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giovedì, 17 gennaio 2008

Chiediamo i danni a Cosa Nostra

Una mia amica mi ha inviato via e-mail l'invito a firmare una petizione e mi sembra importante segnalare anche a voi quest'iniziativa affinché abbia il maggior successo e supporto possibile.
Si tratta di una petizione contro la Mafia per chiedere che venga promulgata una legge che abbia tra i suoi punti principali questi che seguono:


1. La Regione Siciliana dovrà obbligatoriamente:
- costituirsi come parte civile in tutti i processi in cui taluno sia imputato di reati di mafia;
- promuovere un giudizio civile di risarcimento dei danni sopra citati nei confronti di chiunque sia stato condannato per reati di mafia, rivalendosi sui patrimoni direttamente o indirettamente riconducibili, sia in Italia che all'estero, agli affiliati a Cosa Nostra o alle altre organizzazioni criminali radicate in Sicilia;
2. a carico di quanti sono stati o saranno condannati per reati di mafia, la stessa legge ribadirà una piena solidarietà passiva a favore della Regione Siciliana nel pagamento dei danni mentre il termine di prescrizione, per la Regione Siciliana, decorrerà dall'entrata in vigore della stessa legge;
3. la stessa legge dovrà prevedere una piena assimilazione agli affiliati a Cosa Nostra, con la conseguente responsabilità solidale per danni verso la Regione Siciliana, dei pubblici amministratori condannati in via definitiva per favoreggiamento alla mafia.




Chiediamo i danni a Cosa Nostra



Non credo serva aggiungere molte parole: il perché firmare credo sia ovvio per tutti.
Nella lotta alla mafia molti sono stati i passi avanti, molti i boss arrestati - non ultimo Bernardo Provenzano, del cui arresto si sono rallegrati tutti - ma ancora molto deve essere fatto.
Pensare che la mafia sia stata sconfitta è falso.
La mafia esiste ed è presente ovunque, è come un cancro. Cerca di nascondere il suo marciume sotto una maschera imbellettata, ma i suoi orrori sono talmente numerosi da non riuscire a nasconderli tutti.
La mafia si infiltra negli ambienti politici e nelle attività commerciali; cerca di ripulire i suoi soldi, macchiati di sangue, perché la mafia è innanzitutto potere economico.
La mafia non potrà essere sconfitta finché la situazione sociale ed economica delle città siciliane non migliorerà; perché paradossalmente la mafia dà lavoro. E finché ci sarà un tasso di disoccupazione così alto, la mafia avrà sempre manovalanza fresca e giovane. Perché quando la miseria è grande e quando non vedi prospettive per il futuro, cadere nella tentazione del guadagno assicurato è facile; anche se questo significa stringere una sorta di patto col diavolo: perché da Cosa Nostra non si esce più, se non da morti. Cosa Nostra non ammette ripensamenti ed è spietata con chi la tradisce.
Ci sono molti siciliani che affermano che la mafia non è la Sicilia e che si indignano quando sentono parlare della Sicilia come della terra dei mafiosi. Hanno ragione, da siciliana mi indigno anch'io: la Sicilia è stata massacrata dai mafiosi; Cosa Nostra ha violentato e dissacrato questa terra. Ma Cosa Nostra non è la Sicilia.
I veri siciliani ripudiano la mafia.
Solo un siciliano sa quanto sia irrespirabile l'aria delle proprie città; perché la mafia infetta tutto, anche l'aria.
Proprio per queste ragioni è importante raddoppiare i propri sforzi, non fermarsi dinnanzi alle minacce e dire di no alla mafia.
Questa petizione rappresenta una buona occasione per farlo.
Firmate tutti, numerosi, e diffondetela il più possibile.

Chiediamo i danni a Cosa Nostra - Petizione

È di questi giorni la notizia delle minacce fatte dalla mafia ad un giornalista de Il Sole 24 Ore: voglio esprimere il mio appoggio e la mia solidarietà a Nino Amadore; il suo lavoro, così come il lavoro di tutti i giornalisti che hanno denunciato (alcuni hanno pagato con la vita per il loro coraggio e per la loro voglia di giustizia) e che denunciano tuttora i mali causati da Cosa Nostra, è ammirevole ed indispensabile. Non lasciamolo solo.

