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domenica, 20 luglio 2008

Un'altra domenica...

Giornata strana quella di oggi, forzatamente casalinga, anche per via del tempo. Ancora pioggia, tuoni, vento... Ancora una giornata poco estiva e, forse sarò tra i pochi a pensarla così, a me non dispiace, anzi  sono contenta. Il rumore della pioggia che scroscia giù per i tetti delle case e per le strade; l'odore dell'erba bagnata; il balenio di un arcobaleno timido: sono tutte cose che riescono ad incantarmi.
E poi, dopo tanto fragore, torna la calma: il cielo ritrova il suo colore azzurro e rimane solo qualche nuvoletta a ricordare timidamente il passaggio della pioggia.


dopo la tempesta

L'alternarsi di temporali e sole sembra diventata la prassi qui, nelle ultime settimane. Questo mutare veloce del tempo sembra riflettere quello che è il mutevole stato del mio umore in queste settimane.
Emotivamente sento di aver ritrovato il mio equilibrio, ma le nuvole continuano ad agitarsi all'orizzonte.
La ricerca di un lavoro diventa sempre più snervante. Ormai tutti pensano alle vacanze e tutto viene rimandato a settembre; tuttavia i colloqui continuano a susseguirsi ed io mi sento sempre più vicina al protagonista di Santa Maradona interpretato da Stefano Accorsi. A volte mi chiedo perché mi chiamino per un colloquio se poi non sono interessati ad una persona con il mio tipo di laurea; ma li leggeranno bene i curriculum vitae prima di chiamare la gente? Forse dovrei cominciare a scrivere "No perditempo" in cima al mio curriculum, così magari cominceranno a chiamarmi solo quelli che sono davvero interessati al mio profilo! E sul cv aggiungerei anche: "cerco un lavoro serio, non sono interessata al volontariato": perché c'è pure chi chiama e propone di lavorare per dieci ore al giorno, senza pausa pranzo assicurata, pretendendo pure che si lavori gratuitamente. E nel frattempo secondo loro di che dovrei campare? Di aria?
Comunque forse ha proprio ragione Andrea, il protagonista di Santa Maradona:

ANDREA
Medicina, dovevamo fare.

BART
Mh?

ANDREA
Abbiamo studiato...

BART
Mh...

ANDREA
...ci siamo fatti il mazzo per diventare persone serie, anche con un certo spessore, ma Lettere non serve a un cazzo.


Se volete dilettarvi nella lettura dei dialoghi originali di questo film potete farlo qui; questo invece è il video della scena a cui mi riferisco:



Meglio smetterla con le ciance. Una cosa è certa: non mi pento di nulla e di certo non mi pento degli studi che ho fatto. Avrei potuto fare economia, ingegneria, medicina... Forse sarebbe stato più semplice trovar lavoro, ma non avrei seguito le mie passioni e le mie inclinazioni.
Io non cambierei una virgola.
Mi ritengo fortunata, nonostante tutto, perché ho sempre avuto le idee chiare su ciò che volevo fare. E le mie idee continuano ad essere cristalline.
È solo che ci sono momenti in cui tutto sembra andare per il verso sbagliato; ci sono persone che sembrano solo prenderti in giro. Ma non demordo e non mi scoraggio: prima o poi la spunto io!
postato da: ninive20 alle ore 22:54 | link | commenti (8) | *pop-up* commenti (8)
categorie: pensieri, riflessioni, nuvole, lavoro, momenti, personale, estate, pioggia, domenica, perplessità, colloquio, santa maradona
venerdì, 04 luglio 2008

Quattro anni d'inferno per Carlo Parlanti

Sono passati quattro anni e Carlo Parlanti, il cittadino italiano detenuto ad Avenal (California - USA) di cui ho scritto più volte su queste pagine, vive ancora la sua lotta quotidiana per la libertà.
Era il 4 Luglio del 2004 quando, mentre era in transito all'aeroporto di Düsseldorf, in Germania, venne arrestato dalla polizia tedesca senza che ne conoscesse le ragioni. Per due anni infatti, dal luglio 2002 - cioè da quando Carlo Parlanti aveva lasciato l'America per tornare in Italia - al luglio 2004, Carlo era rimasto all'oscuro del fatto che pendeva su di lui un mandato di cattura internazionale emesso dagli USA. Nel luglio 2002 infatti la sua ex convivente, Rebecca White, aveva denunciato Carlo alla polizia californiana per violenze e sequestro di persona.
Con il suo arresto in Germania ha avuto inizio il suo inferno.
Dopo aver trascorso quasi un anno nelle carceri tedesche, nel 2003 la Germania decide di accogliere la richiesta di estradizione avanzata dagli USA, ignorando le richieste avanzate dall'Italia di rimpatriare il nostro connazionale.
In America ha luogo il processo: Carlo, sicuro della propria innocenza e fiducioso nella giustizia, rifiuta il patteggiamento che gli avrebbe permesso un enorme sconto di pena. Invece, inaspettatamente, Carlo viene condannato al massimo della pena prevista dalla legislazione americana per questi casi: nove anni di detenzione.
Da allora Carlo, la sua fidanzata Katia Anedda e tutta la sua famiglia vivono un vero e proprio incubo. Ciononostante Carlo non si è mai arreso ed ha sempre continuato a far sentire la propria voce per proclamare la propria innocenza. A fargli da portavoce i suoi familiari e, soprattutto, Katia che non si è mai risparmiata.
Nonostante l'indifferenza di molti tra politici, rappresentanti istituzionali e nonostante il silenzio dei principali organi di stampa, Carlo e Katia non si sono mai arresi. Attraverso il sito internet dedicato alla vicenda di Carlo, Katia è riuscita a far conoscere questa storia a  numerose persone e sono in molti coloro hanno deciso d'impegnarsi personalmente, dedicando il loro tempo e i loro sforzi, per aiutare e dare il loro sostegno a Carlo.
Katia ha di recente fondato, insieme ad Erika Righi (sorella di Simone Righi), l'associazione senza scopo di lucro Prigionieri del Silenzio: alla base di quest'associazione vi è il desiderio di dare una mano a tutti quegli italiani rinchiusi nelle carceri straniere che vedono violati i loro diritti fondamentali e che sono troppo spesso dimenticati dalle nostre istituzioni.
Recentemente Katia ed i familiari di Carlo sono riusciti ad avvalersi della professionalità del criminologo Marco Strano che, insieme ai suoi collaboratori, sta studiando le prove e tutto ciò che è inerente al caso di Carlo; quanto dedotto dal professore Marco Strano è stato esposto durante la trasmissione televisiva Scena del Crimine (in onda su TeleRoma56 e anche su Sky). Oltre al professore Strano, hanno preso parte alla trasmissione anche l'avvocato Nino Marazzita e il chirurgo maxillofacciale Carlo Macro; ciò che appare chiaro dall'analisi effettuata nel corso del programma è l'inattendibilità di quanto affermato dalla presunta vittima.
Per chi avesse la voglia e la pazienza, ecco il video della trasmissione completa:





