Entrare nel merito delle leggi sulla sicurezza del nuovo - si fa per dire - governo Berlusconi richiederebbe una quantità incommensurabile di parole ed io oggi non ho le forze per una tale impresa: il caldo di questi giorni mi sta massacrando!
Tuttavia non posso trattenermi dall'esprimere alcune delle mie perplessità maggiori.
A me pare che il nostro paese stia imboccando strade molto pericolose e il governo Berlusconi riesce a dare dell'Italia l'immagine peggiore: la stampa estera guarda con crescente preoccupazione la svolta xenofoba dell'Italia di questi ultimi tempi (qualche esempio: qui, qui e anche qui) e d'altronde come negare l'evidenza? A partire dalla questione della clandestinità che diventa reato, passando per il prolungamento del periodo di permanenza massimo nei Centri di Identificazione ed Espulsione (la permanenza può durare fino a diciotto mesi) e arrivando alla recente proposta avanzata dal ministro dell'Interno Maroni di raccogliere e schedare le impronte digitali di tutti i cittadini rom, minori compresi. La sola idea che si prendano provvedimenti e che si facciano leggi con lo scopo di "controllare" una determinata categoria di persone o una determinata etnia è davvero angosciante; se questo non è razzismo, spiegatemi voi: che cos'è? In un paese giusto e democratico le leggi sono fatte per tutti, non sono selettive, non si rivolgono solo verso una "razza". Siamo tutti uguali: se devono essere prese le impronte digitali a tutti i rom, perché non prendere allora le impronte digitali di tutti i cittadini, italiani e non, residenti in Italia? Tra l'altro molti rom sono dei cittadini italiani a tutti gli effetti.
Per chi volesse approfondire queste tematiche:
Tra l'altro, se quanto accaduto a Torino il mese scorso fosse vero, ritengo che in Italia comincino ad aprirsi scenari davvero inquietanti; soprattutto perché queste scene non sembrano del tutto isolate. Il mio timore è che si possa arrivare a veri e propri atti di discriminazione; il rischio è che la parola straniero divenga sinonimo di criminale.
Sinceramente comincio a pensare che forse farei meglio a prendere in considerazione l'idea di emigrare all'estero, lontana da quest'Italia che diventa ogni giorno di più intollerante e che ogni giorno di più si allontana dalla mia Italia: il paese in cui sono nata e cresciuta sembra aver tradito se stesso; sembra un altro...
Sugli episodi di Torino:
Quelli elencati finora mi sembrano già dei fatti allarmanti; ma purtroppo sembrano non bastare a Berlusconi e al suo governo. Berlusconi è famoso per i suoi attacchi ai giudici e alla magistratura italiana: è sufficiente che lui venga indagato per qualcosa o che venga processato per qualche reato che fa partire subito il suo J'accuse! Se poi la stampa riporta i fatti o non si schiera dalla sua parte, non risparmia accuse nemmeno nei loro confronti.
Credo che sia molto grave che una delle figure istituzionali più importanti del nostro paese perpetui questa campagna di discredito e di insulti rivolti verso le autorità giudiziarie e verso gli organi di stampa.
Sembra che Berlusconi abbia una sua personalissima idea di democrazia; un'idea costruita ad immagine e somiglianza dei suoi personalissimi interessi: guai a chi prova a sfiorarli! Le parole irrispettose del capo del governo nei confronti del sistema giudiziario italiano sono parole rivolte anche a noi cittadini: chi manca di rispetto alle istituzioni del nostro paese, manca di rispetto all'intero paese.
L'ennesimo colpo al sistema giudiziario arriva con il cosiddetto Lodo Alfano e con la proposta di un decreto legge sulle intercettazioni. Georgia sul suo blog ha postato il video dell'intervista fatta dal blog di Grillo al procuratore generale di Torino, Gian Carlo Caselli; un'intervista davvero interessante (di cui potete trovare la trascrizione qua). Questa è l'intervista:
Lascio a voi ogni conclusione; per ciò che mi riguarda penso che se queste leggi verranno approvate il nostro diventerà un paese meno giusto e meno democratico.
Qualche link di approfondimento su queste tematiche:
Infine, per chi riesce a capire il francese, uno scritto divertente di Stefano Benni apparso su Libération (non sono proprio riuscita a trovare una traduzione in italiano) che potete leggere qui.
In realtà non avevo molta voglia di scrivere stasera, solo che poi mentre leggevo un po' di news non ho proprio potuto evitare. Devo impormi la regola di non leggere nulla che abbia a che fare con la politica dopo una certa ora: finisce che per calmare i miei nervi mi tocca contare le pecorelle pur di riuscire a prendere sonno!
Cercherò di essere breve, ma prima una breve premessa... È chiaro che non mi sento per nulla rappresentata da questo nuovo governo berlusconiano per cui, forse, ci sarà chi dirà che i miei sono pregiudizi e idee comuniste (tanto per chi è politicamente orientato verso destra tutte le idee differenti dalle proprie sono idee comuniste), sebbene io non mi definisca tale - ma questo è un altro discorso e finirei per divagare troppo.