Notizia delle intimidazioni al Sole 24 Ore

Il Sole 24 ore - Minacce al Sole 24 ore. Amato: trovare i responsabili

Un sito interessante sull'argomento mafia:

Lotta alla mafia

Qua trovate i banner da inserire sui vostri siti web o blog per promuovere quest'iniziativa:

Il Grillo di Palermo
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categorie: italia, politica, mafia, appello, sicilia, petizione, cosa nostra, siciliani, chiediamo i danni a cosa nostra
venerdì, 04 gennaio 2008

Libertà e Giustizia per Kassim

Innanzitutto vi segnalo questo video:




Abou Elkassim Britel è un cittadino italo-marocchino attualmente detenuto, ingiustamente, nel carcere di Oukasha, in Marocco.
La storia assurda di Kassim inizia nel 2002 quando viene arrestato durante un suo soggiorno in Pakistan perché il suo passaporto italiano, autentico, viene ritenuto un falso. Kassim è anche sospettato di avere legami con il terrorismo fondamentalista islamico e viene dunque torturato - per estorcergli delle confessioni. Dopo quasi due mesi, le autorità pakistane consegnano Kassim ai servizi segreti americani. Questi ultimi lo trasferiscono segretamente in un carcere del Marocco e qui gli abusi e le violenze continuano, fino a quando, nel  febbraio del 2003, viene rilasciato.
L'incubo sembra finito, Kassim sta per tornare in Italia, ma viene arrestato nuovamente. Sottoposto ad un processo farsa viene condannato ad una pena di 15 anni, poi ridotti a 9.
Se nessuno interverrà, Kassim sarà costretto a passare i prossimi anni in carcere (fino al 2012) a scontare una pena per un crimine che non ha mai commesso.
In Italia, sospettato, sorvegliato e oggetto di un'inchiesta giudiziaria, i procedimenti giudiziari nei confronti di Kassim sono stati archiviati per inconsistenza delle prove. In sostanza, Kassim non è un terrorista perché nulla lo fa supporre, non esistono prove che avvalorino tali sospetti.
Eppure Kassim resta in carcere e nessuno in Italia se ne interessa; nessuno fa qualcosa di concreto per risolvere questa questione delicata.
La Commissione Europea ha condannato questo caso ed il governo italiano è stato invitato a compiere azioni concrete per riuscire a riportare Kassim in Italia.
Dal 16 Novembre Kassim ha iniziato uno sciopero della fame perché al momento è il solo modo che ha per far sentire la sua voce e per spingere le nostre istituzioni a compiere gesti concreti affinché si arrivi alla sua liberazione.
Preoccupanti sono le sue condizioni di salute, aggravate anche dal fatto che sconta la sua pena in un regime di carcere duro. I suoi diritti fondamentali non sono garantiti.
Mi chiedo che conseguenze avrà questo incubo sulla sua persona e sulla sua vita futura, quando sarà fuori dal carcere e di nuovo in Italia... Mi torna in mente un articolo che ho letto stamattina. Se ciò che scrivono è vero, non c'è da rallegrarsi.
Ma non pensiamo al dopo: non esiste ancora un dopo.
Bisogna agire e far sentire la propria voce: non si può restare indifferenti di fronte alle ingiustizie.
A questo proposito vi segnalo un'iniziativa nata pochi giorni fa: la petizione indirizzata al Governo Italiano, alla Commissione Europea e al Parlamento Europeo. Vi invito a firmare numerosi, potete farlo qui.


Per avere aggiornamenti costanti sulla situazione di Kassim:

Libertà per Kassim

Alcune delle cose che sono state scritte su questa vicenda:

[Ribat al mujahid]

An-nisa: donne musulmane e società

Secondo Protocollo

Articolo de Il Sole 24 Ore riportato sul blog [Ribat al mujahid]
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categorie: italia, terrorismo, appello, giustizia, europa, diritti, marocco, petizione, sciopero della fame, kassim, abou elkassim britel
lunedì, 31 dicembre 2007

Per Angelo e Simone

Il 29 dicembre scorso sull'inserto del Corriere della Sera, Vivi Milano, è stata pubblicata una lettera di Angelo Falcone e Simone Nobili (di cui ho già parlato in precedenza: qui e qui) indirizzata a Giangiacomo Sciavi, giornalista del Corriere che cura la rubrica intitolata Il caso del giorno.
Vi riporto la lettera di Angelo e Simone, che potete leggere (con il commento di Schiavi) anche 
sul blog del signor Falcone - il papà di Angelo:

