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Non so come, ma più di un mese è trascorso e queste pagine sono rimaste immutate, permeate di silenzio. Silenzio rotto solo da qualche fugace commento di chi si è ritrovato a passare da qui; silenzio spezzato anche da quell'invadente fenomeno chiamato spam che ha preso di mira un mio vecchio post: ma che noia! Non avendo soluzioni migliori, ho disabilitato i commenti al post incriminato.
Il tempo non mi basta mai; non so come riesca sempre a sfuggirmi , ma mi capita troppo spesso di sorprendermi a pensare che vorrei essere in grado di bloccarlo - un po' come riesce a fare Hiro Nakamura. Solo che, fantasia a parte, pare che nessuno sappia ancora come fare a bloccare il tempo; in compenso c'è chi di tempo sembra averne così tanto da essere pronto a cederlo volentieri agli altri.
È quanto accaduto a Milano il mese scorso: alcune zone della città sono state invase da cartelli coloratissimi che offrivano tempo e libertà.
Naturalmente, ossessionata e frustrata come sono in questo periodo a causa del tempo, i cartelli hanno stuzzicato la mia curiosità e mi hanno spinto ad indagare. Ero convinta che si trattasse di un'operazione di guerrilla marketing; sbagliavo. Si trattava invece di un attacco d'arte compiuto da Atilo Navi - pseudonimo di Italo Navi. L'invasione artistica della città di Milano si è protratta per un mese: suddivisa in quattro fasi (Offresi Libertà e Cedesi Tempo erano la fase tre), l'operazione artistica voleva essere un atto provocatorio, così come dichiarato dal suo autore in un'intervista, che spingesse ad una riflessione sui valori e sulla loro presunta crisi (vedere anche qui). Arte? Direi di sì, gli elementi ci sono tutti. Forse c'è chi dissentirà, ma dopotutto l'arte riesce a fare anche questo: divide e scuote le coscienze.
Ma passiamo oltre - oggi non mi va di focalizzare i miei pensieri sull'argomento arte - e torniamo al silenzio che ha permeato queste pagine nell'ultimo mese.
Il silenzio del mio blog non è da intendersi come espressione della volontà di smettere di scriverlo e non è nemmeno da interpretare come un sintomo di inattività. Al contrario: non avete idea di quanti post la mia mente abbia partorito in questo periodo! Peccato solo che non abbiate potuto leggerli dato che son rimasti bloccati nella mia mente: più volte ho iniziato a scrivere, ma poi per un motivo o per un altro ho dovuto abbandonare il post informe e assistere impotente alla sua dissolvenza.
Il problema è che non riesco a far tutto e, per quanto paradossale, finisco col lasciare all'ultimo posto le cose a cui io tengo di più perché non voglio distrazioni e non voglio essere costretta a doverle fare di fretta e male. Il blog ne è un esempio: se inizio a scrivere non voglio essere disturbata e voglio farlo in modo soddisfacente - il fatto che poi non sia mai soddisfatta pienamente è un altro discorso che fa parte delle mie manie di perfezionismo, vi dico solo che se dessi retta alla mia vocina autocritica cancellerei sempre tutto! È proprio per questa mia fissazione del fare tutto bene che non riesco a gestire la mia corrispondenza personale in tempi rapidi. Ad esempio dovrei scrivere ad alcune persone a cui tengo, ma rimando puntualmente perché so che non mi sembrerebbe corretto dedicar loro poco tempo: così cado nell'errore opposto, non scrivo e loro pensano che mi sia dimenticata della loro esistenza... È una vita che combatto contro questo mio difetto: il mio amico Salvatore me lo ripeteva sempre che dovevo smetterla con questa mania della perfezione e lui è uno dei tanti che in questo periodo starà pensando che mi sono scordata di lui.