Mentre leggevo le news del giorno e pensavo che Schifani come presidente del Senato non ce lo vedo proprio, mi sono imbattuta nelle ennesime parole farneticanti di Bossi. Sembra che i fucili siano proprio un'ossessione per Bossi e sembra anche che sia pronto a tirar fuori dal suo cilindro trecentomila uomini pronti a diventare martiri per la Padania. E naturalmente domani ci sarà ancora chi sosterrà che le parole di Bossi erano metaforiche!
Mi chiedo come facciano gli italiani che hanno votato per Berlusconi e per i suoi alleati a sentirsi rappresentati da chi sembra incitare alla violenza, all'odio e alla paura.
Io mi sento disorientata: non mi sento parte di quest'Italia e mi spaventa l'idea di ciò che l'Italia si appresta a diventare nei prossimi cinque anni.
Mi ripeto che devo smetterla di avere visioni apocalittiche riguardo il nostro futuro, ma mi risulta impossibile, specie se anche Berlusconi - che invita la Lega alla moderazione - sembra cominciare a prendere confidenza con le armi?
La sua immagine che mima un mitra alla giornalista russa che intervistava Putin non smette d'inquietarmi e non riesco a sorridere al pensiero che si tratti di una delle tante berlusconate: per i miei gusti, i fucili e i mitra sono diventati davvero troppi.
È di questo pomeriggio la notizia della morte di Benazir Bhutto, leader del partito d'opposizione pakistano (il PPP, Partito del Popolo Pakistano). Rientrata in Pakistan il 18 Ottobre 2007, era già stata oggetto di un altro attentato, dal quale era però rimasta illesa.
Oggi, durante un comizio elettorale a Rawalpindi, l'ennesimo attentato suicida in Pakistan: la Bhutto rimasta ferita viene trasportata in ospedale, ma muore.
Poco dopo l'attentato il marito della Bhutto avrebbe attribuito delle responsabilità di quanto è accaduto al governo: notizia piuttosto inquietante, soprattutto se si considera che l'8 Gennaio 2008 - fra poco più di dieci giorni - si dovrebbero svolgere le nuove elezioni politiche; tuttavia l'attentato è stato rivendicato, con una telefonata, da Al Queada.
Subito dopo l'attentato si sono verificati diversi disordini e proteste popolari spontanee che hanno visto lo scontro tra polizia e popolazione civile.
Intanto l'attuale presidente Pervez Musharraf ha proclamato tre giorni di lutto nazionale, ma non ha ancora detto se le elezioni previste l'8 gennaio, alla luce di quanto accaduto, verranno rinviate ad una nuova data.
La reazione generale, nella comunità internazionale, all'apprendimento di questa notizia, è stata di unanime condanna, oltre che di sconcerto e preoccupazione per un paese che stenta a raggiungere lo status di paese democratico.
Queste dell'8 gennaio rappresentavano una chance importante per il Pakistan, specialmente dopo il clima di incertezza culminato con la dichiarazione dello stato di emergenza da parte di Musharraf e la sospensione della Costituzione (3 Novembre scorso).
Sembra che qualcuno voglia un Pakistan oppresso e schiavo del terrorismo: naturalmente chi ne paga le conseguenze peggiori è il popolo.
Il timore è che le frange fondamentaliste possano prendere forza e compromettere gli equilibri instabili non solo del Pakistan, ma di tutta l'area dell'Asia centro-meridionale.
Allo stesso tempo, è forte la paura che questo clima di incertezza spinga Musharraf a compiere l'ennesimo gesto autoritario (sempre per il bene del suo paese, come aveva già dichiarato un mese fa) accentrando nella sua persona tutti i poteri dello stato e facendo vivere al Pakistan l'ennesima dittatura.
Di fronte ad episodi del genere, più vicini a noi di quanto siamo portati a credere, sorgono spontanei lo sdegno e la condanna della violenza. Sorge spontanea anche una domanda: è ancora possibile un mondo migliore, se non appena se ne presenta l'occasione la brutalità sembra vincere su ogni cosa, uccidendo sul nascere i moti di libertà civile e democrazia?
Io continuo a sperare che sì, un futuro migliore di questo presente è ancora possibile, nonostante tutto. Ma affinché ciò si realizzi non si deve reagire alla violenza con altra violenza: dalla violenza si generano solo mostri e dolore.
In queste ore drammatiche mi auguro che si scelga la via della pace e del dialogo, nonostante la rabbia e la disperazione.
A costo di ripetermi, torno a parlare della questione Romania.
Personalmente continuo a pensare che si tratti di un problema inesistente, creato solo per distogliere la nostra attenzione dai veri problemi, ma soprattutto costruito allo scopo di annebbiare la nostra mente per spingerci a non cercare soluzioni per ciò che passa inosservato e che invece dovrebbe preoccuparci.
I media continuano ad occuparsene, anche se con meno clamore.
Si continua a parlare di sicurezza; anche se, dati gli ultimi tragici avvenimenti, si parla soprattutto di sicurezza in relazione al mondo del calcio - pure qui con toni allarmistici, è evidente che i violenti sono una minima parte delle tifoserie e che non è giusto generalizzare.
