Giornata strana quella di oggi, forzatamente casalinga, anche per via del tempo. Ancora pioggia, tuoni, vento... Ancora una giornata poco estiva e, forse sarò tra i pochi a pensarla così, a me non dispiace, anzi sono contenta. Il rumore della pioggia che scroscia giù per i tetti delle case e per le strade; l'odore dell'erba bagnata; il balenio di un arcobaleno timido: sono tutte cose che riescono ad incantarmi.
E poi, dopo tanto fragore, torna la calma: il cielo ritrova il suo colore azzurro e rimane solo qualche nuvoletta a ricordare timidamente il passaggio della pioggia.
L'alternarsi di temporali e sole sembra diventata la prassi qui, nelle ultime settimane. Questo mutare veloce del tempo sembra riflettere quello che è il mutevole stato del mio umore in queste settimane.
Emotivamente sento di aver ritrovato il mio equilibrio, ma le nuvole continuano ad agitarsi all'orizzonte.
La ricerca di un lavoro diventa sempre più snervante. Ormai tutti pensano alle vacanze e tutto viene rimandato a settembre; tuttavia i colloqui continuano a susseguirsi ed io mi sento sempre più vicina al protagonista di Santa Maradona interpretato da Stefano Accorsi. A volte mi chiedo perché mi chiamino per un colloquio se poi non sono interessati ad una persona con il mio tipo di laurea; ma li leggeranno bene i curriculum vitae prima di chiamare la gente? Forse dovrei cominciare a scrivere "No perditempo" in cima al mio curriculum, così magari cominceranno a chiamarmi solo quelli che sono davvero interessati al mio profilo! E sul cv aggiungerei anche: "cerco un lavoro serio, non sono interessata al volontariato": perché c'è pure chi chiama e propone di lavorare per dieci ore al giorno, senza pausa pranzo assicurata, pretendendo pure che si lavori gratuitamente. E nel frattempo secondo loro di che dovrei campare? Di aria?
Comunque forse ha proprio ragione Andrea, il protagonista di Santa Maradona:
ANDREA
Medicina, dovevamo fare.
BART
Mh?
ANDREA
Abbiamo studiato...
BART
Mh...
ANDREA
...ci siamo fatti il mazzo per diventare persone serie, anche con un certo spessore, ma Lettere non serve a un cazzo.
Se volete dilettarvi nella lettura dei dialoghi originali di questo film potete farlo qui; questo invece è il video della scena a cui mi riferisco:
Meglio smetterla con le ciance. Una cosa è certa: non mi pento di nulla e di certo non mi pento degli studi che ho fatto. Avrei potuto fare economia, ingegneria, medicina... Forse sarebbe stato più semplice trovar lavoro, ma non avrei seguito le mie passioni e le mie inclinazioni.
Io non cambierei una virgola.
Mi ritengo fortunata, nonostante tutto, perché ho sempre avuto le idee chiare su ciò che volevo fare. E le mie idee continuano ad essere cristalline.
È solo che ci sono momenti in cui tutto sembra andare per il verso sbagliato; ci sono persone che sembrano solo prenderti in giro. Ma non demordo e non mi scoraggio: prima o poi la spunto io!
Sono passati quattro anni e Carlo Parlanti, il cittadino italiano detenuto ad Avenal (California - USA) di cui ho scritto più volte su queste pagine, vive ancora la sua lotta quotidiana per la libertà.
Era il 4 Luglio del 2004 quando, mentre era in transito all'aeroporto di Düsseldorf, in Germania, venne arrestato dalla polizia tedesca senza che ne conoscesse le ragioni. Per due anni infatti, dal luglio 2002 - cioè da quando Carlo Parlanti aveva lasciato l'America per tornare in Italia - al luglio 2004, Carlo era rimasto all'oscuro del fatto che pendeva su di lui un mandato di cattura internazionale emesso dagli USA. Nel luglio 2002 infatti la sua ex convivente, Rebecca White, aveva denunciato Carlo alla polizia californiana per violenze e sequestro di persona.
Con il suo arresto in Germania ha avuto inizio il suo inferno.
Dopo aver trascorso quasi un anno nelle carceri tedesche, nel 2003 la Germania decide di accogliere la richiesta di estradizione avanzata dagli USA, ignorando le richieste avanzate dall'Italia di rimpatriare il nostro connazionale.
In America ha luogo il processo: Carlo, sicuro della propria innocenza e fiducioso nella giustizia, rifiuta il patteggiamento che gli avrebbe permesso un enorme sconto di pena. Invece, inaspettatamente, Carlo viene condannato al massimo della pena prevista dalla legislazione americana per questi casi: nove anni di detenzione.
Da allora Carlo, la sua fidanzata Katia Anedda e tutta la sua famiglia vivono un vero e proprio incubo. Ciononostante Carlo non si è mai arreso ed ha sempre continuato a far sentire la propria voce per proclamare la propria innocenza. A fargli da portavoce i suoi familiari e, soprattutto, Katia che non si è mai risparmiata.