Ogni volta che penso alla mia ossessione di "fare tutto e bene" mi vengono in mente mia madre e mia sorella. Io adoro cucinare, è una cosa che mi calma e mi rilassa a tal punto che se perdo delle ore non mi pesa, anzi. Solo che sono un po' despota ed è una delle ragioni principali che mi spingono ad evitare accuratamente di cucinare insieme a qualcun'altro: se le cose non vengono fatte come dico io, vado in escandescenza! E, purtroppo, mia mamma e mia sorella ne sanno qualcosa... Hanno assistito alla mia versione Hyde-culinario e, in tutta onestà, riconosco che in quelle circostanze sono tutt'altro che simpatica: ogni volta mi vengono dei sensi di colpa incredibili e mi riprometto di migliorare. Prima o poi inizierò la terapia con consistente in cucina di gruppo e resisterò alla tentazione di innervosirmi ogni volta che qualcuno affetterà con poca cura una cipolla o farà una besciamelle con i grumi.
A furia di correre le dita sulla tastiera ho finito col rilevare alcuni dei miei lati oscuri: magari alcuni di voi penseranno di leggere i pensieri di una pazza furiosa e cancelleranno il mio blog dalle loro letture. Oppure qualcuno imiterà la scelta di una persona che i miei lati oscuri li ha conosciuti bene e continuerà a leggere solo per accertarsi se mi sia caduta in testa quella tegola che mi ha augurato di ricevere. Ma si sa: l'erba cattiva non muore mai!
Comincio a sentire nella mia testa una vocina che, in maniera sempre più insistente, mi ripete di mettere la parola fine al post odierno; forse per timore che i miei pochi e affezionati lettori decidano di non leggermi più - e allora sì che sarei sempre più simile ad una pazza che parla da sola e che ride da sola per le stupidaggini che scrive!
Scusatemi, ma forse è il caldo che ha una cattiva influenza: odio l'estate e l'afa che porta con sé... Prima o poi finirò per emigrare in Antartide e chiederò asilo politico ai pinguini.
Insomma, tutte queste parole sprecate solo per dire che cogito ergo sum (la mia amichetta Roberta aggrotterà il suo temibile sopracciglio non appena leggerà questa citazione filosofica del tutto fuori luogo): sono ancora qui e sono ancora io.
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ninive20
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È stata una settimana complicata e mai come in questi giorni scrivere è stata azione così ardua. Non che ci sia una ragione ben precisa per tali difficoltà.
Si tratta solo di uno stato d'animo, passeggero sicuramente, ma col quale convivo da un po'.
La settimana è iniziata con un lunedì denso di imprevisti e contrattempi culminati con me bloccata per diverse ore in un'anonima stazione di provincia perché il traffico ferroviario da e per Milano era del tutto bloccato perché una persona, l'ennesima in quella zona, aveva deciso di dar fine a tutto gettandosi sotto un treno in corsa. E il mio pensiero non può che tornare a quel gesto così terribile e disperato; un gesto di estrema negazione, di disperazione. Un gesto che comprendo, ma che non posso condividere. Un gesto che mi fa tornare in mente una persona che mi ha fatto crescere, che ormai riesco a vedere solo al passato, una persona che mi ha segnato, profondamente, e che io ho segnato - e forse di me ricorda adesso solo il peggio, ma non la biasimo. Ritorno con la mente a quella morte, così truce, che sarebbe passata in silenzio per me, se non avessi avuto quel colloquio a Milano.
Milano. Da piccola era la città su cui fantasticavo. Me l'immaginavo come un luogo speciale, ricco di meraviglie. Nella mia mente di bambina era la città in cui sarei tornata, da grande; perché là ero nata e là era naturale che dovessi tornare. Ricordo ancora la mia curiosità, il mio scrutare fuori dai finestrini dell'auto quando andavamo in Francia ogni estate... E mio padre che allungava e passava da Cernusco, così che io potessi vedere i luoghi che mi avevano visto nascere, così che io potessi respirare ancora una volta quell'aria così diversa, piacevole; perché piacevole era il pensiero di essere nata in un luogo diverso da quello dei miei fratelli, quasi che quella differenza anagrafica rispecchiasse il mio sentirmi diversa da tutto il resto della mia famiglia.
Milano... Per un po' è stato il mio luogo del cuore; la meta quasi settimanale dei miei ultimi anni universitari. Era la città in cui passeggiavo e in cui la persona che mi aveva rubato il cuore - nei pressi di un'anonima fontanella, in una calda mattinata anomala di agosto - mi faceva sentire amata, protetta e al sicuro: semplicemente tenendomi per mano.