La sicurezza: un tema tanto in auge di questi tempi e molto caro ai nostri politici (di destra, di centro e di sinistra), dietro al quale però sono sempre più convinta si nasconda qualcosa di preoccupante. Siamo dinnanzi ad una politica votata al terrore che vuole spaventarci per spingere il nostro stato democratico verso posizioni più autoritarie; il risultato è che le nostre libertà vengono sempre più limitate e che il concetto di eguaglianza diventa ogni giorno più fragile.
I mezzi di comunicazione aumentano il clima di paura e ci danno una percezione del pericolo sempre maggiore. Cominciamo a sentirci sempre più spaventati; la sensazione che la nostra vita sia continuamente sul filo del rasoio non smette più di accompagnarci; pensiamo di essere minacciati da tutti coloro che ci sembrano diversi da noi: dall'extracomunitario o dal romeno che lavora ogni giorno al nostro fianco; dal tifoso appartenente ai gruppi ultras e terrorista, dal musulmano che vive con la sua famiglia nella casa accanto alla nostra... Sono tutte categorie di persone condannate a priori e stigmatizzate come se fossero l'incarnazione del male.
Il problema è che si continua a parlare per categorie, mentre dovremmo guardare al singolo individuo, senza generalizzare.
Dando risalto a questi episodi, ci convincono che limitare le nostre libertà sia necessario per il nostro bene; ci convincono del fatto che la povertà o il disagio economico siano un crimine, soprattutto se il povero è anche straniero. È come se il fatto di non avere un luogo dignitoso in cui abitare o il fatto di non avere il cibo sufficiente per vivere fossero delle colpe; lasciando intendere con tali atteggiamenti che chi vive in simili condizioni lo fa perché sceglie di farlo o perché gli fa piacere. Assurdità. Sono pensieri che mi fanno vergognare e mi indignano. Mi vergogno al pensiero di appartenere alla medesima categoria di persone che fanno ragionamenti così pieni di ignoranza ed odio; mi indigno perché vedo che restiamo ad osservare, impassibili, continuando a vivere le nostre vite con serenità, come se nulla stesse accadendo o come se queste fossero cose che non ci riguardano.
Invece tutto ciò ci riguarda e dovrebbe interessarci.
Non possiamo permettere all'ignoranza e al razzismo di averla vinta; non possiamo stare a guardare in silenzio: dobbiamo far sentire la nostra voce e la nostra indignazione.
Perché l'idea che una persona sia inferiore ad un'altra perché è appartenente ad una nazionalità diversa è razzismo.
L'atto di nascondersi dietro alla parola sicurezza, se da una parte, ipocritamente, ci fa sentire al sicuro e al riparo da critiche, dall'altra non cambia questo dato di fatto: indurre a pensare che una persona è pericolosa perché rom o romena o povera (... e via dicendo: potete inserire la categoria che preferite) equivale ad un atto di razzismo.
Ci inducono a generalizzare e a fare del singolo un insieme attraverso l'uso di vari strumenti, in modo più o meno subdolo. L'uso dei mezzi di informazione è in tal senso esemplare: attuano vere e proprie campagne terroristiche, sottoponendoci ad un continuo lavaggio del cervello collettivo persuadendoci che i romeni sono cattivi e che devono dunque andarsene dalle nostre città. E noi, a furia di sentircelo ripetere, ci convinciamo che è vero e che così deve essere. C'è addirittura chi ci dice che i romeni appoggiano il terrorismo di Al-Qāʿida: creando un clima di paura sempre più forte ("paura1+paura2=terrore": dalla somma di due paure moderate si ottiene il terrore, lo sgomento) e rafforzando l'odio che è sempre più pronto ad esplodere ciecamente.
Intanto dopo l'approvazione della legge n.181 sulla sicurezza, oggi il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che ribadisce il valore della libertà di circolazione delle persone quale principio fondamentale dell'Unione europea (principi contenuti nella direttiva Europea 2004/38/CE). Un atto importante e necessario, soprattutto alla luce degli avvenimenti delle ultime settimane e delle dichiarazioni rilasciate anche da Franco Frattini ad alcune testate giornalistiche.
È da vedere adesso cosa farà l'Italia; lo spirito europeo non può essere abbandonato e i diritti civili devono essere garantiti per tutti, italiani e non.
È di ieri il Triangolo nero, un manifesto redatto da numerosi scrittori e personalità del mondo culturale italiano che lanciano un appello all'opinione pubblica affinché cessi la violenza contro i rom, i romeni e le donne. Ogni singolo cittadino può scegliere di aderire e sottoscrivere l'appello. Al momento (sono le 20:00 del 15 novembre 2007) sono state raccolte più di 1200 firme. Mi auguro che questo numero continui a crescere vertiginosamente.
Per approfondire, ecco qualche link:
Il Triangolo Nero
Il testo del Triangolo nero lo trovate sul sito dei Wu Ming, mentre se volete aderire il link è il seguente:
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