Se invece lo preferite, potete leggere le dichiarazioni dei diversi esperti qui, qui e qui.
Personalmente sono convinta dell'innocenza di Carlo Parlanti e in questo giorno così particolare per lui e per i suoi cari non posso non esprimergli la mia solidarietà.
Spero che il processo americano venga riaperto, soprattutto alla luce delle analisi degli specialisti che sono stati interpellati e che Carlo possa tornare ad essere un cittadino libero.

Vi segnalo inoltre:

- Il sito sulla vicenda di Carlo Parlanti;

- Il Blog, sempre aggiornato sulle condizioni di Carlo, luogo d'incontro dei sostenitori dell'innocenza di Carlo Parlanti;

- Il post di Pino Scaccia sul suo blog;

- Un articolo sulle false accuse nei casi di stupro.
venerdì, 04 luglio 2008

Sull'odierna situazione dell'Italia

Entrare nel merito delle leggi sulla sicurezza del nuovo - si fa per dire - governo Berlusconi richiederebbe una quantità incommensurabile di parole ed io oggi non ho le forze per una tale impresa: il caldo di questi giorni mi sta massacrando!
Tuttavia non posso trattenermi dall'esprimere alcune delle mie perplessità maggiori.
A me pare che il nostro paese stia imboccando strade molto pericolose e il governo Berlusconi riesce a dare dell'Italia l'immagine peggiore: la stampa estera guarda con crescente preoccupazione la svolta xenofoba dell'Italia di questi ultimi tempi (qualche esempio: qui, qui e anche qui) e d'altronde come negare l'evidenza? A partire dalla questione della clandestinità che diventa reato, passando per il prolungamento del periodo di permanenza massimo nei Centri di Identificazione ed Espulsione (la permanenza può durare fino a diciotto mesi) e arrivando alla recente proposta avanzata dal ministro dell'Interno Maroni di raccogliere e schedare le impronte digitali di tutti i cittadini rom, minori compresi. La sola idea che si prendano provvedimenti e che si facciano leggi con lo scopo di "controllare" una determinata categoria di persone o una determinata etnia è davvero angosciante; se questo non è razzismo, spiegatemi voi: che cos'è? In un paese giusto e democratico le leggi sono fatte per tutti, non sono selettive, non si rivolgono solo verso una "razza". Siamo tutti uguali: se devono essere prese le impronte digitali a tutti i rom, perché non prendere allora le impronte digitali di tutti i cittadini, italiani e non, residenti in Italia? Tra l'altro molti rom sono dei cittadini italiani a tutti gli effetti.
Per chi volesse approfondire queste tematiche:

- Misure pacchetto sicurezza;

- Sulla raccolta delle impronte digitali dei cittadini di etnia rom: articolo su L'Unità; la reazione di Famiglia Cristiana; articolo de La Stampa; articolo del Corriere della Sera sulla posizione di Massimo Cacciari che, a sorpresa, è uguale a quella di Maroni.

Tra l'altro, se quanto accaduto a Torino il mese scorso fosse vero, ritengo che in Italia comincino ad aprirsi scenari davvero inquietanti; soprattutto perché queste scene non sembrano del tutto isolate. Il mio timore è che si possa arrivare a veri e propri atti di discriminazione; il rischio è che la parola straniero divenga sinonimo di criminale.
Sinceramente comincio a pensare che forse farei meglio a prendere in considerazione l'idea di emigrare all'estero, lontana da quest'Italia che diventa ogni giorno di più intollerante e che ogni giorno di più si allontana dalla mia Italia: il paese in cui sono nata e cresciuta sembra aver tradito se stesso; sembra un altro...
Sugli episodi di Torino:

- La denuncia di Almaterra; articolo su l'Espresso Local; articolo su La Stampa.

Quelli elencati finora mi sembrano già dei fatti allarmanti; ma purtroppo sembrano non bastare a Berlusconi e al suo governo. Berlusconi è famoso per i suoi attacchi ai giudici e alla magistratura italiana: è sufficiente che lui venga indagato per qualcosa o che venga processato per qualche reato che fa partire subito il suo J'accuse! Se poi la stampa riporta i fatti o non si schiera dalla sua parte, non risparmia accuse nemmeno nei loro confronti.
Credo che sia molto grave che una delle figure istituzionali più importanti del nostro paese perpetui questa campagna di discredito e di insulti rivolti verso le autorità giudiziarie e verso gli organi di stampa.
Sembra che Berlusconi abbia una sua personalissima idea di democrazia; un'idea costruita ad immagine e somiglianza dei suoi personalissimi interessi: guai a chi prova a sfiorarli! Le parole irrispettose del capo del governo nei confronti del sistema giudiziario italiano sono parole rivolte anche a noi cittadini: chi manca di rispetto alle istituzioni del nostro paese, manca di rispetto all'intero paese.
L'ennesimo colpo al sistema giudiziario arriva con il cosiddetto Lodo Alfano e con la proposta di un decreto legge sulle intercettazioni.
Georgia sul suo blog ha postato il video dell'intervista fatta dal blog di Grillo al procuratore generale di Torino, Gian Carlo Caselli; un'intervista davvero interessante (di cui potete trovare la trascrizione qua). Questa è l'intervista:



Lascio a voi ogni conclusione; per ciò che mi riguarda penso che se queste leggi verranno approvate il nostro diventerà un paese meno giusto e meno democratico.
Qualche link di approfondimento su queste tematiche:

- Sul Corriere della Sera: qui, qui e qui;

- Un articolo su La Stampa;

- Un commento di Giuseppe D'Avanzo su Repubblica;

- Un articolo su L'Espresso;

- Un articolo su Il Tempo.