Gentile Schiavi,
scriviamo questa lettera da un carcere indiano nella speranza che qualcuno anche a Milano si interessi al nostro caso e ci aiuti ad uscire da questo incubo. Da più di nove mesi siamo prigionieri in attesa di un processo continuamente rimandato, accusati di traffico di droga con prove inventate. Siamo incensurati, residenti a Bobbio, in provincia di Piacenza e all' inizio del 2007 siamo andati in India per una vacanza. Dopo Nuova Delhi abbiamo visitato Varanasi e Jaipur, poi abbiamo scelto di andare a Mandi, in Himachal Pradesh. Lì abbiamo conosciuto un indiano che ci ha invitato nel suo villaggio, ma la sera del 9 marzo i poliziotti hanno fatto irruzione nella casa che ci ospitava. Non avendo trovato niente ci hanno portati alla stazione di polizia: abbiamo chiesto invano di poter contattare l' ambasciata italiana, e ci è stato detto che soggiornavamo illegalmente in una casa privata. Con la violenza abbiamo dovuto firmare una dichiarazione in hindi; il giorno dopo abbiamo capito che dalla dichiarazione risultava che eravamo stati fermati ad un posto di blocco in auto con due indiani e 18 chili di hashish. Abbiamo chiesto ai poliziotti perché avevano inventato questa storia e loro ci hanno risposto che non avevano un mandato di perquisizione per la casa. La stessa polizia ci ha chiesto se eravamo disposti a pagare almeno 10 lack (20 mila euro circa) a qualche poliziotto compiacente o se volevamo offrire dei soldi ai due indiani per addossarsi la colpa. Da nove mesi siamo in prigione e abbiamo preso un' epatite virale. Speriamo che L' Italia non ci dimentichi. Angelo Falcone Simone Nobile


Con le loro parole Angelo e Simone ci ricordano l'assurdità della loro vicenda, una vicenda nella quale una vacanza si è trasformata in un vero e proprio dramma.
Non dobbiamo lasciarli soli: è necessario che il nostro paese faccia tutto il possibile per assisterli e aiutarli a far luce sulla vicenda giudiziaria che li vede coinvolti. È importante che si lotti affinché i loro diritti siano rispettati: e questo non è mai avvenuto, sin dal momento del loro arresto hanno visto negati i loro diritti fondamentali. Le confessioni in possesso della polizia indiana sono state estorte con l'inganno (sono documenti in hindi, di cui non era stato tradotto il contenuto reale) e con la violenza. L'India purtroppo non è avulsa da casi simili, con dinamiche altrettanto sconcertanti (penso al caso di Patrick Malluzzo).
Ricordo che sul sito di Secondo Protocollo è possibile firmare una petizione a favore di Angelo e Simone (se volete firmare potete farlo qui).
Tra l'altro negli scorsi giorni (il 26, il 27 ed il 29 dicembre) si sono tenute le prime tre udienze sul loro caso (gli aggiornamenti li trovate sempre sul blog del signor Falcone). La situazione è difficile, come era prevedibile, poiché i testimoni presentati finora in tribunale sono solo poliziotti: è chiaro che non possono essere testimonianze a favore di Angelo e Simone dato che proprio la corruzione degli organi di polizia li ha portati in carcere.
Il processo riprenderà il 21 gennaio 2008: speriamo che il nuovo anno porti con sé novità positive per Angelo, Simone e per le loro famiglie.


Si parla, tra gli altri, di Angelo e Simone anche su un articolo di Cristina Bassi pubblicato sul blog di Panorama nei giorni scorsi:

Panorama - Casi irrisolti e guai legali, blogger in cerca di giustizia

Vi segnalo inoltre l'ultimo post pubblicato da Katia Anedda pubblicato sul blog dedicato a Carlo Parlanti:

Blog: Carlo Parlanti Free
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categorie: italia, giustizia, india, diritti, attualità, lettera, petizione, processo, angelo falcone, simone nobili
domenica, 09 dicembre 2007