Nonostante l'indifferenza di molti tra politici, rappresentanti istituzionali e nonostante il silenzio dei principali organi di stampa, Carlo e Katia non si sono mai arresi. Attraverso il sito internet dedicato alla vicenda di Carlo, Katia è riuscita a far conoscere questa storia a numerose persone e sono in molti coloro hanno deciso d'impegnarsi personalmente, dedicando il loro tempo e i loro sforzi, per aiutare e dare il loro sostegno a Carlo.
Katia ha di recente fondato, insieme ad Erika Righi (sorella di Simone Righi), l'associazione senza scopo di lucro Prigionieri del Silenzio: alla base di quest'associazione vi è il desiderio di dare una mano a tutti quegli italiani rinchiusi nelle carceri straniere che vedono violati i loro diritti fondamentali e che sono troppo spesso dimenticati dalle nostre istituzioni.
Recentemente Katia ed i familiari di Carlo sono riusciti ad avvalersi della professionalità del criminologo Marco Strano che, insieme ai suoi collaboratori, sta studiando le prove e tutto ciò che è inerente al caso di Carlo; quanto dedotto dal professore Marco Strano è stato esposto durante la trasmissione televisiva Scena del Crimine (in onda su TeleRoma56 e anche su Sky). Oltre al professore Strano, hanno preso parte alla trasmissione anche l'avvocato Nino Marazzita e il chirurgo maxillofacciale Carlo Macro; ciò che appare chiaro dall'analisi effettuata nel corso del programma è l'inattendibilità di quanto affermato dalla presunta vittima.
Per chi avesse la voglia e la pazienza, ecco il video della trasmissione completa:
Se invece lo preferite, potete leggere le dichiarazioni dei diversi esperti qui, qui e qui.
Personalmente sono convinta dell'innocenza di Carlo Parlanti e in questo giorno così particolare per lui e per i suoi cari non posso non esprimergli la mia solidarietà.
Spero che il processo americano venga riaperto, soprattutto alla luce delle analisi degli specialisti che sono stati interpellati e che Carlo possa tornare ad essere un cittadino libero.
Entrare nel merito delle leggi sulla sicurezza del nuovo - si fa per dire - governo Berlusconi richiederebbe una quantità incommensurabile di parole ed io oggi non ho le forze per una tale impresa: il caldo di questi giorni mi sta massacrando!
Tuttavia non posso trattenermi dall'esprimere alcune delle mie perplessità maggiori.
A me pare che il nostro paese stia imboccando strade molto pericolose e il governo Berlusconi riesce a dare dell'Italia l'immagine peggiore: la stampa estera guarda con crescente preoccupazione la svolta xenofoba dell'Italia di questi ultimi tempi (qualche esempio: qui, qui e anche qui) e d'altronde come negare l'evidenza? A partire dalla questione della clandestinità che diventa reato, passando per il prolungamento del periodo di permanenza massimo nei Centri di Identificazione ed Espulsione (la permanenza può durare fino a diciotto mesi) e arrivando alla recente proposta avanzata dal ministro dell'Interno Maroni di raccogliere e schedare le impronte digitali di tutti i cittadini rom, minori compresi. La sola idea che si prendano provvedimenti e che si facciano leggi con lo scopo di "controllare" una determinata categoria di persone o una determinata etnia è davvero angosciante; se questo non è razzismo, spiegatemi voi: che cos'è? In un paese giusto e democratico le leggi sono fatte per tutti, non sono selettive, non si rivolgono solo verso una "razza". Siamo tutti uguali: se devono essere prese le impronte digitali a tutti i rom, perché non prendere allora le impronte digitali di tutti i cittadini, italiani e non, residenti in Italia? Tra l'altro molti rom sono dei cittadini italiani a tutti gli effetti.
Per chi volesse approfondire queste tematiche:
Tra l'altro, se quanto accaduto a Torino il mese scorso fosse vero, ritengo che in Italia comincino ad aprirsi scenari davvero inquietanti; soprattutto perché queste scene non sembrano del tutto isolate. Il mio timore è che si possa arrivare a veri e propri atti di discriminazione; il rischio è che la parola straniero divenga sinonimo di criminale.
Sinceramente comincio a pensare che forse farei meglio a prendere in considerazione l'idea di emigrare all'estero, lontana da quest'Italia che diventa ogni giorno di più intollerante e che ogni giorno di più si allontana dalla mia Italia: il paese in cui sono nata e cresciuta sembra aver tradito se stesso; sembra un altro...
Sugli episodi di Torino:
Quelli elencati finora mi sembrano già dei fatti allarmanti; ma purtroppo sembrano non bastare a Berlusconi e al suo governo. Berlusconi è famoso per i suoi attacchi ai giudici e alla magistratura italiana: è sufficiente che lui venga indagato per qualcosa o che venga processato per qualche reato che fa partire subito il suo J'accuse! Se poi la stampa riporta i fatti o non si schiera dalla sua parte, non risparmia accuse nemmeno nei loro confronti.
Credo che sia molto grave che una delle figure istituzionali più importanti del nostro paese perpetui questa campagna di discredito e di insulti rivolti verso le autorità giudiziarie e verso gli organi di stampa.
Sembra che Berlusconi abbia una sua personalissima idea di democrazia; un'idea costruita ad immagine e somiglianza dei suoi personalissimi interessi: guai a chi prova a sfiorarli! Le parole irrispettose del capo del governo nei confronti del sistema giudiziario italiano sono parole rivolte anche a noi cittadini: chi manca di rispetto alle istituzioni del nostro paese, manca di rispetto all'intero paese.
