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venerdì, 08 agosto 2008

Buone vacanze

Mancano poche ore alla mia partenza per le vacanze...
Emigrerò per un po'; andrò per qualche settimana a respirare un po' di aria diversa: magari al ritorno apprezzerò un po' di più l'aria nostrana. E poi si dice che cambiare prospettiva aiuti a vedere le cose sotto un aspetto diverso; vi dirò al mio ritorno se è davvero così.
Sinceramente visto l'orario comincio a chiedermi se abbia senso andare a dormire: fra due ore la sveglia suonerà e dubito che per allora avrò preso sonno! Ma non vi tedierò con questi dubbi amletici.
Mi scuso per l'assenza di questi ultimi tempi, ma non ho avuto un attimo di tregua nelle ultime settimane.
Approfitterò di questa vacanza per riposare e ricaricarmi.
Poiché è quasi certo che non avrò modo di avere una connessione internet a disposizione, non avrò modo di aggiornare queste pagine: ci ritroviamo qui a settembre!
Nel frattempo, auguro a tutti Buone vacanze!
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categorie: vacanze, personale, viaggio
domenica, 20 luglio 2008

Un'altra domenica...

Giornata strana quella di oggi, forzatamente casalinga, anche per via del tempo. Ancora pioggia, tuoni, vento... Ancora una giornata poco estiva e, forse sarò tra i pochi a pensarla così, a me non dispiace, anzi  sono contenta. Il rumore della pioggia che scroscia giù per i tetti delle case e per le strade; l'odore dell'erba bagnata; il balenio di un arcobaleno timido: sono tutte cose che riescono ad incantarmi.
E poi, dopo tanto fragore, torna la calma: il cielo ritrova il suo colore azzurro e rimane solo qualche nuvoletta a ricordare timidamente il passaggio della pioggia.


dopo la tempesta

L'alternarsi di temporali e sole sembra diventata la prassi qui, nelle ultime settimane. Questo mutare veloce del tempo sembra riflettere quello che è il mutevole stato del mio umore in queste settimane.
Emotivamente sento di aver ritrovato il mio equilibrio, ma le nuvole continuano ad agitarsi all'orizzonte.
La ricerca di un lavoro diventa sempre più snervante. Ormai tutti pensano alle vacanze e tutto viene rimandato a settembre; tuttavia i colloqui continuano a susseguirsi ed io mi sento sempre più vicina al protagonista di Santa Maradona interpretato da Stefano Accorsi. A volte mi chiedo perché mi chiamino per un colloquio se poi non sono interessati ad una persona con il mio tipo di laurea; ma li leggeranno bene i curriculum vitae prima di chiamare la gente? Forse dovrei cominciare a scrivere "No perditempo" in cima al mio curriculum, così magari cominceranno a chiamarmi solo quelli che sono davvero interessati al mio profilo! E sul cv aggiungerei anche: "cerco un lavoro serio, non sono interessata al volontariato": perché c'è pure chi chiama e propone di lavorare per dieci ore al giorno, senza pausa pranzo assicurata, pretendendo pure che si lavori gratuitamente. E nel frattempo secondo loro di che dovrei campare? Di aria?
Comunque forse ha proprio ragione Andrea, il protagonista di Santa Maradona:

ANDREA
Medicina, dovevamo fare.

BART
Mh?

ANDREA
Abbiamo studiato...

BART
Mh...

ANDREA
...ci siamo fatti il mazzo per diventare persone serie, anche con un certo spessore, ma Lettere non serve a un cazzo.


Se volete dilettarvi nella lettura dei dialoghi originali di questo film potete farlo qui; questo invece è il video della scena a cui mi riferisco:



Meglio smetterla con le ciance. Una cosa è certa: non mi pento di nulla e di certo non mi pento degli studi che ho fatto. Avrei potuto fare economia, ingegneria, medicina... Forse sarebbe stato più semplice trovar lavoro, ma non avrei seguito le mie passioni e le mie inclinazioni.
Io non cambierei una virgola.
Mi ritengo fortunata, nonostante tutto, perché ho sempre avuto le idee chiare su ciò che volevo fare. E le mie idee continuano ad essere cristalline.
È solo che ci sono momenti in cui tutto sembra andare per il verso sbagliato; ci sono persone che sembrano solo prenderti in giro. Ma non demordo e non mi scoraggio: prima o poi la spunto io!
postato da: ninive20 alle ore 22:54 | link | commenti (8) | *pop-up* commenti (8)
categorie: pensieri, riflessioni, nuvole, lavoro, momenti, personale, estate, pioggia, domenica, perplessità, colloquio, santa maradona
domenica, 29 giugno 2008