Petizione per Angelo e Simone

Desidero segnalarvi la petizione a favore di Angelo Falcone e Simone Nobili, della cui vicenda ho parlato nel post precedente, promossa dall'associazione Secondo Protocollo. L'invito è quello di firmare affinché Angelo e Simone non siano lasciati soli: non si capisce per quale motivo l'unica azione dell'Ambasciata italiana in India sia stata quella di inviare nel carcere di Mandi (dove i due italiani sono detenuti) un inserviente indiano con dei soldi; soldi che sono stati rifiutati.
I nostri diplomatici sono pagati dallo Stato italiano con il denaro dei cittadini italiani ed i loro compiti principali sono: rappresentare  il nostro paese nello Stato estero che li ospita; vigilare sulla sicurezza degli italiani all'estero e, in caso di necessità, offrire loro assistenza.
Mi chiedo: ma cosa fa di così importante l'Ambasciatore italiano in India, Antonio Armellini, da non poter dedicare un paio d'ore o un giorno intero per andare a far visita a due cittadini italiani in difficoltà?
Cittadini italiani che si sono sempre professati innocenti; cittadini italiani a cui è stata fatta firmare una confessione in indi senza che ne conoscessero il contenuto reale; cittadini italiani a cui, per farla breve, sono stati negati i diritti fondamentali. In diverse occasioni Angelo e Simone, così come le loro famiglie, hanno richiesto l'intervento delle autorità italiane competenti: ne è un esempio la lettera manoscritta di cui potete leggerne qui una copia.
Come tutte le petizioni, non è sicuro il raggiungimento dello scopo prefissato, ma è tuttavia importante tentare e far sentire la propria voce.
Chissà che, per una volta, i politici, coloro che ci governano grazie ai nostri voti, non ci diano ascolto e riescano a mettere da parte le divergenze per trovare il modo di fare chiarezza sulla vicenda di Angelo e Simone; così come sulla vicenda di Carlo, di Kassim e di molti degli italiani che respirano solitudine e disperazione ogni giorno.

Per firmare la petizione, cliccate sul logo:


Secondo Protocollo - articolo di Elisa Arduini

Il Blog di Giovanni Falcone

Vivere Liberi Onlus
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mercoledì, 28 novembre 2007

Non lasciamolo solo

A costo di sembrarvi ripetitiva, torno ancora sulla vicenda di Carlo Parlanti (di cui ho già scritto sabato scorso).
Breve sintesi per coloro che non conoscono ancora la storia di quest'uomo: è una storia ambientata nello stato della California, USA, ed è la storia di una giustizia sommaria ed ingiusta.
Attualmente Carlo Parlanti è in prigione e sta scontando la pena per un reato che non ha commesso (più vado avanti nell'approfondimento della sua storia e più ne sono convinta). Ma la cosa più importante di questa storia non è tanto il fatto che un innocente - se vogliamo dar credito ai fatti e alla scarsissima credibilità della presunta vittima non possiamo che ritenerlo tale - si trovi in carcere, ma il fatto che un essere umano veda calpestati quotidianamente i propri diritti umani, quelli basilari. È giusto che una persona colpevole di un crimine debba scontare la sua pena e che debba stare in carcere: non obietto nulla su questa questione e se si proverà oltre ogni ragionevole dubbio - frase tanto cara agli avvocati americani -  che Carlo Parlanti è colpevole (e dubito che ciò accada, a patto che vengano fatte indagini più serie di quelle fatte finora), è giusto che sconti la sua pena. La violenza sulle donne è un crimine abominevole e come tale deve essere punito.
Tuttavia una persona detenuta in carcere non può essere trattata alla stregua di un animale: resta sempre un essere umano e gli devono essere garantiti il rispetto e le cure che un qualsiasi essere umano merita di avere.
C'è chi, prima fra tutti Katia Anedda (la compagna di Carlo), ogni giorno combatte contro i mulini al vento e bussa instancabilmente a porte serrate per aver ascolto e per far conoscere a tutti la storia di Carlo: dinnanzi a tanti sforzi e battaglie quotidiane non si può fare a meno di cercare di dare, nel proprio piccolo, un contributo; anche solo una parola d'incoraggiamento.
Siamo di fronte ad una storia assurda, al posto di Carlo Parlanti potrebbe esserci chiunque. Non possiamo restare indifferenti. Soprattutto non possiamo far finta di non vedere la sofferenza e l'ingiustizia: qui non si discute tanto di innocenza o colpevolezza (per quello esistono i tribunali, nei quali bisogna cercare di avere fiducia), ma di diritti umani e del loro rispetto.
La situazione dei detenuti di molti paesi del mondo è drammatica: sono torturati, privati dei loro diritti fondamentali, ammassati a decine o centinaia come se fossero animali, ai malati non vengono garantite le cure mediche e spesso è proprio in carcere che queste persone si ammalano o muoiono. L'America, che si vanta tronfiamente della sua democrazia, viene meno, troppo spesso, al rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo.
I sostenitori di Carlo e coloro che credono alla sua innocenza, ed io sono tra questi, non chiedono la scarcerazione immediata di Carlo, ma chiedono:
  • che a Carlo sia garantito il rispetto che un essere umano merita, e questo comprende le cure mediche per la sua malattia (epatite C contratta proprio in carcere);
  • che vengano riaperte le indagini perché quelle fatte in precedenza sono state poco approfondite e superficiali, condizionate dalla sola parola della presunta vittima e dal pregiudizio, ancora molto forte in America, sugli italiani;
  • che Carlo non sia isolato e lasciato solo dalle autorità italiane che finora hanno mostrato uno scarso interessamento per l'intera vicenda
Mi sembrano richieste ragionevoli e tutto ciò dovrebbe interessarci perché riguarda un nostro connazionale; i politici parlano tanto di Italia ed identità nazionale: solo parole retoriche dato che nei fatti nessuno sembra interessato a difendere i diritti dei comuni cittadini italiani in difficoltà; li lasciano soli, al loro destino.
Esistono però le eccezioni; sono poche eccezioni per ciò che riguarda questo caso: l'Onorevole Marco Zacchera (AN), il comune di Montecatini ed il suo sindaco Ettore Severi, il Console Generale Italiano a Los Angeles Diego Brasioli ed infine Umberto Guidoni (Comunisti Italiani). Mi auguro che possano aumentare.
Mi auguro che chiunque legga queste parole si interessi a saperne di più su Carlo Parlanti e che lo sostenga firmando l'appello per la riapertura delle indagini.
Personalmente mi impegno a parlare periodicamente di Carlo Parlanti, almeno fino a quando non verrà fatta giustizia veramente!