L'ennesimo colpo al sistema giudiziario arriva con il cosiddetto Lodo Alfano e con la proposta di un decreto legge sulle intercettazioni. Georgia sul suo blog ha postato il video dell'intervista fatta dal blog di Grillo al procuratore generale di Torino, Gian Carlo Caselli; un'intervista davvero interessante (di cui potete trovare la trascrizione qua). Questa è l'intervista:
Lascio a voi ogni conclusione; per ciò che mi riguarda penso che se queste leggi verranno approvate il nostro diventerà un paese meno giusto e meno democratico.
Qualche link di approfondimento su queste tematiche:
Infine, per chi riesce a capire il francese, uno scritto divertente di Stefano Benni apparso su Libération (non sono proprio riuscita a trovare una traduzione in italiano) che potete leggere qui.
È stata una settimana complicata e mai come in questi giorni scrivere è stata azione così ardua. Non che ci sia una ragione ben precisa per tali difficoltà.
Si tratta solo di uno stato d'animo, passeggero sicuramente, ma col quale convivo da un po'.
La settimana è iniziata con un lunedì denso di imprevisti e contrattempi culminati con me bloccata per diverse ore in un'anonima stazione di provincia perché il traffico ferroviario da e per Milano era del tutto bloccato perché una persona, l'ennesima in quella zona, aveva deciso di dar fine a tutto gettandosi sotto un treno in corsa. E il mio pensiero non può che tornare a quel gesto così terribile e disperato; un gesto di estrema negazione, di disperazione. Un gesto che comprendo, ma che non posso condividere. Un gesto che mi fa tornare in mente una persona che mi ha fatto crescere, che ormai riesco a vedere solo al passato, una persona che mi ha segnato, profondamente, e che io ho segnato - e forse di me ricorda adesso solo il peggio, ma non la biasimo. Ritorno con la mente a quella morte, così truce, che sarebbe passata in silenzio per me, se non avessi avuto quel colloquio a Milano.
Milano. Da piccola era la città su cui fantasticavo. Me l'immaginavo come un luogo speciale, ricco di meraviglie. Nella mia mente di bambina era la città in cui sarei tornata, da grande; perché là ero nata e là era naturale che dovessi tornare. Ricordo ancora la mia curiosità, il mio scrutare fuori dai finestrini dell'auto quando andavamo in Francia ogni estate... E mio padre che allungava e passava da Cernusco, così che io potessi vedere i luoghi che mi avevano visto nascere, così che io potessi respirare ancora una volta quell'aria così diversa, piacevole; perché piacevole era il pensiero di essere nata in un luogo diverso da quello dei miei fratelli, quasi che quella differenza anagrafica rispecchiasse il mio sentirmi diversa da tutto il resto della mia famiglia.
Milano... Per un po' è stato il mio luogo del cuore; la meta quasi settimanale dei miei ultimi anni universitari. Era la città in cui passeggiavo e in cui la persona che mi aveva rubato il cuore - nei pressi di un'anonima fontanella, in una calda mattinata anomala di agosto - mi faceva sentire amata, protetta e al sicuro: semplicemente tenendomi per mano.
Milano è stata la città della speranza. La speranza di un futuro condiviso con la persona che era sempre riuscita a farmi andare contro ogni mia logica precostituita e che mi aveva fatto scoprire che esiste anche un'altra me stessa, totalmente imprevista ed insospettata, che agisce e che pensa poi alle conseguenze.
Milano è stata la città buia, soffocante e densa di pianti solitari. Milano è stata la città della fine dei progetti e dei sogni ad occhi aperti. Per un periodo è stata la città del dolore; il luogo che mi impediva di vedere vecchie fotografie e che mi faceva venire le lacrime agli occhi anche solo a sentirla nominare.
Milano è stata la città del silenzio: per diverso tempo mi ha impedito di prendere in mano la mia penna stilografica preferita e di sporcarmi le mani di nero... Milano è stata la città del mio annullamento.
Milano mi ha lasciato un marchio indelebile; ha macchiato la ragazzina sognante e l'ha resa diversa. Non so se migliore o peggiore.
Milano ha contribuito a fare di me ciò che sono.
Milano è stata la metropoli del disincanto; in cui è troppo facile perdersi e lasciarsi andare.
E dopo diverso tempo, ancora una volta, Milano. E i ricordi che si affollano alla mente e mi deconcentrano dal pensiero del colloquio che mi attendeva. Pensavo a tutto questo mentre ero in treno e mi annoiavo e pensavo che dovevo organizzarmi meglio in modo da non dimenticare di nuovo a casa il romanzo di Saramago che stavo leggendo: perché se avessi avuto da leggere allora avrei pensato di meno... Il ragionamento non fa una piega, non vi pare?
Solo che poi la morte ha il cattivo gusto di irrompere sempre nei momenti più strani e cambia in qualche modo il corso delle cose.