Une belle histoire

Vi capita mai di sorprendervi a canticchiare una canzone e di rendervi conto che la state canticchiando da tantissime ore?
A me capita spesso, soprattutto se mi sento particolarmente serena - e stasera lo sono in modo particolare: finalmente è arrivata la pioggia a smorzare la morsa del caldo di questi ultimi giorni; che bello ascoltare lo scroscio furente della pioggia estiva e sentire di nuovo un po' di frescura!
È da ieri che ho in mente una sola canzone e che mi ritrovo a canticchiarla - in maniera discreta ovviamente, sono decisamente stonata e non ci tengo a torturare le persone che mi stanno vicino! Si tratta di una canzone di cui mi sono innamorata parecchio tempo fa, sin dalla prima volta che l'ho sentita, e di cui non riesco proprio a stufarmi.
Si tratta della versione originale di Un'estate fa: Une Belle Histoire di Michel Fugain, un classico insomma.
Spero piaccia anche a voi, buon ascolto!


postato da: ninive20 alle ore 23:38 | link | commenti | *pop-up* commenti
categorie: musica, ascolti, personale, umore, canzonette, dipendenze, une belle histoire, michel fugain, unestate fa
venerdì, 27 giugno 2008

Untitled. Ovvero: sono troppo pigra per cercare un titolo adatto a questo post

Non so come, ma più di un mese è trascorso e queste pagine sono rimaste immutate, permeate di silenzio. Silenzio rotto solo da qualche fugace commento di chi si è ritrovato a passare da qui; silenzio spezzato anche da quell'invadente fenomeno chiamato spam che ha preso di mira un mio vecchio post: ma che noia! Non avendo soluzioni migliori, ho disabilitato i commenti al post incriminato.
Il tempo non mi basta mai; non so come riesca sempre a sfuggirmi , ma mi capita troppo spesso di sorprendermi a pensare che vorrei essere in grado di bloccarlo - un po' come riesce a fare Hiro Nakamura. Solo che, fantasia a parte, pare che nessuno sappia ancora come fare a bloccare il tempo; in compenso c'è chi di tempo sembra averne così tanto da essere pronto a cederlo volentieri agli altri.

27052008_green version

È quanto accaduto a Milano il mese scorso: alcune zone della città sono state invase da cartelli coloratissimi che offrivano tempo e libertà.