Infine, per chi riesce a capire il francese, uno scritto divertente di Stefano Benni apparso su Libération (non sono proprio riuscita a trovare una traduzione in italiano) che potete leggere qui.
venerdì, 27 giugno 2008

Untitled. Ovvero: sono troppo pigra per cercare un titolo adatto a questo post

Non so come, ma più di un mese è trascorso e queste pagine sono rimaste immutate, permeate di silenzio. Silenzio rotto solo da qualche fugace commento di chi si è ritrovato a passare da qui; silenzio spezzato anche da quell'invadente fenomeno chiamato spam che ha preso di mira un mio vecchio post: ma che noia! Non avendo soluzioni migliori, ho disabilitato i commenti al post incriminato.
Il tempo non mi basta mai; non so come riesca sempre a sfuggirmi , ma mi capita troppo spesso di sorprendermi a pensare che vorrei essere in grado di bloccarlo - un po' come riesce a fare Hiro Nakamura. Solo che, fantasia a parte, pare che nessuno sappia ancora come fare a bloccare il tempo; in compenso c'è chi di tempo sembra averne così tanto da essere pronto a cederlo volentieri agli altri.

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È quanto accaduto a Milano il mese scorso: alcune zone della città sono state invase da cartelli coloratissimi che offrivano tempo e libertà.

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Naturalmente, ossessionata e frustrata come sono in questo periodo a causa del tempo, i cartelli hanno stuzzicato la mia curiosità e mi hanno spinto ad indagare. Ero convinta che si trattasse di un'operazione di guerrilla marketing; sbagliavo. Si trattava invece di un attacco d'arte compiuto da Atilo Navi - pseudonimo di Italo Navi. L'invasione artistica della città di Milano si è protratta per un mese: suddivisa in quattro fasi (Offresi Libertà e Cedesi Tempo erano la fase tre), l'operazione artistica voleva essere un atto provocatorio, così come dichiarato dal suo autore in un'intervista, che spingesse ad una riflessione sui valori e sulla loro presunta crisi (vedere anche qui). Arte? Direi di sì, gli elementi ci sono tutti. Forse c'è chi dissentirà, ma dopotutto l'arte riesce a fare anche questo: divide e scuote le coscienze.
Ma passiamo oltre - oggi non mi va di focalizzare i miei pensieri sull'argomento arte - e torniamo al silenzio che ha permeato queste pagine nell'ultimo mese.
Il silenzio del mio blog non è da intendersi come espressione della volontà di smettere di scriverlo e non è nemmeno da interpretare come un sintomo di inattività. Al contrario: non avete idea di quanti post la mia mente abbia partorito in questo periodo! Peccato solo che non abbiate potuto leggerli dato che son rimasti bloccati nella mia mente: più volte ho iniziato a scrivere, ma poi per un motivo o per un altro ho dovuto abbandonare il post informe e assistere impotente alla sua dissolvenza.
Il problema è che non riesco a far tutto e, per quanto paradossale, finisco col lasciare all'ultimo posto le cose a cui io tengo di più perché non voglio distrazioni e non voglio essere costretta a doverle fare di fretta e male. Il blog ne è un esempio: se inizio a scrivere non voglio essere disturbata e voglio farlo in modo soddisfacente - il fatto che poi non sia mai soddisfatta pienamente è un altro discorso che fa parte delle mie manie di perfezionismo, vi dico solo che se dessi retta alla mia vocina autocritica cancellerei sempre tutto! È proprio per questa mia fissazione del fare tutto bene che non riesco a gestire la mia corrispondenza personale in tempi rapidi. Ad esempio dovrei scrivere ad alcune persone a cui tengo, ma rimando puntualmente perché so che non mi sembrerebbe corretto dedicar loro poco tempo: così cado nell'errore opposto, non scrivo e loro pensano che mi sia dimenticata della loro esistenza... È una vita che combatto contro questo mio difetto: il mio amico Salvatore me lo ripeteva sempre che dovevo smetterla con questa mania della perfezione e lui è uno dei tanti che in questo periodo starà pensando che mi sono scordata di lui.
Ogni volta che penso alla mia ossessione di "fare tutto e bene" mi vengono in mente mia madre e mia sorella. Io adoro cucinare, è una cosa che mi calma e mi rilassa a tal punto che se perdo delle ore non mi pesa, anzi. Solo che sono un po' despota ed è una delle ragioni principali che mi spingono ad evitare accuratamente di cucinare insieme a qualcun'altro: se le cose non vengono fatte come dico io, vado in escandescenza! E, purtroppo, mia mamma e mia sorella ne sanno qualcosa... Hanno assistito alla mia versione Hyde-culinario e, in tutta onestà, riconosco che in quelle circostanze sono tutt'altro che simpatica: ogni volta mi vengono dei sensi di colpa incredibili e mi riprometto di migliorare. Prima o poi inizierò la terapia con consistente in cucina di gruppo e resisterò alla tentazione di innervosirmi ogni volta che qualcuno affetterà con poca cura una cipolla o farà una besciamelle con i grumi.
A furia di correre le dita sulla tastiera ho finito col rilevare alcuni dei miei lati oscuri: magari alcuni di voi penseranno di leggere i pensieri di una pazza furiosa e cancelleranno il mio blog dalle loro letture. Oppure qualcuno imiterà la scelta di una persona che i miei lati oscuri li ha conosciuti bene e continuerà a leggere solo per accertarsi se mi sia caduta in testa quella tegola che mi ha augurato di ricevere. Ma si sa: l'erba cattiva non muore mai!
Comincio a sentire nella mia testa una vocina che, in maniera sempre più insistente, mi ripete di mettere la parola fine al post odierno; forse per timore che i miei pochi e affezionati lettori decidano di non leggermi più - e allora sì che sarei sempre più simile ad una pazza che parla da sola e che ride da sola per le stupidaggini che scrive!
Scusatemi, ma forse è il caldo che ha una cattiva influenza: odio l'estate e l'afa che porta con sé... Prima o poi finirò per emigrare in Antartide e chiederò asilo politico ai pinguini.
Insomma, tutte queste parole sprecate solo per dire che cogito ergo sum (la mia amichetta Roberta aggrotterà il suo temibile sopracciglio non appena leggerà questa citazione filosofica del tutto fuori luogo): sono ancora qui e sono ancora io.
giovedì, 15 maggio 2008