Rimandato il colloquio all'indomani, penso a Paolo Fox che avevo distrattamente ascoltato la domenica mattina mentre mi annoiavo facendo zapping davanti alla tv: gli scorpione, ahimè, all'ultimo posto della sua classifica astrologica. Ho imparato la lezione: mai ridere (o deridere, che è lo stesso in questo caso) degli astrologi... Le loro parole possono condizionare il corso delle vostre giornate. Sì, perché se non avessi riso di Paolo Fox, ne sono certa, la mia settimana sarebbe stata migliore (per chi avesse qualche dubbio: sto scherzando).
Martedì, finalmente rimetto piede a Milano. E niente catastrofi. Niente crisi isteriche. Tutti i miei timori ingiustificati.
Colloquio conoscitivo, il solito; ho la sensazione che sia solo l'ennesima perdita di tempo. Ma visto che ultimamente le mie sensazioni vanno in malora, esiste anche la possibilità che io sbagli.
Certo che sarebbe il colmo: io che lavoro a Milano. Dopo tutto quello che mi ero detta dopo la mia fuga...
Ma Milano è solo un luogo come un altro, ormai. Demitizzato: lo sguardo di quella bambina che guarda fuori dal finestrino della Lancia Thema di mio padre è sepolto nel passato.
Mercoledì, giovedì... giornate senza grandi sobbalzi. Un po' annoiate e senza forma.
Ho letto del nuovo governo Berlusconi e, seppure tentata, ho resistito alla tentazione di commentare i nuovi e grandiosi ministri che si prenderanno cura del nostro paese per i prossimi cinque anni... Non ho potuto fare a meno di corrucciare lo sguardo, indecisa se ridere o piangere, all'annuncio di Veltroni del suo governo ombra e della ridicola enumerazione dei ministri - ombra anch'essi. Ma quante altre stupidaggini ci toccherà sentire ancora?
Infine, tutta la settimana è stata attraversata dal turbamento causato dalla notizia che una delle persone che ho amato di più, ma che non riesco più ad amare in questo presente, qualche settimana fa sarebbe morta. E nel web la notizia ha riempito i blog e i forum degli addetti ai lavori e dei suoi adepti/ammiratori... La qual cosa, all'inizio mi ha fatto piangere perché, pensando per un attimo che fosse vero, odiavo me stessa: pensavo a quanto insofferente fossi diventata alla sua presenza e alla sua persona. E mi sentivo odiosa (parlo al passato, ma è un sentimento tuttora presente) per il mio repentino ed inspiegato senso di fastidio verso di lui che non aveva colpe e che non mi aveva fatto proprio nulla. E mi chiedevo perché una persona che avevo considerato indispensabile per la mia vita, alla fine non lo fosse più. Al punto da decidere di tagliarlo fuori da tutto.
E mentre passavano i giorni mi sono convinta che si trattava di un falso; mi sono convinta che si trattava di una delle sue trovate geniali.
Forse è il suo modo per tagliare col passato. Forse è il suo modo per ridersela di gusto. Chissà... Ma alla sua morte non credo e ho le mie ragioni.
Venerdì... Una giornata afosa, un sole caldo che mette tutti di buon umore tranne me che sento di stridere con tanto chiarore e con tanta luce. Sensazione che in parte è svanita stasera. E posso ringraziare Harrison Ford ed il suo Indiana Jones se sono qui a scrivere adesso: mi stava annoiando a morte con le sue imprese inverosimili e così mi sono detta che era ora di aggiornare queste pagine.
Infine, la mia colonna sonora in questa settimana: The Last Holy Writer dei Tremblig Blue Stars. Qui potete assaporarne l'atmosfera sognante, umbratile, introspettiva. Fino a poco tempo fa non sapevo neanche che esistessero: scoperti per caso, attraverso giri per il web che non saprei neanche riproporvi adesso. E da quel giorno è stato come se un nuovo mondo, incredibilmente coinvolgente, mi si fosse aperto davanti.
Riescono a far vibrare le mie corde e ad emozionarmi. In fondo è proprio quello che la buona musica dovrebbe riuscire a fare e, a mio avviso, i Trembling Blue Stars fanno ottima musica. Da scoprire, se non li conoscete ancora...
In un presente in cui si ha sempre più la percezione che il lavoro rischi di diventare quasi un privilegio e che i lavoratori, soprattutto quelli più giovani, siano sempre meno tutelati, la festa del Lavoro, a mio avviso, deve assumere un significato più forte di quello che sembra avere attualmente.
Sono sempre di più i lavoratori precari e oggi, che dovrebbe essere un giorno importante - quasi sacro direi - per chi lavora, molti lavoratori (precari e non) lavorano - penso anche al supermercato vicino a casa mia che oggi resterà aperto tutto il giorno e mi chiedo: ma se per un giorno restano chiusi è un dramma? E mi chiedo se chi decide che oggi si deve lavorare sia tra i primi ad andare al lavoro o se invece sia chissà dove a riposare...
Da più parti si moltiplicano gli attacchi al lavoro e ai diritti dei lavoratori: da chi dice che il posto fisso è un paradigma che deve essere abbandonato - ma lo sfido a vivere alla giornata per tutta la vita con un lavoro precario privo di garanzie e prospettive per il futuro - a chi se la prende con i sindacati, la cui funzione di tutela dei diritti dei lavoratori è, a mio parere, imprescindibile.