freedom

Naturalmente, ossessionata e frustrata come sono in questo periodo a causa del tempo, i cartelli hanno stuzzicato la mia curiosità e mi hanno spinto ad indagare. Ero convinta che si trattasse di un'operazione di guerrilla marketing; sbagliavo. Si trattava invece di un attacco d'arte compiuto da Atilo Navi - pseudonimo di Italo Navi. L'invasione artistica della città di Milano si è protratta per un mese: suddivisa in quattro fasi (Offresi Libertà e Cedesi Tempo erano la fase tre), l'operazione artistica voleva essere un atto provocatorio, così come dichiarato dal suo autore in un'intervista, che spingesse ad una riflessione sui valori e sulla loro presunta crisi (vedere anche qui). Arte? Direi di sì, gli elementi ci sono tutti. Forse c'è chi dissentirà, ma dopotutto l'arte riesce a fare anche questo: divide e scuote le coscienze.
Ma passiamo oltre - oggi non mi va di focalizzare i miei pensieri sull'argomento arte - e torniamo al silenzio che ha permeato queste pagine nell'ultimo mese.
Il silenzio del mio blog non è da intendersi come espressione della volontà di smettere di scriverlo e non è nemmeno da interpretare come un sintomo di inattività. Al contrario: non avete idea di quanti post la mia mente abbia partorito in questo periodo! Peccato solo che non abbiate potuto leggerli dato che son rimasti bloccati nella mia mente: più volte ho iniziato a scrivere, ma poi per un motivo o per un altro ho dovuto abbandonare il post informe e assistere impotente alla sua dissolvenza.
Il problema è che non riesco a far tutto e, per quanto paradossale, finisco col lasciare all'ultimo posto le cose a cui io tengo di più perché non voglio distrazioni e non voglio essere costretta a doverle fare di fretta e male. Il blog ne è un esempio: se inizio a scrivere non voglio essere disturbata e voglio farlo in modo soddisfacente - il fatto che poi non sia mai soddisfatta pienamente è un altro discorso che fa parte delle mie manie di perfezionismo, vi dico solo che se dessi retta alla mia vocina autocritica cancellerei sempre tutto! È proprio per questa mia fissazione del fare tutto bene che non riesco a gestire la mia corrispondenza personale in tempi rapidi. Ad esempio dovrei scrivere ad alcune persone a cui tengo, ma rimando puntualmente perché so che non mi sembrerebbe corretto dedicar loro poco tempo: così cado nell'errore opposto, non scrivo e loro pensano che mi sia dimenticata della loro esistenza... È una vita che combatto contro questo mio difetto: il mio amico Salvatore me lo ripeteva sempre che dovevo smetterla con questa mania della perfezione e lui è uno dei tanti che in questo periodo starà pensando che mi sono scordata di lui.
Ogni volta che penso alla mia ossessione di "fare tutto e bene" mi vengono in mente mia madre e mia sorella. Io adoro cucinare, è una cosa che mi calma e mi rilassa a tal punto che se perdo delle ore non mi pesa, anzi. Solo che sono un po' despota ed è una delle ragioni principali che mi spingono ad evitare accuratamente di cucinare insieme a qualcun'altro: se le cose non vengono fatte come dico io, vado in escandescenza! E, purtroppo, mia mamma e mia sorella ne sanno qualcosa... Hanno assistito alla mia versione Hyde-culinario e, in tutta onestà, riconosco che in quelle circostanze sono tutt'altro che simpatica: ogni volta mi vengono dei sensi di colpa incredibili e mi riprometto di migliorare. Prima o poi inizierò la terapia con consistente in cucina di gruppo e resisterò alla tentazione di innervosirmi ogni volta che qualcuno affetterà con poca cura una cipolla o farà una besciamelle con i grumi.
A furia di correre le dita sulla tastiera ho finito col rilevare alcuni dei miei lati oscuri: magari alcuni di voi penseranno di leggere i pensieri di una pazza furiosa e cancelleranno il mio blog dalle loro letture. Oppure qualcuno imiterà la scelta di una persona che i miei lati oscuri li ha conosciuti bene e continuerà a leggere solo per accertarsi se mi sia caduta in testa quella tegola che mi ha augurato di ricevere. Ma si sa: l'erba cattiva non muore mai!
Comincio a sentire nella mia testa una vocina che, in maniera sempre più insistente, mi ripete di mettere la parola fine al post odierno; forse per timore che i miei pochi e affezionati lettori decidano di non leggermi più - e allora sì che sarei sempre più simile ad una pazza che parla da sola e che ride da sola per le stupidaggini che scrive!
Scusatemi, ma forse è il caldo che ha una cattiva influenza: odio l'estate e l'afa che porta con sé... Prima o poi finirò per emigrare in Antartide e chiederò asilo politico ai pinguini.
Insomma, tutte queste parole sprecate solo per dire che cogito ergo sum (la mia amichetta Roberta aggrotterà il suo temibile sopracciglio non appena leggerà questa citazione filosofica del tutto fuori luogo): sono ancora qui e sono ancora io.
domenica, 18 maggio 2008

Gling gló

Dopo una domenica così intensa, priva di attimi di riposo, ma serena, a quest'ora - quando finalmente posso sedermi e non pensare a cosa fare, a come farlo o quando - finalmente posso pensare solo a me stessa e godermi un po' di sano ozio serale.
Dopo una domenica un po' nomade, ho solo voglia di tranquillità. Ho bisogno di rigenerarmi e che c'è di meglio che stare in compagnia di un po' di buona musica? Niente. E nulla riesce a rilassarmi come la voce di Björk: è una delle poche capace di suscitare emozioni intense e di evocare immagini straordinarie; non smetterei mai di ascoltarla.
Stasera voglio ascoltarla in vostra compagnia, se vi va, e mi auguro riesca a regalarvi le mie stesse sensazioni... Buona notte!

Gling gló


Gling gló: su Wikipedia; una recensione dell'album omonimo; il testo della canzone - per me continua a rimanere un mistero, non ho ancora imparato l'islandese!
postato da: ninive20 alle ore 23:51 | link | commenti (10) | *pop-up* commenti (10)
categorie: musica, ascolti, personale, emozioni, pausa, björk, gling gló
sabato, 10 maggio 2008

