoi cari non posso non esprimergli la mia solidarietà.
Spero che il processo americano venga riaperto, soprattutto alla luce delle analisi degli specialisti che sono stati interpellati e che Carlo possa tornare ad essere un cittadino libero.
Entrare nel merito delle leggi sulla sicurezza del nuovo - si fa per dire - governo Berlusconi richiederebbe una quantità incommensurabile di parole ed io oggi non ho le forze per una tale impresa: il caldo di questi giorni mi sta massacrando!
Tuttavia non posso trattenermi dall'esprimere alcune delle mie perplessità maggiori.
A me pare che il nostro paese stia imboccando strade molto pericolose e il governo Berlusconi riesce a dare dell'Italia l'immagine peggiore: la stampa estera guarda con crescente preoccupazione la svolta xenofoba dell'Italia di questi ultimi tempi (qualche esempio: qui, qui e anche qui) e d'altronde come negare l'evidenza? A partire dalla questione della clandestinità che diventa reato, passando per il prolungamento del periodo di permanenza massimo nei Centri di Identificazione ed Espulsione (la permanenza può durare fino a diciotto mesi) e arrivando alla recente proposta avanzata dal ministro dell'Interno Maroni di raccogliere e schedare le impronte digitali di tutti i cittadini rom, minori compresi. La sola idea che si prendano provvedimenti e che si facciano leggi con lo scopo di "controllare" una determinata categoria di persone o una determinata etnia è davvero angosciante; se questo non è razzismo, spiegatemi voi: che cos'è? In un paese giusto e democratico le leggi sono fatte per tutti, non sono selettive, non si rivolgono solo verso una "razza". Siamo tutti uguali: se devono essere prese le impronte digitali a tutti i rom, perché non prendere allora le impronte digitali di tutti i cittadini, italiani e non, residenti in Italia? Tra l'altro molti rom sono dei cittadini italiani a tutti gli effetti.
Per chi volesse approfondire queste tematiche:
Tra l'altro, se quanto accaduto a Torino il mese scorso fosse vero, ritengo che in Italia comincino ad aprirsi scenari davvero inquietanti; soprattutto perché queste scene non sembrano del tutto isolate. Il mio timore è che si possa arrivare a veri e propri atti di discriminazione; il rischio è che la parola straniero divenga sinonimo di criminale.
Sinceramente comincio a pensare che forse farei meglio a prendere in considerazione l'idea di emigrare all'estero, lontana da quest'Italia che diventa ogni giorno di più intollerante e che ogni giorno di più si allontana dalla mia Italia: il paese in cui sono nata e cresciuta sembra aver tradito se stesso; sembra un altro...
Sugli episodi di Torino:
Quelli elencati finora mi sembrano già dei fatti allarmanti; ma purtroppo sembrano non bastare a Berlusconi e al suo governo. Berlusconi è famoso per i suoi attacchi ai giudici e alla magistratura italiana: è sufficiente che lui venga indagato per qualcosa o che venga processato per qualche reato che fa partire subito il suo J'accuse! Se poi la stampa riporta i fatti o non si schiera dalla sua parte, non risparmia accuse nemmeno nei loro confronti.
Credo che sia molto grave che una delle figure istituzionali più importanti del nostro paese perpetui questa campagna di discredito e di insulti rivolti verso le autorità giudiziarie e verso gli organi di stampa.
Sembra che Berlusconi abbia una sua personalissima idea di democrazia; un'idea costruita ad immagine e somiglianza dei suoi personalissimi interessi: guai a chi prova a sfiorarli! Le parole irrispettose del capo del governo nei confronti del sistema giudiziario italiano sono parole rivolte anche a noi cittadini: chi manca di rispetto alle istituzioni del nostro paese, manca di rispetto all'intero paese.
L'ennesimo colpo al sistema giudiziario arriva con il cosiddetto Lodo Alfano e con la proposta di un decreto legge sulle intercettazioni. Georgia sul suo blog ha postato il video dell'intervista fatta dal blog di Grillo al procuratore generale di Torino, Gian Carlo Caselli; un'intervista davvero interessante (di cui potete trovare la trascrizione qua). Questa è l'intervista:
Lascio a voi ogni conclusione; per ciò che mi riguarda penso che se queste leggi verranno approvate il nostro diventerà un paese meno giusto e meno democratico.
Qualche link di approfondimento su queste tematiche:
Infine, per chi riesce a capire il francese, uno scritto divertente di Stefano Benni apparso su Libération (non sono proprio riuscita a trovare una traduzione in italiano) che potete leggere qui.
Il Bloggers Unite for Human Rights si è concluso ieri e, sebbene in Italia non siano stati moltissimi a partecipare, mi sembra sia stata un'ottima occasione per ricordare a tutti che siamo ancora molto lontani dal rispetto universale dei diritti umani. Sono troppi i luoghi in cui i diritti più basilari non sono riconosciuti; non mi stancherò di ripeterlo, anche a costo di annoiarvi.
Sono convinta che finché si continuerà a parlarne e finché ci saranno persone disposte a dare la propria vita affinché essi vengano garantiti esisterà sempre la speranza di un cambiamento e di un mondo migliore. Probabilmente c'è chi pensa che queste siano parole trite e ritrite e chi si chiede che senso abbia parlarne.
Per ciò che mi riguarda, sento che è un dovere morale: non posso concepire l'ingiustizia e se posso spendere un po' del mio tempo per fare qualcosa, anche piccola ed insignificante come un post sul mio blog, lo faccio volentieri, senza nemmeno starci a pensare su troppo.
Sarà utopico, ma credo che un futuro migliore possa esistere per tutti noi. Non voglio pensare che la brutalità, la violenza, la barbarie e l'ingiustizia un domani possano diventare i valori fondanti delle nostre società perché se così fosse avremo perso tutti qualcosa d'importante.