Ecco un video fatto da mara2003:




Vi ricordo inoltre che potete ancora firmare la petizione:


Carlo Parlanti


Vi segnalo un articolo di Andrea Mameli pubblicato oggi su L'Unione sarda:

La voce di Avenal per evadere dal carcere

Infine, qualche link di approfondimento:

Carlo Parlanti

Carlo Parlanti free - il blog

L'Opinionista Opinabile
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sabato, 24 novembre 2007

Solidarietà a Carlo Parlanti

In una delle mie solite peregrinazioni su internet, mi sono imbattutta nella storia di Carlo Parlanti.
Questo nome, che fino ad oggi era per me sconosciuto, è il nome di una persona, italiana, che è attualmente detenuta in un carcere americano dello stato della California perché accusato di aver picchiato, sequestrato, sodomizzato e violentato una donna americana.

La storia di Carlo Parlanti mi ha subito colpito e ho sentito così la necessità di approfondire questa vicenda.
Andando avanti nella lettura di articoli e appelli, è cresciuto in me lo stupore per il silenzio che i principali mezzi d'informazione italiani hanno tenuto intorno a questa vicenda: sarò stata distratta, forse, ma mi pare che, se anche se ne è parlato o se ne è scritto, sia stata data davvero poca importanza alla persona di Carlo Parlanti.

Scandalo, sgomento, angoscia, rabbia, tristezza: ecco ciò che ho provato e che provo tuttora dinnanzi a quella che agli occhi di molti, e anche ai miei, appare come un'ingiustizia.

Al di là del fatto della presunta colpevolezza o innocenza di quest'uomo, ed io sono convinta che sia innocente, la prima cosa che emerge chiaramente è la totale mancanza della tutela e della salvaguardia dei fondamentali e basilari diritti umani: la detenzione di Carlo Parlanti negli Stati Uniti è disumana e lo sta lentamente uccidendo.
Carlo Parlanti è malato e ha bisogno di cure; cure che non gli vengono garantite; cure che, in quanto essere umano, gli sono dovute e alle quali ha più diritto di altri, soprattutto perché è proprio in carcere che Carlo Parlanti si è ammalato di epatite C (malattia che se non curata porta alla morte).

Indignazione: è inevitabile provarla dinnanzi a tanta immobilità e a tanta indifferenza.
Siamo tutti sordi e colpevoli: col nostro silenzio macchiamo le nostre mani di sangue, del sangue di una persona innocente.
Certo, c'è un processo ancora in corso in America e non si ha la certezza che tale processo porti all'assoluzione di Carlo Parlanti; anzi al contrario, dati i pregiudizi e la superficialità con la quale è stata affrontata l'intera vicenda, si teme la condanna.