Il mio pensiero in questo giorno va a tutti i lavoratori e soprattutto a coloro che di lavoro muoiono ogni giorno; perché di lavoro ancora si muore e credo che sia una delle morti più tragiche.
Facciamo in modo che il senso e l'importanza di questa giornata non vengano lasciate indietro nella memoria perché molti dei diritti che tutti noi abbiamo oggi sono stati conquistati col sangue.
Nel rispetto di quelle vite non possiamo lasciare che il valore di questa giornata cada nell'oblio: è proprio dimenticando che aiutiamo chi vuole cancellare i diritti dei lavoratori a raggiungere i suoi scopi.
In realtà non avevo molta voglia di scrivere stasera, solo che poi mentre leggevo un po' di news non ho proprio potuto evitare. Devo impormi la regola di non leggere nulla che abbia a che fare con la politica dopo una certa ora: finisce che per calmare i miei nervi mi tocca contare le pecorelle pur di riuscire a prendere sonno!
Cercherò di essere breve, ma prima una breve premessa... È chiaro che non mi sento per nulla rappresentata da questo nuovo governo berlusconiano per cui, forse, ci sarà chi dirà che i miei sono pregiudizi e idee comuniste (tanto per chi è politicamente orientato verso destra tutte le idee differenti dalle proprie sono idee comuniste), sebbene io non mi definisca tale - ma questo è un altro discorso e finirei per divagare troppo.
Mentre leggevo le news del giorno e pensavo che Schifani come presidente del Senato non ce lo vedo proprio, mi sono imbattuta nelle ennesime parole farneticanti di Bossi. Sembra che i fucili siano proprio un'ossessione per Bossi e sembra anche che sia pronto a tirar fuori dal suo cilindro trecentomila uomini pronti a diventare martiri per la Padania. E naturalmente domani ci sarà ancora chi sosterrà che le parole di Bossi erano metaforiche!
Mi chiedo come facciano gli italiani che hanno votato per Berlusconi e per i suoi alleati a sentirsi rappresentati da chi sembra incitare alla violenza, all'odio e alla paura.
Io mi sento disorientata: non mi sento parte di quest'Italia e mi spaventa l'idea di ciò che l'Italia si appresta a diventare nei prossimi cinque anni.
Mi ripeto che devo smetterla di avere visioni apocalittiche riguardo il nostro futuro, ma mi risulta impossibile, specie se anche Berlusconi - che invita la Lega alla moderazione - sembra cominciare a prendere confidenza con le armi?
La sua immagine che mima un mitra alla giornalista russa che intervistava Putin non smette d'inquietarmi e non riesco a sorridere al pensiero che si tratti di una delle tante berlusconate: per i miei gusti, i fucili e i mitra sono diventati davvero troppi.
Da diversi giorni il mondo politico è tormentato da una nuova questione: le schede elettorali. Quando ho letto la notizia per la prima volta mi sono sentita infastidita, ma poi ho sorriso perché ho pensato: "Berlusconi ne pensa una più del diavolo" e non ho approfondito oltre. Dopo di che Bossi se ne esce con un'altra delle sue frasi e da Verbania dice che per fermare i romani che hanno stampato le schede porcata i leghisti potrebbero anche imbracciare i fucili: una frase così sottilmente metaforica che nessuno lo ha capito ed è naturalmente scoppiata la polemica. Anche la mia intelligenza non è riuscita ad arrivare a comprendere una tale sottigliezza, al punto da spingermi ad indignarmi al pensiero che Bossi incitasse con così tanta leggerezza all'odio e alla violenza. Sono addirittura arrivata a pensare che va bene la libertà di parola e di pensiero, ma che c'è un limite a tutto e che certe idiozie non andrebbero dette in pubblico. Ma che volete farci? Ogni tanto sarà lecito anche per me sbagliare ad interpretare le cose che sento, o no? Io però non riesco a togliermi dalla testa che a me quelle frasi sembrano poco metaforiche, ma ho la testa dura, non è certo una novità!
Le parole di Bossi hanno fatto sobbalzare anche il povero Berlusconi che non sapendo più cosa dire per giustificare il suo brillante alleato non ha trovato di meglio da dire e così ha dichiarato che Bossi è malato... Povero Bossi, allora non sa cosa dice! è tutta colpa della malattia - ho pensato io. Solo che a Bossi le parole di Berlusconi non sono andate a genio e pare sia nata una piccola disputa a distanza tra i due. Solo che poi stamattina leggo la notizia secondo la quale Berlusconi avrebbe affermato che le polemiche con Bossi sarebbero solo un'invenzione: ma chi le mette in giro 'ste voci, mi chiedo io...
Comunque, a quanto pare la questione delle schede elettorali ha fatto perdere il senno un po' a tutti i politici. Anche secondo Di Pietro andrebbero cambiate e dalle pagine del suo blog invita tutti a far pressioni nei confronti delle istituzioni affinché si provveda a rifare tutto.
Stamattina ascoltavo le notizie del giorno e su tutte le reti non si faceva altro che parlare di queste terribili schede elettorali e di come esse siano solo fonte di confusione per il povero elettore. Inoltre, a quanto pare, il vero pericolo in realtà è che queste schede diventino l'arma di possibili brogli elettorali. E sappiamo tutti quanto la faccenda dei brogli stia a cuore dei politici, soprattutto di Berlusconi!