Complicazioni quotidiane

È stata una settimana complicata e mai come in questi giorni scrivere è stata azione così ardua. Non che ci sia una ragione ben precisa per tali difficoltà.
Si tratta solo di uno stato d'animo, passeggero sicuramente, ma col quale convivo da un po'.
La settimana è iniziata con un lunedì denso di imprevisti e contrattempi culminati con me bloccata per diverse ore in un'anonima stazione di provincia perché il traffico ferroviario da e per Milano era del tutto bloccato perché una persona, l'ennesima in quella zona, aveva deciso di dar fine a tutto gettandosi sotto un treno in corsa. E il mio pensiero non può che tornare a quel gesto così terribile e disperato; un gesto di estrema negazione, di disperazione. Un gesto che comprendo, ma che non posso condividere. Un gesto che mi fa tornare in mente una persona che mi ha fatto crescere, che ormai riesco a vedere solo al passato, una persona che mi ha segnato, profondamente, e che io ho segnato - e forse di me ricorda adesso solo il peggio, ma non la biasimo. Ritorno con la mente a quella morte, così truce, che sarebbe passata in silenzio per me, se non avessi avuto quel colloquio a Milano.
Milano. Da piccola era la città su cui fantasticavo. Me l'immaginavo come un luogo speciale, ricco di meraviglie. Nella mia mente di bambina era la città in cui sarei tornata, da grande; perché là ero nata e là era naturale che dovessi tornare. Ricordo ancora la mia curiosità, il mio scrutare fuori dai finestrini dell'auto quando andavamo in Francia ogni estate... E mio padre che allungava e passava da Cernusco, così che io potessi vedere i luoghi che mi avevano visto nascere, così che io potessi respirare ancora una volta quell'aria così diversa, piacevole; perché piacevole era il pensiero di essere nata in un luogo diverso da quello dei miei fratelli, quasi che quella differenza anagrafica rispecchiasse il mio sentirmi diversa da tutto il resto della mia famiglia.
Milano... Per un po' è stato il mio luogo del cuore; la meta quasi settimanale dei miei ultimi anni universitari. Era la città in cui passeggiavo e in cui la persona che mi aveva rubato il cuore - nei pressi di un'anonima fontanella, in una calda mattinata anomala di agosto - mi faceva sentire amata, protetta e al sicuro: semplicemente tenendomi per mano.
Milano è stata la città della speranza. La speranza di un futuro condiviso con la persona che era sempre riuscita a farmi andare contro ogni mia logica precostituita e che mi aveva fatto scoprire che esiste anche un'altra me stessa, totalmente imprevista ed insospettata, che agisce e che pensa poi alle conseguenze.
Milano è stata la città buia, soffocante e densa di pianti solitari. Milano è stata la città della fine dei progetti e dei sogni ad occhi aperti. Per un periodo è stata la città del dolore; il luogo che mi impediva di vedere vecchie fotografie e che mi faceva venire le lacrime agli occhi anche solo a sentirla nominare.
Milano è stata la città del silenzio: per diverso tempo mi ha impedito di prendere in mano la mia penna stilografica preferita e di sporcarmi le mani di nero... Milano è stata la città del mio annullamento.
Milano mi ha lasciato un marchio indelebile; ha macchiato la ragazzina sognante e l'ha resa diversa. Non so se migliore o peggiore.
Milano ha contribuito a fare di me ciò che sono.
Milano è stata la metropoli del disincanto; in cui è troppo facile perdersi e lasciarsi andare.
E dopo diverso tempo, ancora una volta, Milano. E i ricordi che si affollano alla mente e mi deconcentrano dal pensiero del colloquio che mi attendeva. Pensavo a tutto questo mentre ero in treno e mi annoiavo e pensavo che dovevo organizzarmi meglio in modo da non dimenticare di nuovo a casa il romanzo di Saramago che stavo leggendo: perché se avessi avuto da leggere allora avrei pensato di meno... Il ragionamento non fa una piega, non vi pare?
Solo che poi la morte ha il cattivo gusto di irrompere sempre nei momenti più strani e cambia in qualche modo il corso delle cose.
Rimandato il colloquio all'indomani, penso a Paolo Fox che avevo distrattamente ascoltato la domenica mattina mentre mi annoiavo facendo zapping davanti alla tv: gli scorpione, ahimè, all'ultimo posto della sua classifica astrologica. Ho imparato la lezione: mai ridere (o deridere, che è lo stesso in questo caso) degli astrologi... Le loro parole possono condizionare il corso delle vostre giornate. Sì, perché se non avessi riso di Paolo Fox, ne sono certa, la mia settimana sarebbe stata migliore (per chi avesse qualche dubbio: sto scherzando).
Martedì, finalmente rimetto piede a Milano. E niente catastrofi. Niente crisi isteriche. Tutti i miei timori ingiustificati.
Colloquio conoscitivo, il solito; ho la sensazione che sia solo l'ennesima perdita di tempo. Ma visto che ultimamente le mie sensazioni vanno in malora, esiste anche la possibilità che io sbagli.
Certo che sarebbe il colmo: io che lavoro a Milano. Dopo tutto quello che mi ero detta dopo la mia fuga...
Ma Milano è solo un luogo come un altro, ormai. Demitizzato: lo sguardo di quella bambina che guarda fuori dal finestrino della Lancia Thema di mio padre è sepolto nel passato.
Mercoledì, giovedì... giornate senza grandi sobbalzi. Un po' annoiate e senza forma.
Ho letto del nuovo governo Berlusconi e, seppure tentata, ho resistito alla tentazione di commentare i nuovi e grandiosi ministri che si prenderanno cura del nostro paese per i prossimi cinque anni... Non ho potuto fare a meno di corrucciare lo sguardo, indecisa se ridere o piangere, all'annuncio di Veltroni del suo governo ombra e della ridicola enumerazione dei ministri - ombra anch'essi. Ma quante altre stupidaggini ci toccherà sentire ancora?
Infine, tutta la settimana è stata attraversata dal turbamento causato dalla notizia che una delle persone che ho amato di più, ma che non riesco più ad amare in questo presente, qualche settimana fa sarebbe morta. E nel web la notizia ha riempito i blog e i forum degli addetti ai lavori e dei suoi adepti/ammiratori... La qual cosa, all'inizio mi ha fatto piangere perché, pensando per un attimo che fosse vero, odiavo me stessa: pensavo a quanto insofferente fossi diventata alla sua presenza e alla sua persona. E mi sentivo odiosa (parlo al passato, ma è un sentimento tuttora presente) per il mio repentino ed inspiegato senso di fastidio verso di lui che non aveva colpe e che non mi aveva fatto proprio nulla. E mi chiedevo perché una persona che avevo considerato indispensabile per la mia vita, alla fine non lo fosse più. Al punto da decidere di tagliarlo fuori da tutto.
E mentre passavano i giorni mi sono convinta che si trattava di un falso; mi sono convinta che si trattava di una delle sue trovate geniali.
Forse è il suo modo per tagliare col passato. Forse è il suo modo per ridersela di gusto. Chissà... Ma alla sua morte non credo e ho le mie ragioni.
Venerdì... Una giornata afosa, un sole caldo che mette tutti di buon umore tranne me che sento di stridere con tanto chiarore e con tanta luce. Sensazione che in parte è svanita stasera. E posso ringraziare Harrison Ford ed il suo Indiana Jones se sono qui a scrivere adesso: mi stava annoiando a morte con le sue imprese inverosimili e così mi sono detta che era ora di aggiornare queste pagine.
Infine, la mia colonna sonora in questa settimana: The Last Holy Writer dei Tremblig Blue Stars. Qui potete assaporarne l'atmosfera sognante, umbratile, introspettiva. Fino a poco tempo fa non sapevo neanche che esistessero: scoperti per caso, attraverso giri per il web che non saprei neanche riproporvi adesso. E da quel giorno è stato come se un nuovo mondo, incredibilmente coinvolgente, mi si fosse aperto davanti.
Riescono a far vibrare le mie corde e ad emozionarmi. In fondo è proprio quello che la buona musica dovrebbe riuscire a fare e, a mio avviso, i Trembling Blue Stars fanno ottima musica. Da scoprire, se non li conoscete ancora...