Io non sono una giurista o un'ispettrice di polizia: tuttavia ho un cervello e, per mia fortuna, ne faccio uso. Dalla lettura degli atti (non li ho ancora letti tutti, ma buona parte sì), dalle foto portate come prova dall'accusa e dal racconto della presunta vittima l'unica conclusione logica che se ne ricava è che siamo dinnanzi a delle false accuse e che l'accusatrice si sia inventata tutto.
Sono contro la violenza sulle donne - sono donna anch'io - ma non mi piace che si accusino persone innocenti.
Colpevole o innocente - e fino alla condanna definitiva si deve parlare di presunto colpevole: una persona non ancora condannata non deve essere trattata come se fosse già stato appurato che essa è colpevole - è sempre necessario che si indaghi in maniera seria, senza tralasciare nulla e senza pregiudizi.
Tutte condizioni che sono venute a mancare, sin dal primo momento, nella vicenda di Carlo Parlanti.

A tal proposito, un video su YouTube con l'audio di un'intervista all'Onorevole Carlo Zacchera, uno dei pochi uomini politici italiani che si è interessato a Carlo Parlanti:




È online una petizione a sostegno di Carlo Parlanti: non si chiede la sua liberazione, si chiede solo che vengano rispettati i suoi diritti, tra cui quello a ricevere cure mediche adeguate, ma soprattutto si chiede che si faccia chiarezza con indagini accurate e serie affinché la colpevolezza o l'innocenza possano essere affermate al di sopra di ogni ragionevole dubbio.

Vi invito dunque a firmare, questo è il link:

Justice for Carlo Parlanti

Se volete approfondire e farvi un'idea su questa vicenda:

Carlo Parlanti

Carmilla on line - articolo di Gabriele Ferraresi

Fair Trials International

The People vs. Carlo Parlanti

Atti del processo a Carlo Parlanti

Carlo Parlanti free

Lettere di Carlo Parlanti

Articoli di Carlo Parlanti

Articolo di Karen Stephenson sulle false accuse di stupro

Lettera aperta di Katia Anedda a D'Alema e Mastella

Articolo di Cristina Monceri sulla vicenda di Carlo Parlanti

Articolo sull'interrogazione parlamentare dell'On. Zacchera

Articolo di Cristina Monceri sulle prigioni americane

Articolo di Claudio Giusti sul sistema giudiziario americano

Le voci della Prigione di Avenal

It is impossible

Carlo Parlanti - blog su Splinder

Infine un ultimo video, sempre da YouTube, che analizza una delle foto usata come prova della colpevolezza di Carlo Parlanti:



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giovedì, 15 novembre 2007

Per la Romania

A costo di ripetermi, torno a parlare della questione Romania.
Personalmente continuo a pensare che si tratti di un problema inesistente, creato 
solo per distogliere la nostra attenzione dai veri problemi, ma soprattutto costruito allo scopo di annebbiare la nostra mente per spingerci a non cercare soluzioni per ciò che passa inosservato e che invece dovrebbe preoccuparci.
I media continuano ad occuparsene, anche se con meno clamore.
Si continua a parlare di sicurezza; anche se, dati gli ultimi tragici avvenimenti, si parla soprattutto di sicurezza in relazione al mondo del calcio - pure qui con toni allarmistici, è evidente che i violenti sono una minima parte delle tifoserie e che non è giusto generalizzare.
La sicurezza: un tema tanto in auge di questi tempi e molto caro ai nostri politici (di destra, di centro e di sinistra), dietro al quale però sono sempre più convinta si nasconda qualcosa di preoccupante. Siamo dinnanzi ad una politica votata al terrore che vuole spaventarci  per spingere il nostro stato democratico verso posizioni più autoritarie; il risultato è che le nostre libertà vengono sempre più limitate e che il concetto di eguaglianza diventa ogni giorno più fragile.
I mezzi di comunicazione aumentano il clima di paura e ci danno una percezione del pericolo sempre maggiore. Cominciamo a sentirci sempre più spaventati; la sensazione che la nostra vita sia continuamente sul filo del rasoio non smette più di accompagnarci; pensiamo di essere minacciati da tutti coloro che ci sembrano diversi da noi: dall'extracomunitario o dal romeno che lavora ogni giorno al nostro fianco; dal tifoso appartenente ai gruppi ultras e terrorista, dal musulmano che vive con la sua famiglia nella casa accanto alla nostra... Sono tutte categorie di persone condannate a priori e stigmatizzate come se fossero l'incarnazione del male.
Il problema è che si continua a parlare per categorie, mentre dovremmo guardare al singolo individuo, senza generalizzare.