Milano è stata la città della speranza. La speranza di un futuro condiviso con la persona che era sempre riuscita a farmi andare contro ogni mia logica precostituita e che mi aveva fatto scoprire che esiste anche un'altra me stessa, totalmente imprevista ed insospettata, che agisce e che pensa poi alle conseguenze.
Milano è stata la città buia, soffocante e densa di pianti solitari. Milano è stata la città della fine dei progetti e dei sogni ad occhi aperti. Per un periodo è stata la città del dolore; il luogo che mi impediva di vedere vecchie fotografie e che mi faceva venire le lacrime agli occhi anche solo a sentirla nominare.
Milano è stata la città del silenzio: per diverso tempo mi ha impedito di prendere in mano la mia penna stilografica preferita e di sporcarmi le mani di nero... Milano è stata la città del mio annullamento.
Milano mi ha lasciato un marchio indelebile; ha macchiato la ragazzina sognante e l'ha resa diversa. Non so se migliore o peggiore.
Milano ha contribuito a fare di me ciò che sono.
Milano è stata la metropoli del disincanto; in cui è troppo facile perdersi e lasciarsi andare.
E dopo diverso tempo, ancora una volta, Milano. E i ricordi che si affollano alla mente e mi deconcentrano dal pensiero del colloquio che mi attendeva. Pensavo a tutto questo mentre ero in treno e mi annoiavo e pensavo che dovevo organizzarmi meglio in modo da non dimenticare di nuovo a casa il romanzo di Saramago che stavo leggendo: perché se avessi avuto da leggere allora avrei pensato di meno... Il ragionamento non fa una piega, non vi pare?
Solo che poi la morte ha il cattivo gusto di irrompere sempre nei momenti più strani e cambia in qualche modo il corso delle cose.
Rimandato il colloquio all'indomani, penso a Paolo Fox che avevo distrattamente ascoltato la domenica mattina mentre mi annoiavo facendo zapping davanti alla tv: gli scorpione, ahimè, all'ultimo posto della sua classifica astrologica. Ho imparato la lezione: mai ridere (o deridere, che è lo stesso in questo caso) degli astrologi... Le loro parole possono condizionare il corso delle vostre giornate. Sì, perché se non avessi riso di Paolo Fox, ne sono certa, la mia settimana sarebbe stata migliore (per chi avesse qualche dubbio: sto scherzando).
Martedì, finalmente rimetto piede a Milano. E niente catastrofi. Niente crisi isteriche. Tutti i miei timori ingiustificati.
Colloquio conoscitivo, il solito; ho la sensazione che sia solo l'ennesima perdita di tempo. Ma visto che ultimamente le mie sensazioni vanno in malora, esiste anche la possibilità che io sbagli.
Certo che sarebbe il colmo: io che lavoro a Milano. Dopo tutto quello che mi ero detta dopo la mia fuga...
Ma Milano è solo un luogo come un altro, ormai. Demitizzato: lo sguardo di quella bambina che guarda fuori dal finestrino della Lancia Thema di mio padre è sepolto nel passato.
Mercoledì, giovedì... giornate senza grandi sobbalzi. Un po' annoiate e senza forma.
Ho letto del nuovo governo Berlusconi e, seppure tentata, ho resistito alla tentazione di commentare i nuovi e grandiosi ministri che si prenderanno cura del nostro paese per i prossimi cinque anni... Non ho potuto fare a meno di corrucciare lo sguardo, indecisa se ridere o piangere, all'annuncio di Veltroni del suo governo ombra e della ridicola enumerazione dei ministri - ombra anch'essi. Ma quante altre stupidaggini ci toccherà sentire ancora?
Infine, tutta la settimana è stata attraversata dal turbamento causato dalla notizia che una delle persone che ho amato di più, ma che non riesco più ad amare in questo presente, qualche settimana fa sarebbe morta. E nel web la notizia ha riempito i blog e i forum degli addetti ai lavori e dei suoi adepti/ammiratori... La qual cosa, all'inizio mi ha fatto piangere perché, pensando per un attimo che fosse vero, odiavo me stessa: pensavo a quanto insofferente fossi diventata alla sua presenza e alla sua persona. E mi sentivo odiosa (parlo al passato, ma è un sentimento tuttora presente) per il mio repentino ed inspiegato senso di fastidio verso di lui che non aveva colpe e che non mi aveva fatto proprio nulla. E mi chiedevo perché una persona che avevo considerato indispensabile per la mia vita, alla fine non lo fosse più. Al punto da decidere di tagliarlo fuori da tutto.