Allarmata da tanto clamore e temendo che per una volta Berlusconi avesse ragione a battere i piedi e strepitare, ho deciso di fare le mie ricerche e di andare a fondo alla faccenda.
Innanzitutto ho cercato di capire che aspetto avessero le schede incriminate e per quale motivo quasi tutti le hanno tanto in odio.
Ho trovato una riproduzione delle schede sul sito del quotidiano La Repubblica, mentre qui trovate spiegato qual è la maniera corretta di esprimere il proprio voto e quale invece quella errata.
Dopo di che ho googlato alla ricerca di ulteriori notizie, ma più leggevo le dichiarazioni di questi ultimi giorni e più pensavo di sprecare il mio tempo. Ragion per cui ho lasciato perdere.
Le mie conclusioni: i politici dovrebbero smetterla di preoccuparsi per queste sciocchezze e occuparsi di cose più importanti. Innanzitutto gli italiani non sono stupidi e non credo proprio che non riescano a mettere una crocetta sul simbolo del partito prescelto. Inoltre ristampare le schede - se anche non volessimo considerare il fatto che fra cinque giorni si voterà e che i tempi sono dunque troppo stretti - è sicuramente una spesa inutile: sembra quasi che i soldi pubblici si possano sprecare senza problemi! Tra l'altro gli irriducibili si consolino: tutto il loro vociare ha spinto il Viminale a far stampare dei manifesti che verranno affissi in tutti i seggi elettorali in modo da chiarire le modalità di voto.
I politici tornino a concentrarsi su cose più importanti e lascino votare in pace gli italiani.
Sono diversi giorni che cerco di dedicare un po' di tempo a me stessa e di conseguenza anche al mio blog: con pessimi risultati visto che non sono riuscita a far nulla.
Ci sono giornate in cui si è costretti a correre o in cui non si sa come facciano a volare così in fretta le giornate. Anche oggi è stata una giornata intensa: sarà che devo ancora acclimatarmi e mettere ordine in tantissime cose. Lo so, sono diventata un po' ripetitiva; sto sempre a lamentarmi del tempo che vola troppo in fretta e di me che gli arranco dietro.
Il punto è che ho appena controllato la mia posta elettronica e ho trovato pessime notizie. Notizie che non riguardano me in prima persona, anzi, per essere più precisa, non riguardano la mia vita o quella dei miei cari. Si tratta di quel genere di notizie che mi fanno pensare a quanto io sia fortunata e a come me ne dimentichi troppo spesso: sempre concentrata su me stessa e sulle mie cosucce da poco! Sì, perché c'è chi vive in un incubo da troppo tempo e respira solo disperazione. Ho scritto spesso di Carlo e di altri italiani che si trovano coinvolti in guai giudiziari al di fuori dell'Italia.
Il mio pensiero in questo momento non può che correre in America, ad Avenal: dal 30 marzo scorso Carlo Parlanti ha iniziato lo sciopero della fame.
Carlo sta urlando al mondo la sua innocenza da diversi anni ormai. Non chiede di essere liberato; chiede solo di essere ascoltato e di potersi difendere veramente.
Da tre anni Carlo vive in un incubo interminabile ed ogni giorno sente la speranza scivolar via, silenziosamente.
Carlo è malato e questo sciopero della fame non può far altro che compromettere il suo già precario stato di salute. Grande è infatti la preoccupazione di tutti coloro che lo sostengono e che ogni giorno lottano affinché qualcuno finalmente possa aiutarlo a dimostrare la sua innocenza.
Numerosi gli sforzi e le iniziative per diffondere la storia di Carlo, ma ancora pochi la conoscono. Intanto il tempo passa e per Carlo, rinchiuso in una prigione sovraffollata della democratica America, ogni giornata è interminabile.
Ed io non posso fare a meno di pensare che quest'America è tutto, tranne che democratica e giusta; come invece pretende di essere. In un paese democratico un uomo viene sempre trattato come tale, con dignità e rispetto: gli vengono garantite le cure medice se è malato; gli viene garantito il diritto alla difesa se viene accusato di qualche crimine; gli viene data la possibilità di far sentire la sua voce... Tutto questo sembra che a Carlo venga negato: sin dall'inizio del suo incubo giudiziario è stato accompagnato dal pregiudizio razzista secondo il quale Carlo è colpevole perché è italiano - la parola di un cittadino americano è mille volte più importante di una miriade di prove e di evidenze che lo scagionano; sin dall'inizio ha dovuto lottare per far rispettare i suoi diritti fondamentali.
Carlo è vittima di soprusi e viene ostacolato in mille modi: questo perché Carlo si ostina ad urlare la sua innocenza, ma anche perché c'è chi ogni giorno si batte ed unisce la sua voce alla voce di Carlo. Tante piccole voci ogni giorno più unite ed ogni giorno più forti. Tante piccole voci che danno fastidio, ma che rimangono inascoltate da coloro i quali hanno il potere di agire e di far cambiare il corso degli eventi.