TREMBLING BLUE STARS - Helen Reddy


TREMBLING BLUE STARS - November starlings
giovedì, 24 aprile 2008

Dipendenze

Il silenzio prolungato di questi ultimi giorni avrà fatto venire cattivi pensieri a chi mi conosce bene: ci sarà chi avrà pensato con angoscia alle elezioni e si sarà chiesto se non mi fossi fatta prendere la mano dalla depressione post-elettorale.
Bene, costoro possono tranquillizzarsi.
Il motivo del mio silenzio - ma poi vi importa davvero? - è a dire il vero piuttosto banale: sono appena uscita da uno dei miei momenti d'incompatibilità tecnologica. Mi spiego: non so se dipenda da me - sono anni che cerco di venire a capo del problema, ovviamente senza soluzioni - ma periodicamente la tecnologia si diverte a farmi i dispetti... Questa volta è andata così: prima problemi con l'adsl, poi subito dopo problemi col pc... Risultato? Il pc è stato in assistenza per più di una settimana ed io, lo confesso, sono stata in crisi d'astinenza! E chi lo avrebbe mai detto?!
Ebbene sì, sono dipendente da questa stramaledetta tecnologia: se per un giorno dimentico il cellulare a casa, mi sento persa (anche se poi mi capita spesso di non sentirlo quando suona... ma questa è un'altra storia!); se poi sto senza internet per più di due giorni vado letteralmente in tilt. Sarà che sono abitudinaria, non so, ma non riesco proprio ad immaginare un mondo senza tecnologia. Speriamo solo che le previsioni fatte da alcuni ricercatori, secondo le quali la fine di internet potrebbe avvenire in tempi non così lontani, non si avverino!
Comunque i risultati elettorali sono stati a dir poco deludenti, ma ad essere sincera non mi aspettavo qualcosa di meglio: la vittoria di Berlusconi era nell'aria, la presentivo.
Adesso cercherò di non pensare troppo alla politica, anche se so che non ne sarò capace...
A proposito: questo è sicuramente un ottimo vademecum per coloro che vorranno sopravvivere nei prossimi cinque anni in Italia... Incrociamo le dita e speriamo di uscirne tutti indenni!
postato da: ninive20 alle ore 19:35 | link | commenti (11) | *pop-up* commenti (11)
categorie: politica, tecnologia, web , personale, internet, elezioni, dipendenze
venerdì, 21 marzo 2008