Bloggers Unite for Human Rights - La Cina e i diritti umani

Come preannunciato ieri, oggi è il giorno che Bloggers Unite ha deciso di dedicare al tema sempre attuale dei diritti umani.
Mi sono interrogata a lungo sul tema che avrei potuto affrontare in questa occasione: mi è quasi venuta la crisi dello studente che si ritrova in preda al panico per il solo fatto di dover scrivere una composizione a tema libero... Sì, perché l'argomento diritti umani è davvero ampio perché purtroppo ci sono troppe cattive notizie.
Quest'anno cade il sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e non si può fare a meno di notare quanto poco essa venga rispettata in giro per il mondo: penso all'Iran dove si muore per il solo fatto di essere omosessuali; penso ai detenuti rinchiusi nelle carceri di troppi paesi privati dei fondamentali diritti umani e vittime d'ingiustizie (da paesi come l'India, ricordo il caso di Angelo Falcone e di Simone Nobili; a paesi simbolo della democrazia come gli USA, e qui il mio pensiero va a Carlo Parlanti); penso ai paesi in cui professare una religione diversa da quella di Stato diventa reato; penso a quelle popolazioni vittime della dittatura e che lottano ogni giorno per la propria libertà...
Noi, nel nostro universo che ha la parvenza della sicurezza e del benessere, spesso dimentichiamo chi non ha la fortuna di vivere in uno Stato che garantisca i diritti umani, uno stato libero e democratico. Siamo liberi di muoverci; liberi di parlare e di scrivere quello che pensiamo; semplicemente liberi. Queste libertà, frutto di lotte e di vite spezzate, hanno per noi, oggi, l'aspetto di cose "normali" - dovute - e spesso finiamo col dimenticarci che non è sempre stato in questo modo; spesso dimentichiamo che ciò che per noi è normale per altri ha il sapore di un sogno.

La Cina è un paese ricco di storia, arte, cultura; è uno degli stati più estesi al mondo ed è anche il più popoloso; è il paese in cui si produce di tutto: basta vedere la provenienza di molti dei nostri oggetti di uso quotidiano per farsi un'idea di quante cose escono dalle sue fabbriche...
La Cina, devastata qualche giorno fa da una violenta scossa sismica che ha fatto un numero enorme di vittime, attende con impazienza l'inizio delle Olimpiadi 2008.
Le Olimpiadi potevano fare da traino e avviare il paese verso una maggiore garanzia dei diritti umani e verso il rispetto di valori e ideali più democratici, ma sembra che sia stata solo occasione di autocelebrazione del potere politico ed economico.
Questa mancanza di diritti, in cui la garanzia del loro rispetto è più che altro uno specchietto per le allodole, si è resa evidente con quanto accaduto in Tibet dove una manifestazione pacifica e non violenta è stata soffocata con la violenza delle armi.
Ma la Cina è piena di voci che chiedono una maggiore giustizia e la garanzia che i diritti fondamentali dell'uomo vengano garantiti.
Una di queste voci è quella di Hu Jia che sta pagando con la propria libertà il suo impegno quotidiano per la garanzia dei diritti umani. Hu Jia si è infatti battuto per i diritti dei malati di Aids affinché ricevessero le cure, ha sostenuto i contadini espropriati delle proprie terre e ha più volte parlato della situazione di diritti umani in Cina. Nel mese di novembre 2007 ha partecipato, in collegamento tramite webcam, a un'udienza del Parlamento Europeo proprio sul tema dei diritti umani affermando che la promessa ufficiale fatta dalle autorità cinesi di migliorare le situazione dei diritti umani in Cina prima delle Olimpiadi non è stata mantenuta. Un mese dopo, a fine Dicembre 2007 Hu Jia è stato arrestato con l'accusa d'incitazione al sovvertimento del potere di stato. Da allora anche la moglie Zeng Jinyang, insieme con la figlioletta, continua ad essere agli arresti domiciliari perché accusata di complicità col marito e dal proprio domicilio, attraverso internet e il suo blog continua la sua lotta per il la liberazione del marito.
Il 3 Aprile scorso Hu Jia è stato condannato a tre anni e mezzo di carcere e non gli è stato permesso di ricorrere in appello.
Le proteste sulla vicenda continuano, ma le richieste di liberazione continuano ad essere inascoltate.
Il disastro naturale del Sichuan di questi giorni ha giustamente attirato l'attenzione dell'opinione pubblica internazionale e il risultato è che l'ingiustizia subita da Hu Jia e dalla sua famiglia restano avvolte nel silenzio.
Il vero problema è che quello di Hu Jia non è l'unico caso: ne esistono purtroppo molti simili e ciò rende la situazione cinese tutt'altro che incoraggiante.
La speranza è che le autorità cinesi comincino a rispettare le promesse fatte alla comunità internazionale e che si impegnino a rispettare la dignità dell'uomo garantendo i diritti fondamentali: dalla libertà di parola alla libertà di professione religiosa.
La Cina con i Giochi Olimpici ha l'opportunità irripetibile di far vedere al mondo che è in grado di apportare un mutamento in senso democratico: auguriamoci che non si riveli solo un'occasione sprecata!