Sembra che a qualcuno dia fastidio che venga data a Carlo la possibilità di spiegare la propria versione dei fatti. Sembra proprio che per qualcuno Carlo debba apparire colpevole a tutti i costi, al punto che la settimana scorsa a Katia Anedda è stato vivamente consigliato per il bene di Carlo, di non organizzare alcuna conferenza stampa in America. A quanto pare c'è chi teme la diffusione della storia di Carlo e mi chiedo che cosa ci sia da temere.
In questo momento mi sento adirata, sconvolta, sconfortata, confusa, spaventata. Un mix micidiale.
Io non conosco Carlo personalmente, ma ho imparato a conoscerlo attraverso le cose che scrive, oltre che attraverso le parole di Katia Anedda ed attraverso quelle di chi ogni giorno mette tutte le sue energie in questa causa.
Io non ho mai stretto la mano di Carlo, ma non riesco a rimanere indifferente. Non posso. Sento che devo spezzare questo silenzio perché è proprio il silenzio che ogni giorno contribuisce a spegnere la vita di Carlo.
Quello di Carlo è un gesto estremo dettato dalla disperazione di fronte agli ennesimi soprusi. Facciamogli sapere che non è solo. Basta poco. Poche parole. Un saluto. Un pensiero. Qualsiasi cosa, ma non l'indifferenza: con l'indifferenza si estingue anche la più piccola speranza che le cose possano cambiare. E senza la speranza? È proprio la fine.
Qui potete approfondire la storia di Carlo Parlanti e trarre le vostre conclusioni: Carlo Parlanti;
Qui invece trovate le notizie aggiornate su Carlo Parlanti: Carlo Parlanti Free.
Mi hanno rubato un mese: non so come sia stato possibile, continuo a guardare il calendario, ma non ci sono dubbi. Siamo già a Pasqua! È da più di un mese che non riesco a trovare il tempo per fare molte cose. I miei pochi lettori affezionati avranno notato con perplessità il mio silenzio; devo dire che la cosa ha lasciato un senso d'incertezza anche a me. Ma il calendario non mente: oggi siamo già al 20 marzo - tra mezz'ora sarà già il 21 - e ho appena realizzato che domani sarà il primo giorno di primavera.
È incredibile come a volte il tempo ci sfugga di mano; lo so che è una cosa piuttosto banale e risaputa, ma ogni volta che mi soffermo col pensiero sulle fughe del tempo un profondo senso di stupore, quasi infantile, mi riempie.
Probabilmente, visto il tema del mio ultimo post, ci sarà chi avrà pensato che non fossi sopravvissuta alla mia dose massiccia di ozio domenicale e che fossi rimasta vittima di un disaster. Ebbene, se sono qui, evidentemente sono viva e vegeta... e pronta a tediarvi con le mie chiacchiere!
Sono solo un po' incasinata; forse un po' più incasinata del mio solito.
Non so come o perché non sono riuscita ad organizzare le mie ventiquattro ore giornaliere in maniera tale da trovare anche solo una mezz'oretta per aggiornare le pagine di questo blog. Eppure di cose da scrivere ne avrei avute e più di una volta mi sono anche messa al pc con l'intenzione di farlo, ma inevitabilmente accadeva qualcosa che mi costringeva a rimandare.
Sono in piena rivoluzione: sto cambiando in maniera radicale la mia vita e sto concentrando le mie forze per far sì che questo mutamento avvenga nella manierà più veloce possibile.
Il fatto è che dopo il tempo dell'attesa e delle riflessioni arriva il tempo dell'azione.
Era da parecchio tempo che riflettevo, forse da troppo. C'erano situazioni che mi facevano solo stare male. Mi sentivo come in balia degli eventi e delle persone. A volte avevo la sensazione di rimanere immobile mentre tutto il mondo correva freneticamente; mentre quando mi muovevo mi sembrava che accadesse più che altro per inerzia.
Ho capito che attendere non aveva più senso e che dovevo riprendere in mano la mia vita; lottare (in senso metaforico, è ovvio) per raggiungere i miei obiettivi e per sentirmi di nuovo bene con me stessa. Ho deciso di muovermi: a livello mentale, mi sono scrollata di dosso la polvere che nei mesi di letargo si era accumulata; a livello fisico, mi sono spostata più a nord della Sicilia e disto ormai parecchi chilometri dal mio amato vulcano.
Certo, è ancora tutto in un equilibrio piuttosto precario: nulla di ben definito, molte speranze e pochi fatti concreti, ma è pur sempre un inizio. Almeno so in che direzione andare; ho un'idea ben chiara di ciò che voglio e di ciò che non riesco più a digerire.
Molte persone che conosco hanno pensato che fossi diventata matta; alcuni me lo hanno anche detto. C'è chi pensa che stia prendendo la decisione sbagliata o che questo mio "cambiare aria" non porterà a nulla. C'è chi mi vede già tornare indietro, sconfitta e disillusa. Francamente me ne infischio! - come diceva qualcuno in un film anche troppo famoso per essere citato - io so che, come per tutte le scelte importanti che ho preso in passato, non mi pentirò neanche di questa, comunque vada a finire.
Fortunatamente le persone importanti, quelle che contano veramente nella mia vita, hanno capito e hanno condiviso la mia voglia d'indipendenza ed il mio desiderio di tagliare il cordone ombelicale. Per quanto sia difficile accettare la distanza, hanno appoggiato la mia scelta e mi hanno sostenuto, come hanno sempre fatto.