Non sono sparita


rogo


Mi hanno rubato un mese: non so come sia stato possibile, continuo a guardare il calendario, ma non ci sono dubbi. Siamo già a Pasqua! È da più di un mese che non riesco a trovare il tempo per fare molte cose. I miei pochi lettori affezionati avranno notato con perplessità il mio silenzio; devo dire che la cosa ha lasciato un senso d'incertezza anche a me. Ma il calendario non mente: oggi siamo già al 20 marzo - tra mezz'ora sarà già il 21 - e ho appena realizzato che domani sarà il primo giorno di primavera.
È incredibile come a volte il tempo ci sfugga di mano; lo so che è una cosa piuttosto banale e risaputa, ma ogni volta che mi soffermo col pensiero sulle fughe del tempo un profondo senso di stupore, quasi infantile, mi riempie.
Probabilmente, visto il tema del mio ultimo post, ci sarà chi avrà pensato che non fossi sopravvissuta alla mia dose massiccia di ozio domenicale e che fossi rimasta vittima di un disaster. Ebbene, se sono qui, evidentemente sono viva e vegeta... e pronta a tediarvi con le mie chiacchiere!
Sono solo un po' incasinata; forse un po' più incasinata del mio solito.

Non so come o perché non sono riuscita ad organizzare le mie ventiquattro ore giornaliere in maniera tale da trovare anche solo una mezz'oretta per aggiornare le pagine di questo blog. Eppure di cose da scrivere ne avrei avute e più di una volta mi sono anche messa al pc con l'intenzione di farlo, ma inevitabilmente accadeva qualcosa che mi costringeva a rimandare.
Sono in piena rivoluzione: sto cambiando in maniera radicale la mia vita e sto concentrando le mie forze per far sì che questo mutamento avvenga nella manierà più veloce possibile.
Il fatto è che dopo il tempo dell'attesa e delle riflessioni arriva il tempo dell'azione.
Era da parecchio tempo che riflettevo, forse da troppo. C'erano situazioni che mi facevano solo stare male. Mi sentivo come in balia degli eventi e delle persone. A volte avevo la sensazione di rimanere immobile mentre tutto il mondo correva freneticamente; mentre quando mi muovevo mi sembrava che accadesse più che altro per inerzia.
Ho capito che attendere non aveva più senso e che dovevo riprendere in mano la mia vita; lottare (in senso metaforico, è ovvio) per raggiungere i miei obiettivi e per sentirmi di nuovo bene con me stessa. Ho deciso di muovermi: a livello mentale, mi sono scrollata di dosso la polvere che nei mesi di letargo si era accumulata; a livello fisico, mi sono spostata più a nord della Sicilia e disto ormai parecchi chilometri dal mio amato vulcano.


27012008(018)


Certo, è ancora tutto in un equilibrio piuttosto precario: nulla di ben definito, molte speranze e pochi fatti concreti, ma è pur sempre un inizio. Almeno so in che direzione andare; ho un'idea ben chiara di ciò che voglio e di ciò che non riesco più a digerire.
Molte persone che conosco hanno pensato che fossi diventata matta; alcuni me lo hanno anche detto. C'è chi pensa che stia prendendo la decisione sbagliata o che questo mio "cambiare aria" non porterà a nulla. C'è chi mi vede già tornare indietro, sconfitta e disillusa. Francamente me ne infischio! - come diceva qualcuno in un film anche troppo famoso per essere citato - io so che, come per tutte le scelte importanti che ho preso in passato, non mi pentirò neanche di questa, comunque vada a finire.
Fortunatamente le persone importanti, quelle che contano veramente nella mia vita, hanno capito e hanno condiviso la mia voglia d'indipendenza ed il mio desiderio di tagliare il cordone ombelicale. Per quanto sia difficile accettare la distanza, hanno appoggiato la mia scelta e mi hanno sostenuto, come hanno sempre fatto.
Per adesso sono ancora in una fase di assestamento e non ho ancora avuto modo d'insediarmi in maniera stabile in un luogo; mi sento ancora un po' vagabonda, ma quando tutto sarà più stabile, anche questa sensazione passerà.
Eccomi dunque ancora qua: sono tornata!
Cercherò di essere più presente e di non trascurare più le cose e le persone a cui tengo.
Intanto però auguro a tutti una buona notte!
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domenica, 10 febbraio 2008