Qualche link per chi volesse approfondire:

Diritti umani: il 2010 sia l'Anno europeo della nonviolenza

Blog: Hujia&jinyan's spirit

Asia News - Notizie su Hu Jia qui e qui

Articolo in inglese su The Indipendent

Articolo in inglese su Zeng Jinyan su Time

Articolo su La Repubblica su Zeng Jinyan

Human Rights in China

Amnesty International sulla Cina e le Olimpiadi e ancora qui sulla condanna di Hu Jia

Infine la petizione per la liberazione di Hu Jia e altri appelli promossi da Amnesty International
postato da: ninive20 alle ore 22:02 | link | commenti (5) | *pop-up* commenti (5)
categorie: riflessioni, cina, giustizia, diritti umani, libertà, zeng jinyan, bloggers unite for human rights, hu jia
sabato, 10 maggio 2008

Complicazioni quotidiane

È stata una settimana complicata e mai come in questi giorni scrivere è stata azione così ardua. Non che ci sia una ragione ben precisa per tali difficoltà.
Si tratta solo di uno stato d'animo, passeggero sicuramente, ma col quale convivo da un po'.
La settimana è iniziata con un lunedì denso di imprevisti e contrattempi culminati con me bloccata per diverse ore in un'anonima stazione di provincia perché il traffico ferroviario da e per Milano era del tutto bloccato perché una persona, l'ennesima in quella zona, aveva deciso di dar fine a tutto gettandosi sotto un treno in corsa. E il mio pensiero non può che tornare a quel gesto così terribile e disperato; un gesto di estrema negazione, di disperazione. Un gesto che comprendo, ma che non posso condividere. Un gesto che mi fa tornare in mente una persona che mi ha fatto crescere, che ormai riesco a vedere solo al passato, una persona che mi ha segnato, profondamente, e che io ho segnato - e forse di me ricorda adesso solo il peggio, ma non la biasimo. Ritorno con la mente a quella morte, così truce, che sarebbe passata in silenzio per me, se non avessi avuto quel colloquio a Milano.
Milano. Da piccola era la città su cui fantasticavo. Me l'immaginavo come un luogo speciale, ricco di meraviglie. Nella mia mente di bambina era la città in cui sarei tornata, da grande; perché là ero nata e là era naturale che dovessi tornare. Ricordo ancora la mia curiosità, il mio scrutare fuori dai finestrini dell'auto quando andavamo in Francia ogni estate... E mio padre che allungava e passava da Cernusco, così che io potessi vedere i luoghi che mi avevano visto nascere, così che io potessi respirare ancora una volta quell'aria così diversa, piacevole; perché piacevole era il pensiero di essere nata in un luogo diverso da quello dei miei fratelli, quasi che quella differenza anagrafica rispecchiasse il mio sentirmi diversa da tutto il resto della mia famiglia.
Milano... Per un po' è stato il mio luogo del cuore; la meta quasi settimanale dei miei ultimi anni universitari. Era la città in cui passeggiavo e in cui la persona che mi aveva rubato il cuore - nei pressi di un'anonima fontanella, in una calda mattinata anomala di agosto - mi faceva sentire amata, protetta e al sicuro: semplicemente tenendomi per mano.
Milano è stata la città della speranza. La speranza di un futuro condiviso con la persona che era sempre riuscita a farmi andare contro ogni mia logica precostituita e che mi aveva fatto scoprire che esiste anche un'altra me stessa, totalmente imprevista ed insospettata, che agisce e che pensa poi alle conseguenze.
Milano è stata la città buia, soffocante e densa di pianti solitari. Milano è stata la città della fine dei progetti e dei sogni ad occhi aperti. Per un periodo è stata la città del dolore; il luogo che mi impediva di vedere vecchie fotografie e che mi faceva venire le lacrime agli occhi anche solo a sentirla nominare.
Milano è stata la città del silenzio: per diverso tempo mi ha impedito di prendere in mano la mia penna stilografica preferita e di sporcarmi le mani di nero... Milano è stata la città del mio annullamento.
Milano mi ha lasciato un marchio indelebile; ha macchiato la ragazzina sognante e l'ha resa diversa. Non so se migliore o peggiore.
Milano ha contribuito a fare di me ciò che sono.
Milano è stata la metropoli del disincanto; in cui è troppo facile perdersi e lasciarsi andare.
E dopo diverso tempo, ancora una volta, Milano. E i ricordi che si affollano alla mente e mi deconcentrano dal pensiero del colloquio che mi attendeva. Pensavo a tutto questo mentre ero in treno e mi annoiavo e pensavo che dovevo organizzarmi meglio in modo da non dimenticare di nuovo a casa il romanzo di Saramago che stavo leggendo: perché se avessi avuto da leggere allora avrei pensato di meno... Il ragionamento non fa una piega, non vi pare?
Solo che poi la morte ha il cattivo gusto di irrompere sempre nei momenti più strani e cambia in qualche modo il corso delle cose.
Rimandato il colloquio all'indomani, penso a Paolo Fox che avevo distrattamente ascoltato la domenica mattina mentre mi annoiavo facendo zapping davanti alla tv: gli scorpione, ahimè, all'ultimo posto della sua classifica astrologica. Ho imparato la lezione: mai ridere (o deridere, che è lo stesso in questo caso) degli astrologi... Le loro parole possono condizionare il corso delle vostre giornate. Sì, perché se non avessi riso di Paolo Fox, ne sono certa, la mia settimana sarebbe stata migliore (per chi avesse qualche dubbio: sto scherzando).
Martedì, finalmente rimetto piede a Milano. E niente catastrofi. Niente crisi isteriche. Tutti i miei timori ingiustificati.
Colloquio conoscitivo, il solito; ho la sensazione che sia solo l'ennesima perdita di tempo. Ma visto che ultimamente le mie sensazioni vanno in malora, esiste anche la possibilità che io sbagli.
Certo che sarebbe il colmo: io che lavoro a Milano. Dopo tutto quello che mi ero detta dopo la mia fuga...
Ma Milano è solo un luogo come un altro, ormai. Demitizzato: lo sguardo di quella bambina che guarda fuori dal finestrino della Lancia Thema di mio padre è sepolto nel passato.
Mercoledì, giovedì... giornate senza grandi sobbalzi. Un po' annoiate e senza forma.
Ho letto del nuovo governo Berlusconi e, seppure tentata, ho resistito alla tentazione di commentare i nuovi e grandiosi ministri che si prenderanno cura del nostro paese per i prossimi cinque anni... Non ho potuto fare a meno di corrucciare lo sguardo, indecisa se ridere o piangere, all'annuncio di Veltroni del suo governo ombra e della ridicola enumerazione dei ministri - ombra anch'essi. Ma quante altre stupidaggini ci toccherà sentire ancora?
Infine, tutta la settimana è stata attraversata dal turbamento causato dalla notizia che una delle persone che ho amato di più, ma che non riesco più ad amare in questo presente, qualche settimana fa sarebbe morta. E nel web la notizia ha riempito i blog e i forum degli addetti ai lavori e dei suoi adepti/ammiratori... La qual cosa, all'inizio mi ha fatto piangere perché, pensando per un attimo che fosse vero, odiavo me stessa: pensavo a quanto insofferente fossi diventata alla sua presenza e alla sua persona. E mi sentivo odiosa (parlo al passato, ma è un sentimento tuttora presente) per il mio repentino ed inspiegato senso di fastidio verso di lui che non aveva colpe e che non mi aveva fatto proprio nulla. E mi chiedevo perché una persona che avevo considerato indispensabile per la mia vita, alla fine non lo fosse più. Al punto da decidere di tagliarlo fuori da tutto.
E mentre passavano i giorni mi sono convinta che si trattava di un falso; mi sono convinta che si trattava di una delle sue trovate geniali.
Forse è il suo modo per tagliare col passato. Forse è il suo modo per ridersela di gusto. Chissà... Ma alla sua morte non credo e ho le mie ragioni.
Venerdì... Una giornata afosa, un sole caldo che mette tutti di buon umore tranne me che sento di stridere con tanto chiarore e con tanta luce. Sensazione che in parte è svanita stasera. E posso ringraziare Harrison Ford ed il suo Indiana Jones se sono qui a scrivere adesso: mi stava annoiando a morte con le sue imprese inverosimili e così mi sono detta che era ora di aggiornare queste pagine.
Infine, la mia colonna sonora in questa settimana: The Last Holy Writer dei Tremblig Blue Stars. Qui potete assaporarne l'atmosfera sognante, umbratile, introspettiva. Fino a poco tempo fa non sapevo neanche che esistessero: scoperti per caso, attraverso giri per il web che non saprei neanche riproporvi adesso. E da quel giorno è stato come se un nuovo mondo, incredibilmente coinvolgente, mi si fosse aperto davanti.
Riescono a far vibrare le mie corde e ad emozionarmi. In fondo è proprio quello che la buona musica dovrebbe riuscire a fare e, a mio avviso, i Trembling Blue Stars fanno ottima musica. Da scoprire, se non li conoscete ancora...