Per adesso sono ancora in una fase di assestamento e non ho ancora avuto modo d'insediarmi in maniera stabile in un luogo; mi sento ancora un po' vagabonda, ma quando tutto sarà più stabile, anche questa sensazione passerà.
Eccomi dunque ancora qua: sono tornata!
Cercherò di essere più presente e di non trascurare più le cose e le persone a cui tengo.
Intanto però auguro a tutti una buona notte!
Era evidente sin dal giorno della sfiducia del Senato al governo Prodi che si sarebbe giunti alle elezioni politiche anticipate.
Oggi il presidente della Repubblica, dopo che anche il tentativo di Marini per trovare un accordo tra le varie forze politiche è fallito, ha sciolto ufficialmente le Camere. Successivamente il consiglio dei ministri ha fissato la data delle prossime elezioni politiche al 13 e al 14 Aprile prossimi.
Si torna a votare senza cambiare la tanto criticata legge elettorale attualmente in vigore: una vera follia, non certo un atto di responsabilità verso i cittadini italiani. Si tratta infatti di una legge che il suo stesso ideatore, Roberto Calderoli, ha definito come porcata; una legge che ha consegnato il paese, sin dal primo momento, nel caos e che non ha reso governabile il paese che si è mostrato spaccato in due (la vittoria del centrosinistra, come tutti ricordano, non è certo stata schiacciante). La sensazione che il governo, perennemente sul filo del rasoio, non sarebbe riuscito a giungere a fine legislatura - se non grazie ad un miracolo - è stata molto forte sin dal primo momento. Ciononostante credo che Prodi, per il quale non riesco a provare simpatia, abbia adempiuto al suo compito in maniera egregia e che il suo sia stato un buon governo. Ma adesso il paese guarda avanti e pensa a ciò che accadrà nel prossimo futuro.
Non posso nascondere la mia preoccupazione, preoccupazione che credo sia condivisa da molti.
Ciò che mi preoccupa maggiormente è l'ipotesi che la storia si ripeta e che le prossime elezioni mostrino un'Italia ancora divisa a metà: eventualità così non così remota. Insomma temo che si crei nuovamente un governo costretto a fare i conti con i numeri, un governo costretto a vivere in uno stato di perenne ansia.
Il centrodestra sente già in pugno la vittoria e parla già come se fosse già al governo. Berlusconi, ancora una volta lui, sempre in prima linea; pronto ad assumere il comando. Francamente mi chiedo come sia possibile che i suoi elettori, gli elettori del centrodestra, non si siano stancati: sempre e solo lui; è da ben quattordici anni che Berlusconi sta in prima linea e sembra che il suo ruolo di protagonista non venga mai messo in discussione. Ma cambiare mai?
Certo, non posso dire che il centrosinistra sia fatto da facce nuove, tuttavia Veltroni non è mai stato capo del governo e, in questo senso, rappresenta una novità.
Quel che è evidente è che, sia a destra che a sinistra, non si avrà il ricambio generazionale che tutti si auspicano, ma che nessuno vuole veramente: l'amore per il potere è ancora troppo forte per riuscire a convincere l'attuale classe politica a rinunciarvi.
Personalmente credo che per il bene del paese prima di andare al voto sarebbe stato necessario fare una legge elettorale che garantisse maggiore stabilità al paese, garantendo tuttavia quella pluralità che è necessaria in uno stato democratico.
Ritengo che questi miei timori siano condivisi da molti.
Penso anche che chi ha voluto andare al voto con l'attuale legge elettorale non abbia voluto ascoltare ciò che invece molti italiani chiedevano: tra questi gli italiani che hanno firmato il Referendum Elettorale. Questo referendum è nato dall'esigenza sentita da molti di poter scegliere e decidere personalmente a quale legge elettorale affidarsi; il consiglio dei ministri ha fissato la data al 18 maggio prossimo, data che sembra più che altro simbolica dato che, con ogni probabilità, la consultazione popolare slitterà e verrà rinviata al 2009 proprio a causa delle elezioni politiche anticipate.
Adesso ci attendono settimane terribili: dovremo sopportare le varie liti tra gli schieramenti e dovremo assistere allo spettacolo pietoso di coloro che faranno tutto, anche l'inimmaginabile, per cercare di guadagnarsi qualche voto in più; dovremo ascoltare le solite false promesse e far finta di crederci. Dovremo avere pazienza e, credo, ce ne vorrà parecchia.
La bagarre è già cominciata... Il tempo delle accuse reciproche è giunto: tutti in corsa per conquistare il primato del politico modello e più amato dagli italiani.
In questi giorni saremo costretti a sorbirci le liti sull'eventualità o meno di accorpare le elezioni politiche e le elezioni amministrative in un'unica data (il cosiddetto election day: quanto odio questi anglicismi!). Io sono d'accordo con chi pensa che sia opportuno unificare le date: sarebbe un risparmio non indifferente per le finanze dello Stato, oltre che un risparmio di tempo anche per noi che, altrimenti, saremo costretti a recarci in momenti diversi alle urne.
Ma si sa, in Italia non sempre si scelgono le vie più semplici: si preferiscono i sentieri tortuosi e gli sprechi di denaro pubblico; perché smentirsi dunque?