Dolce far niente

La domenica è forse uno dei giorni più complicati. Sarà che una volta era un giorno di festa - in tempi ormai remoti per me - mentre adesso sembra quasi un giorno come un altro, solo più noioso: meno cose da fare, meno voglia di fare, niente da vedere in tv (ma questo accade anche durante la settimana), la famiglia - che una volta si ritrovava proprio in questo giorno - disgregata. Quando poi fuori è tutto grigio e la giornata è ventosa, passa anche quella poca voglia di uscire che è rimasta.
Di cose da fare ne avrei, anche troppe, ma l'ozio è sicuramente più accattivante e così mi concedo qualche momento di relax: che tanto lo so, tra un po' la mia coscienza tornerà a tormentarmi e a scrollarmi di dosso quest'accidiosa mestizia.
Metto un po' di musica di sottofondo ed inizio a girovagare un po' su internet. Mi ritrovo su questo blog, leggo questo post e finisco per occupare il mio tempo a distruggere il mio blog... Sì, avete capito bene, distruggere, ma si tratta di una distruzione temporanea e fatta più che altro per gioco.
Sto parlando di Netdisaster un webfilter che non ha altra funzione se non quella di divertire, il tutto senza creare alcun danno permanente (ma era ovvio, no?) al sito vittima di tali disastri.
E così ho preso di mira il mio blog: ho sparato un po' di colore (come se già non ce ne fosse a sufficienza...); ho fatto sbocciare fiori; ho sommerso tutto d'acqua e mi sono ritrovata in compagnia dei pesciolini; ho dato tutto in pasto alle formichine; ho aspirato tutte le parole e un bambino si è divertito a scarabocchiare un po' tutto.
Viva il dolce far niente! Questo sì che è perdere tempo con cose del tutto inutili...
Se anche voi aveste voglia di perdere un po' di tempo, non dovete far altro che sbizzarrirvi e andare alla scoperta delle diverse forme di distruzione che Netdisaster mette a disposizione: io vi ho segnalato quelle che secondo me erano più carine... Enjoy it!
postato da: ninive20 alle ore 21:24 | link | commenti (11) | *pop-up* commenti (11)
categorie: web , blog, personale, internet, noia, passatempo, domenica, ozio, distruzione, netdisaster, webfilter
sabato, 09 febbraio 2008

Sai cosa c'è, c'è una girandola che ruota intorno a me...