TREMBLING BLUE STARS - Helen Reddy


TREMBLING BLUE STARS - November starlings
giovedì, 01 maggio 2008

Il giorno dei lavoratori

In un presente in cui si ha sempre più la percezione che il lavoro rischi di diventare quasi un privilegio e che i lavoratori, soprattutto quelli più giovani, siano sempre meno tutelati, la festa del Lavoro, a mio avviso, deve assumere un significato più forte di quello che sembra avere attualmente.
Sono sempre di più i lavoratori precari e oggi, che dovrebbe essere un giorno importante - quasi sacro direi - per chi lavora, molti lavoratori (precari e non) lavorano - penso anche al supermercato vicino a casa mia che oggi resterà aperto tutto il giorno e mi chiedo: ma se per un giorno restano chiusi è un dramma? E mi chiedo se chi decide che oggi si deve lavorare sia tra i primi ad andare al lavoro o se invece sia chissà dove a riposare...
Da più parti si moltiplicano gli attacchi al lavoro e ai diritti dei lavoratori: da chi dice che il posto fisso è un paradigma che deve essere abbandonato - ma lo sfido a vivere alla giornata per tutta la vita con un lavoro precario privo di garanzie e prospettive per il futuro - a chi se la prende con i sindacati, la cui funzione di tutela dei diritti dei lavoratori è, a mio parere, imprescindibile.
Il mio pensiero in questo giorno va a tutti i lavoratori e soprattutto a coloro che di lavoro muoiono ogni giorno; perché di lavoro ancora si muore e credo che sia una delle morti più tragiche.
Facciamo in modo che il senso e l'importanza di questa giornata non vengano lasciate indietro nella memoria perché molti dei diritti che tutti noi abbiamo oggi sono stati conquistati col sangue.
Nel rispetto di quelle vite non possiamo lasciare che il valore di questa giornata cada nell'oblio: è proprio dimenticando che aiutiamo chi vuole cancellare i diritti dei lavoratori a raggiungere i suoi scopi.