Mi consola l'idea di non essere l'unica a vederla così e che in giro per il globo ci sia chi crede nei miei medesimi ideali.
Se vi va di approfondire le tematiche dei diritti umani potete leggere i post segnalati nel gruppo di Bloggers Unite oppure fare riferimento alla lista creata da Stephanie del blog Focus Organic e suddivisa in categorie. Naturalmente chi ha partecipato e desidera condividere il proprio post non deve far altro che segnalarlo, sempre che non sia già stato inserito!
Come preannunciato ieri, oggi è il giorno che Bloggers Unite ha deciso di dedicare al tema sempre attuale dei diritti umani.
Mi sono interrogata a lungo sul tema che avrei potuto affrontare in questa occasione: mi è quasi venuta la crisi dello studente che si ritrova in preda al panico per il solo fatto di dover scrivere una composizione a tema libero... Sì, perché l'argomento diritti umani è davvero ampio perché purtroppo ci sono troppe cattive notizie.
Quest'anno cade il sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e non si può fare a meno di notare quanto poco essa venga rispettata in giro per il mondo: penso all'Iran dove si muore per il solo fatto di essere omosessuali; penso ai detenuti rinchiusi nelle carceri di troppi paesi privati dei fondamentali diritti umani e vittime d'ingiustizie (da paesi come l'India, ricordo il caso di Angelo Falcone e di Simone Nobili; a paesi simbolo della democrazia come gli USA, e qui il mio pensiero va a Carlo Parlanti); penso ai paesi in cui professare una religione diversa da quella di Stato diventa reato; penso a quelle popolazioni vittime della dittatura e che lottano ogni giorno per la propria libertà...
Noi, nel nostro universo che ha la parvenza della sicurezza e del benessere, spesso dimentichiamo chi non ha la fortuna di vivere in uno Stato che garantisca i diritti umani, uno stato libero e democratico. Siamo liberi di muoverci; liberi di parlare e di scrivere quello che pensiamo; semplicemente liberi. Queste libertà, frutto di lotte e di vite spezzate, hanno per noi, oggi, l'aspetto di cose "normali" - dovute - e spesso finiamo col dimenticarci che non è sempre stato in questo modo; spesso dimentichiamo che ciò che per noi è normale per altri ha il sapore di un sogno.
La Cina è un paese ricco di storia, arte, cultura; è uno degli stati più estesi al mondo ed è anche il più popoloso; è il paese in cui si produce di tutto: basta vedere la provenienza di molti dei nostri oggetti di uso quotidiano per farsi un'idea di quante cose escono dalle sue fabbriche...
La Cina, devastata qualche giorno fa da una violenta scossa sismica che ha fatto un numero enorme di vittime, attende con impazienza l'inizio delle Olimpiadi 2008.
Le Olimpiadi potevano fare da traino e avviare il paese verso una maggiore garanzia dei diritti umani e verso il rispetto di valori e ideali più democratici, ma sembra che sia stata solo occasione di autocelebrazione del potere politico ed economico.
Questa mancanza di diritti, in cui la garanzia del loro rispetto è più che altro uno specchietto per le allodole, si è resa evidente con quanto accaduto in Tibet dove una manifestazione pacifica e non violenta è stata soffocata con la violenza delle armi.
Ma la Cina è piena di voci che chiedono una maggiore giustizia e la garanzia che i diritti fondamentali dell'uomo vengano garantiti.
Una di queste voci è quella di Hu Jia che sta pagando con la propria libertà il suo impegno quotidiano per la garanzia dei diritti umani. Hu Jia si è infatti battuto per i diritti dei malati di Aids affinché ricevessero le cure, ha sostenuto i contadini espropriati delle proprie terre e ha più volte parlato della situazione di diritti umani in Cina. Nel mese di novembre 2007 ha partecipato, in collegamento tramite webcam, a un'udienza del Parlamento Europeo proprio sul tema dei diritti umani affermando che la promessa ufficiale fatta dalle autorità cinesi di migliorare le situazione dei diritti umani in Cina prima delle Olimpiadi non è stata mantenuta. Un mese dopo, a fine Dicembre 2007 Hu Jia è stato arrestato con l'accusa d'incitazione al sovvertimento del potere di stato. Da allora anche la moglie Zeng Jinyang, insieme con la figlioletta, continua ad essere agli arresti domiciliari perché accusata di complicità col marito e dal proprio domicilio, attraverso internet e il suo blog continua la sua lotta per il la liberazione del marito.
Il 3 Aprile scorso Hu Jia è stato condannato a tre anni e mezzo di carcere e non gli è stato permesso di ricorrere in appello.
Le proteste sulla vicenda continuano, ma le richieste di liberazione continuano ad essere inascoltate.
Il disastro naturale del Sichuan di questi giorni ha giustamente attirato l'attenzione dell'opinione pubblica internazionale e il risultato è che l'ingiustizia subita da Hu Jia e dalla sua famiglia restano avvolte nel silenzio.
Il vero problema è che quello di Hu Jia non è l'unico caso: ne esistono purtroppo molti simili e ciò rende la situazione cinese tutt'altro che incoraggiante.
La speranza è che le autorità cinesi comincino a rispettare le promesse fatte alla comunità internazionale e che si impegnino a rispettare la dignità dell'uomo garantendo i diritti fondamentali: dalla libertà di parola alla libertà di professione religiosa.
La Cina con i Giochi Olimpici ha l'opportunità irripetibile di far vedere al mondo che è in grado di apportare un mutamento in senso democratico: auguriamoci che non si riveli solo un'occasione sprecata!
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