Dando risalto a questi episodi, ci convincono che limitare le nostre libertà sia necessario per il nostro bene; ci convincono del fatto che la povertà o il disagio economico siano un crimine, soprattutto se il povero è anche straniero. È come se il fatto di non avere un luogo dignitoso in cui abitare o il fatto di non avere il cibo sufficiente per vivere fossero delle colpe; lasciando intendere con tali atteggiamenti che chi vive in simili condizioni lo fa perché sceglie di farlo o perché gli fa piacere. Assurdità. Sono pensieri che mi fanno vergognare e mi indignano. Mi vergogno al pensiero di appartenere alla medesima categoria di persone che fanno ragionamenti così pieni di ignoranza ed odio; mi indigno perché vedo che restiamo ad osservare, impassibili, continuando a vivere le nostre vite con serenità, come se nulla stesse accadendo o come se queste fossero cose che non ci riguardano.
Invece tutto ciò ci riguarda e dovrebbe interessarci.
Non possiamo permettere all'ignoranza e al razzismo di averla vinta; non possiamo stare a guardare in silenzio: dobbiamo far sentire la nostra voce e la nostra indignazione.
Perché l'idea che una persona sia inferiore ad un'altra perché è appartenente ad una nazionalità diversa è razzismo.
L'atto di nascondersi dietro alla parola sicurezza, se da una parte, ipocritamente, ci fa sentire al sicuro e al riparo da critiche, dall'altra non cambia questo dato di fatto: indurre a pensare che una persona è pericolosa perché rom o romena o povera (... e via dicendo: potete inserire la categoria che preferite) equivale ad un atto di razzismo.
Ci inducono a generalizzare e a fare del singolo un insieme attraverso l'uso di vari strumenti, in modo più o meno subdolo. L'uso dei mezzi di informazione è in tal senso esemplare: attuano vere e proprie campagne terroristiche, sottoponendoci ad un continuo lavaggio del cervello collettivo persuadendoci che i romeni sono cattivi e che devono dunque andarsene dalle nostre città. E noi, a furia di sentircelo ripetere, ci convinciamo che è vero e che così deve essere. C'è addirittura chi ci dice che i romeni appoggiano il terrorismo di
Al-QÄÊ¿ida:  creando un clima di paura sempre più forte ("paura1+paura2=terrore": dalla somma di due paure moderate si ottiene il terrore, lo sgomento) e rafforzando l'odio che è sempre più pronto ad esplodere ciecamente.
Intanto dopo l'approvazione della legge  n.181 sulla sicurezza, oggi il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che ribadisce il valore della libertà di circolazione delle persone quale principio fondamentale dell'Unione europea (principi contenuti nella direttiva Europea 2004/38/CE). Un atto importante e necessario, soprattutto alla luce degli avvenimenti delle ultime settimane e delle dichiarazioni rilasciate anche da Franco Frattini ad alcune testate giornalistiche.
È da vedere adesso cosa farà l'Italia;  lo spirito europeo non può essere abbandonato e i diritti civili devono essere garantiti per tutti, italiani e non.
È di ieri il Triangolo nero, un manifesto redatto da numerosi scrittori e personalità del mondo culturale italiano che lanciano un appello all'opinione pubblica affinché cessi la violenza contro i rom, i romeni e le donne. Ogni singolo cittadino può scegliere di aderire e sottoscrivere l'appello. Al momento (sono le 20:00 del 15 novembre 2007) sono state raccolte più di 1200 firme. Mi auguro che questo numero continui a crescere vertiginosamente.

Per approfondire, ecco qualche link:


Il Triangolo Nero

Il testo del Triangolo nero lo trovate sul sito dei
Wu Ming, mentre se volete aderire il link è il seguente:

PetitionOnline


Risoluzione del Parlamento Europeo, votata oggi:

Parlamento Europeo

ASG media

Il Sole 24 Ore

La Stampa


Presunti legami tra la Romania e
Al-QÄÊ¿ida:

Il Secolo XIX

Articolo di S. Bagnoli su Centomovimenti
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