Un po' di storia:

Wikipedia - Festa dei lavoratori

Cgil - Storia del Primo Maggio

Il Primo Maggio: storia e significato di una ricorrenza

Cisl - Storia del Primo Maggio (file .doc)
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martedì, 29 aprile 2008

Siamo proprio in buone mani

In realtà non avevo molta voglia di scrivere stasera, solo che poi mentre leggevo un po' di news non ho proprio potuto evitare. Devo impormi la regola di non leggere nulla che abbia a che fare con la politica dopo una certa ora: finisce che per calmare i miei nervi mi tocca contare le pecorelle pur di riuscire a prendere sonno!
Cercherò di essere breve, ma prima una breve premessa... È chiaro che non mi sento per nulla rappresentata da questo nuovo governo berlusconiano per cui, forse, ci sarà chi dirà che i miei sono pregiudizi e idee comuniste (tanto per chi è politicamente orientato verso destra tutte le idee differenti dalle proprie sono idee comuniste), sebbene io non mi definisca tale - ma questo è un altro discorso e finirei per divagare troppo.
Mentre leggevo le news del giorno e pensavo che Schifani come presidente del Senato non ce lo vedo proprio, mi sono imbattuta nelle ennesime parole farneticanti di Bossi.
Sembra che i fucili siano proprio un'ossessione per Bossi e sembra anche che sia pronto a tirar fuori dal suo cilindro trecentomila uomini pronti a diventare martiri per la Padania. E naturalmente domani ci sarà ancora chi sosterrà che le parole di Bossi erano metaforiche!
Mi chiedo come facciano gli italiani che hanno votato per Berlusconi e per i suoi alleati a sentirsi rappresentati da chi sembra incitare alla violenza, all'odio e alla paura.
Io mi sento disorientata: non mi sento parte di quest'Italia e mi spaventa l'idea di ciò che l'Italia si appresta a diventare nei prossimi cinque anni.
Mi ripeto che devo smetterla di avere visioni apocalittiche riguardo il nostro futuro, ma mi risulta impossibile, specie se anche Berlusconi - che invita la Lega alla moderazione - sembra cominciare a prendere confidenza con le armi?
La sua immagine che mima un mitra alla giornalista russa che intervistava Putin non smette d'inquietarmi e non riesco a sorridere al pensiero che si tratti di una delle tante berlusconate: per i miei gusti, i fucili e i mitra sono diventati davvero troppi.





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martedì, 08 aprile 2008

Queste maledette schede elettorali

Da diversi giorni il mondo politico è tormentato da una nuova questione: le schede elettorali.
Quando ho letto la notizia per la prima volta mi sono sentita infastidita, ma poi ho sorriso perché ho pensato: "Berlusconi ne pensa una più del diavolo" e non ho approfondito oltre. Dopo di che Bossi se ne esce con un'altra delle sue frasi e da Verbania dice che per fermare i romani che hanno stampato le schede porcata i leghisti potrebbero anche imbracciare i fucili: una frase così sottilmente metaforica che nessuno lo ha capito ed è naturalmente scoppiata la polemica. Anche la mia intelligenza non è riuscita ad arrivare a comprendere una tale sottigliezza, al punto da spingermi ad indignarmi al pensiero che Bossi incitasse con così tanta leggerezza all'odio e alla violenza. Sono addirittura arrivata a pensare che va bene la libertà di parola e di pensiero, ma che c'è un limite a tutto e che certe idiozie non andrebbero dette in pubblico. Ma che volete farci? Ogni tanto sarà lecito anche per me sbagliare ad interpretare le cose che sento, o no? Io però non riesco a togliermi dalla testa che a me quelle frasi sembrano poco metaforiche, ma ho la testa dura, non è certo una novità!
Le parole di Bossi hanno fatto sobbalzare anche il povero Berlusconi che non sapendo più cosa dire per giustificare il suo brillante alleato non ha trovato di meglio da dire e così ha dichiarato che Bossi è malato... Povero Bossi, allora non sa cosa dice! è tutta colpa della malattia - ho pensato io. Solo che a Bossi le parole di Berlusconi non sono andate a genio e pare sia nata una piccola disputa a distanza tra i due. Solo che poi stamattina leggo la notizia secondo la quale Berlusconi avrebbe affermato che le polemiche con Bossi sarebbero solo un'invenzione: ma chi le mette in giro 'ste voci, mi chiedo io...
Comunque, a quanto pare la questione delle schede elettorali ha fatto perdere il senno un po' a tutti i politici. Anche secondo Di Pietro andrebbero cambiate e dalle pagine del suo blog invita tutti a far pressioni nei confronti delle istituzioni affinché si provveda a rifare tutto.
Stamattina ascoltavo le notizie del giorno e su tutte le reti non si faceva altro che parlare di queste terribili schede elettorali e di come esse siano solo fonte di confusione per il povero elettore. Inoltre, a quanto pare, il vero pericolo in realtà è che queste schede diventino l'arma di possibili brogli elettorali. E sappiamo tutti quanto la faccenda dei brogli stia a cuore dei politici, soprattutto di Berlusconi!
Allarmata da tanto clamore e temendo che per una volta Berlusconi avesse ragione a battere i piedi e strepitare, ho deciso di fare le mie ricerche e di andare a fondo alla faccenda.
Innanzitutto ho cercato di capire che aspetto avessero le schede incriminate e per quale motivo quasi tutti le hanno tanto in odio.
Ho trovato una riproduzione delle schede sul sito del quotidiano La Repubblica, mentre qui trovate spiegato qual è la maniera corretta di esprimere il proprio voto e quale invece quella errata.
Dopo di che ho googlato alla ricerca di ulteriori notizie, ma più leggevo le dichiarazioni di questi ultimi giorni e più pensavo di sprecare il mio tempo. Ragion per cui ho lasciato perdere.
Le mie conclusioni: i politici dovrebbero smetterla di preoccuparsi per queste sciocchezze e occuparsi di cose più importanti. Innanzitutto gli italiani non sono stupidi e non credo proprio che non riescano a mettere una crocetta sul simbolo del partito prescelto. Inoltre ristampare le schede - se anche non volessimo considerare il fatto che fra cinque giorni si voterà e che i tempi sono dunque troppo stretti - è sicuramente una spesa inutile: sembra quasi che i soldi pubblici si possano sprecare senza problemi! Tra l'altro gli irriducibili si consolino: tutto il loro vociare ha spinto il Viminale a far stampare dei manifesti che verranno affissi in tutti i seggi elettorali in modo da chiarire le modalità di voto.
I politici tornino a concentrarsi su cose più importanti e lascino votare in pace gli italiani.