A volte si ha bisogno di leggerezza e di spensieratezza...
Stasera avevo proprio bisogno di qualcosa che mi aiutasse sorridere e non pensare a troppe cose: è un periodo complicato, mi sento piuttosto nervosa ed anche stanca.
Sarà per via del tempo che corre e del fatto che mi sembra che io sia l'unica che non riesce a seguire il passo; sarà che nulla sembra andare per il verso giusto; sarà che tutto sembra mettere a dura prova la mia pazienza; sarà che mi sento come una che non ci ha capito nulla e che ha sbagliato tutto dall'inizio.
Mi conosco, tendo a fare questi pensieri distruttivi ed autolesionisti nei momenti complicati; se poi ci aggiungo il cattivo umore che mi perseguita ultimamente e le notti insonni che mi fanno alzare al mattino più stanca di quando sono andata a dormire: tutto contribuisce a farmi sentire come Calimero - piccola nera e poco amata.
Penso che dovrei fermarmi un attimo, anche a costo di restare indietro, e penso che dovrei chiudere gli occhi, fare un respiro profondo e guardare tutto sotto un'ottica diversa.
So bene che momenti così capitano a tutti e che dopo una serie di giornate grigie alla fine arriva il sole. Tuttavia in certi momenti si è talmente concentrati su se stessi e sui propri problemi (o presunti tali) da non riuscire a vedere le soluzioni.
Sarà che sono stufa di questo immobilismo e di questa quotidianità smorta e priva di prospettive: è arrivato il tempo delle decisioni, ho rimandato anche troppo e non tutto è semplice come sembra.
Ho voglia di pensare un po' a me stessa perché finora mi sono preoccupata troppo di ciò che riguardava gli altri: per paura di ferire o di dare fastidio. Mi sento bloccata da situazioni e persone che sembrano non fare attenzione alle mie esigenze e che continuano a concentrarsi solo sulle proprie; quando qualcosa si rompe non è facile mettere a posto i pezzi e ricostruire tutto come era prima. I rapporti umani sono la cosa più fragile, più difficile da gestire e quando si spezza qualcosa è pressoché impossibile ricucire lo strappo. Ma sono la linfa della nostra esistenza, l'uomo è un animale sociale, ne sono convinta, e una vita fatta di solitudine è una vita monca, priva di colore e sapore.
Il fatto è che sono stanca di dover cercare un senso a cose che sembrano non averne più: quando il vuoto sembra aver inglobato tutto e sembra aver cancellato ogni emozione o interesse, mi chiedo, come si fa? Si mette un punto e si guarda avanti - è la mia ragione a parlare.
Una mia carissima amica dice che ho una sorta di malattia, la sindrome del gambero, che mi spinge a dare troppa importanza a ciò che è stato e a ciò che ho vissuto. Dice che vivo guardando troppe volte ciò che ho alle spalle e che spreco le mie energie cercando di rimettere a posto quello che dovrebbe restare sepolto nel passato; una lotta persa in partenza, specie se poi sembra che situazioni e storie si ripetano, irrimediabilmente allo stesso tempo. E qua ti chiedi dove sia il tasto del repeat così lo togli dalle opzioni di riproduzione e non sei costretta a vivere in questa perenne condizione di loop.
Probabilmente dovrei imparare a voltare le spalle al passato e a guardare avanti, pensare a me stessa prima che a chiunque altro. Insomma, dovrei imparare ad avere un po' di quel sano egoismo che in certi momenti può essere necessario per la propria conservazione.
Io non sono una persona acida, non sono neanche una persona triste o depressa, non sono una persona annoiata, non sono nemmeno sgarbata o nervosa e non sono neppure diffidente o scostante: eppure è ciò in cui negli ultimi tempi mi sono trasformata, anche se questo mio lato oscuro si manifesta solo con alcune persone e mi dispiace perché sono persone importanti - oppure, in alcuni casi, lo sono state - e, soprattutto, perché non sono io questa persona.
Non sono io, ma sembra che più m'impegno ad essere me stessa e più riesco a dare di me solo quest'immagine distorta. Ecco perché penso che dovrei prendere delle decisioni e non tornare più indietro sui miei passi. Sarò drastica, ma forse è ciò di cui ho bisogno: ricominciare da capo.

Stasera erano questi i pensieri che mi ronzavano in testa e ho pensato che avevo bisogno di qualcosa di frivolo.
In televisione davano i Cesaroni e cosa c'è di meglio per sorridere che lasciarsi trasportare nel loro mondo romanesco?
Ebbene sì, ognuno ha i suoi scheletri nell'armadio, ma che posso farci? Mi piacciono: il loro mondo così banale e quotidiano, forse anche un po' infantile e fatto di quel genere di comicità che solitamente non amo, mi appassiona, inaspettatamente. Questa è la dimostrazione che le eccezioni esistono: i Cesaroni sono l'eccezione nell'universo dei miei gusti personali e ne sono pure contenta.
La scorsa settimana, su Canale5, sono ricominciate le storie di questa famiglia un po' stramba e divertente, ma così umana e disarmante nella sua semplicità. Le dinamiche sono sempre le stesse: malintesi sui quali si costruiscono castelli, liti, amori e situazioni paradossali; tuttavia il tutto risulta fresco, divertente e poco ripetitivo. Una formula che funziona al punto da creare una sorta di dipendenza; almeno, è stato così, per me, con la prima serie e sembra che questa seconda non sia da meno. E poi stasera finalmente c'è stato il bacio tra Marco ed Eva (due dei protagonisti nella Garbatella rappresentata nella fiction dei Cesaroni) che buona parte dei telespettatori sperava di vedere sin dalla scorsa stagione: ogni tanto un po' di sano romanticismo ci vuole!
La puntata dei Cesaroni è finita e mi ha lasciato di buon umore, facendomi dimenticare di tutto per un paio di ore e ancora adesso mi ritrovo a canticchiare la sigla, come una ragazzina, e mi sento anche un po' ridicola, ma per fortuna nessuno mi sente (sono pure stonata!). La musica è accattivante: è uno di quei motivetti orecchiabili che ti si infilano in testa e che non riesci proprio a cancellare, anche quando fai caso alle parole e pensi a quanto siano banali e scontate. Ma che posso farci? Mi mette di buon umore... E finché dura me lo godo!






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categorie: riflessioni, personale, umore, canzonette, leggerezza, egocentrica, tv , cesaroni, sindrome del gambero, adesso che ci siete voi

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