E mentre passavano i giorni mi sono convinta che si trattava di un falso; mi sono convinta che si trattava di una delle sue trovate geniali.
Forse è il suo modo per tagliare col passato. Forse è il suo modo per ridersela di gusto. Chissà... Ma alla sua morte non credo e ho le mie ragioni.
Venerdì... Una giornata afosa, un sole caldo che mette tutti di buon umore tranne me che sento di stridere con tanto chiarore e con tanta luce. Sensazione che in parte è svanita stasera. E posso ringraziare Harrison Ford ed il suo Indiana Jones se sono qui a scrivere adesso: mi stava annoiando a morte con le sue imprese inverosimili e così mi sono detta che era ora di aggiornare queste pagine.
Infine, la mia colonna sonora in questa settimana: The Last Holy Writer dei Tremblig Blue Stars. Qui potete assaporarne l'atmosfera sognante, umbratile, introspettiva. Fino a poco tempo fa non sapevo neanche che esistessero: scoperti per caso, attraverso giri per il web che non saprei neanche riproporvi adesso. E da quel giorno è stato come se un nuovo mondo, incredibilmente coinvolgente, mi si fosse aperto davanti.
Riescono a far vibrare le mie corde e ad emozionarmi. In fondo è proprio quello che la buona musica dovrebbe riuscire a fare e, a mio avviso, i Trembling Blue Stars fanno ottima musica. Da scoprire, se non li conoscete ancora...
TREMBLING BLUE STARS - Helen Reddy
TREMBLING BLUE STARS - November starlings
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Desidero segnalarvi un'iniziativa a favore della moratoria per la pena di morte. L'iniziativa è organizzata da 02PD e avrà luogo martedì 4 Dicembre a Milano in Piazza Beccaria: sarà presente Moni Ovadia che leggerà delle pagine di Cesare Beccaria.
Gli scritti del Beccaria, nati nel XVIII secolo, sono più che mai attuali oggi: il rispetto dei diritti umani e la condanna della pena di morte sono temi molto sentiti anche nel nostro tempo.
In troppi paesi del nostro mondo vige ancora la pena di morte: è dunque importante manifestare il proprio dissenso verso uno dei crimini peggiori che l'uomo possa commettere.
Nessuna giustizia può essere tale se decide di togliere la vita ad un essere umano; qualunque sia il crimine commesso, tutti hanno diritto alla vita.
I paesi nei quali la pena di morte è stata abolita sono molti, ma non bastano. Nel mondo ogni anno migliaia di persone muoiono perché condannate alla pena capitale: nella democratica America, in Cina, in Iran, in Pakistan, in Iraq, in Sudan... Ed ho citato solo gli stati nei quali il numero delle condanne a morte è maggiore: in questo breve elenco sono molti gli stati assassini che mancano all'appello. L'augurio è che possano diventare sempre meno, fino alla totale estinzione di questa infima categoria di nazioni.
È nostro dovere morale dichiarare il nostro orrore ed esprimere la nostra avversione verso la pena capitale: diciamo no alla pena di morte sostenendo la moratoria internazionale presentata all'ONU - al nostro paese il merito di averla promossa e sostenuta con decisione.
Invito dunque tutti coloro che il 4 Dicembre prossimo saranno a Milano a partecipare numerosi a questa iniziativa (ahimè! la Sicilia è troppo lontana e non potrò essere presente):
Qualche link di approfondimento:
02PD
Moni Ovadia
Moni Ovadia su Wikipedia
Cesare Beccaria su Wikipedia
Dei delitti e delle pene su Wikipedia
Cesare Beccaria - Dei delitti e delle pene (qui potete leggere l'opera completa)
Notizia dell'ANSA sull'approvazione della Moratoria sulla pena di morte
Amnesty International
Fatti e cifre sulla pena di morte (pdf)
Nessuno Tocchi Caino
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