Infine ecco qualche link aggiuntivo

- sulla questione delle schede elettorali: Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, News Italia Press e La Repubblica
 
- sulle dichiarazioni di Bossi: L'Unione Sarda e Il Giornale
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mercoledì, 02 aprile 2008

Un post per Carlo

Sono diversi giorni che cerco di dedicare un po' di tempo a me stessa e di conseguenza anche al mio blog: con pessimi risultati visto che non sono riuscita a far nulla.
Ci sono giornate in cui si è costretti a correre o in cui non si sa come facciano a volare così in fretta le giornate. Anche oggi è stata una giornata intensa: sarà che devo ancora acclimatarmi e mettere ordine in tantissime cose. Lo so, sono diventata un po' ripetitiva; sto sempre a lamentarmi del tempo che vola troppo in fretta e di me che gli arranco dietro.
Il punto è che ho appena controllato la mia posta elettronica e ho trovato pessime notizie. Notizie che non riguardano me in prima persona, anzi, per essere più precisa, non riguardano la mia vita o quella dei miei cari. Si tratta di quel genere di notizie che mi fanno pensare a quanto io sia fortunata e a come me ne dimentichi troppo spesso: sempre concentrata su me stessa e sulle mie cosucce da poco! Sì, perché c'è chi vive in un incubo da troppo tempo e respira solo disperazione.
Ho scritto spesso di Carlo e di altri italiani che si trovano coinvolti in guai giudiziari al di fuori dell'Italia.
Il mio pensiero in questo momento non può che correre in America, ad Avenal: dal 30 marzo scorso Carlo Parlanti ha iniziato lo sciopero della fame.
Carlo sta urlando al mondo la sua innocenza da diversi anni ormai. Non chiede di essere liberato; chiede solo di essere ascoltato e di potersi difendere veramente.
Da tre anni Carlo vive in un incubo interminabile ed ogni giorno sente la speranza scivolar via, silenziosamente.
Carlo è malato e questo sciopero della fame non può far altro che compromettere il suo già precario stato di salute. Grande è infatti la preoccupazione di tutti coloro che lo sostengono e che ogni giorno lottano affinché qualcuno finalmente possa aiutarlo a dimostrare la sua innocenza.
Numerosi gli sforzi e le iniziative per diffondere la storia di Carlo, ma ancora pochi la conoscono. Intanto il tempo passa e per Carlo,
rinchiuso in una prigione sovraffollata della democratica America, ogni giornata è interminabile.
Ed io non posso fare a meno di pensare che quest'America è tutto, tranne che democratica e giusta; come invece pretende di essere. In un paese democratico un uomo viene sempre trattato come tale, con dignità e rispetto: gli vengono garantite le cure medice se è malato; gli viene garantito il diritto alla difesa se viene accusato di qualche crimine; gli viene data la possibilità di far sentire la sua voce... Tutto questo sembra che a Carlo venga negato:
sin dall'inizio del suo incubo giudiziario è stato accompagnato dal pregiudizio razzista secondo il quale Carlo è colpevole perché è italiano - la parola di un cittadino americano è mille volte più importante di una miriade di prove e di evidenze che lo scagionano; sin dall'inizio ha dovuto lottare per far rispettare i suoi diritti fondamentali.
Carlo è vittima di soprusi e viene ostacolato in mille modi: questo perché Carlo si ostina ad urlare la sua innocenza, ma anche perché c'è chi ogni giorno si batte ed unisce la sua voce alla voce di Carlo. Tante piccole voci ogni giorno più unite ed ogni giorno più forti. Tante piccole voci che danno fastidio, ma che rimangono inascoltate da coloro i quali hanno il potere di agire e di far cambiare il corso degli eventi.
Sembra che a qualcuno dia fastidio che venga data a Carlo la possibilità di spiegare la propria versione dei fatti. Sembra proprio che per qualcuno Carlo debba apparire colpevole a tutti i costi, al punto che la settimana scorsa a Katia Anedda è stato vivamente consigliato per il bene di Carlo, di non organizzare alcuna conferenza stampa in America. A quanto pare c'è chi teme la diffusione della storia di Carlo e mi chiedo che cosa ci sia da temere.
In  questo momento mi sento adirata, sconvolta, sconfortata, confusa, spaventata. Un mix micidiale.
Io non conosco Carlo personalmente, ma ho imparato a conoscerlo attraverso le cose che scrive, oltre che attraverso le parole di Katia Anedda ed attraverso quelle di chi ogni giorno mette tutte le sue energie in questa causa.
Io non ho mai stretto la mano di Carlo, ma non riesco a rimanere indifferente. Non posso. Sento che devo spezzare questo silenzio perché è proprio il silenzio che ogni giorno contribuisce a spegnere la vita di Carlo.
Quello di Carlo è un gesto estremo dettato dalla disperazione di fronte agli ennesimi soprusi. Facciamogli sapere che non è solo. Basta poco. Poche parole. Un saluto. Un pensiero. Qualsiasi cosa, ma non l'indifferenza: con l'indifferenza si estingue anche la più piccola speranza che le cose possano cambiare. E senza la speranza? È proprio la fine.


Qui potete approfondire la storia di Carlo Parlanti e trarre le vostre conclusioni: Carlo Parlanti;

Qui invece trovate le notizie aggiornate su Carlo Parlanti: Carlo Parlanti Free.
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