Come preannunciato ieri, oggi è il giorno che Bloggers Unite ha deciso di dedicare al tema sempre attuale dei diritti umani.
Mi sono interrogata a lungo sul tema che avrei potuto affrontare in questa occasione: mi è quasi venuta la crisi dello studente che si ritrova in preda al panico per il solo fatto di dover scrivere una composizione a tema libero... Sì, perché l'argomento diritti umani è davvero ampio perché purtroppo ci sono troppe cattive notizie.
Quest'anno cade il sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e non si può fare a meno di notare quanto poco essa venga rispettata in giro per il mondo: penso all'Iran dove si muore per il solo fatto di essere omosessuali; penso ai detenuti rinchiusi nelle carceri di troppi paesi privati dei fondamentali diritti umani e vittime d'ingiustizie (da paesi come l'India, ricordo il caso di Angelo Falcone e di Simone Nobili; a paesi simbolo della democrazia come gli USA, e qui il mio pensiero va a Carlo Parlanti); penso ai paesi in cui professare una religione diversa da quella di Stato diventa reato; penso a quelle popolazioni vittime della dittatura e che lottano ogni giorno per la propria libertà...
Noi, nel nostro universo che ha la parvenza della sicurezza e del benessere, spesso dimentichiamo chi non ha la fortuna di vivere in uno Stato che garantisca i diritti umani, uno stato libero e democratico. Siamo liberi di muoverci; liberi di parlare e di scrivere quello che pensiamo; semplicemente liberi. Queste libertà, frutto di lotte e di vite spezzate, hanno per noi, oggi, l'aspetto di cose "normali" - dovute - e spesso finiamo col dimenticarci che non è sempre stato in questo modo; spesso dimentichiamo che ciò che per noi è normale per altri ha il sapore di un sogno.
La Cina è un paese ricco di storia, arte, cultura; è uno degli stati più estesi al mondo ed è anche il più popoloso; è il paese in cui si produce di tutto: basta vedere la provenienza di molti dei nostri oggetti di uso quotidiano per farsi un'idea di quante cose escono dalle sue fabbriche...
La Cina, devastata qualche giorno fa da una violenta scossa sismica che ha fatto un numero enorme di vittime, attende con impazienza l'inizio delle Olimpiadi 2008.
Le Olimpiadi potevano fare da traino e avviare il paese verso una maggiore garanzia dei diritti umani e verso il rispetto di valori e ideali più democratici, ma sembra che sia stata solo occasione di autocelebrazione del potere politico ed economico.
Questa mancanza di diritti, in cui la garanzia del loro rispetto è più che altro uno specchietto per le allodole, si è resa evidente con quanto accaduto in Tibet dove una manifestazione pacifica e non violenta è stata soffocata con la violenza delle armi.
Ma la Cina è piena di voci che chiedono una maggiore giustizia e la garanzia che i diritti fondamentali dell'uomo vengano garantiti.
Una di queste voci è quella di Hu Jia che sta pagando con la propria libertà il suo impegno quotidiano per la garanzia dei diritti umani. Hu Jia si è infatti battuto per i diritti dei malati di Aids affinché ricevessero le cure, ha sostenuto i contadini espropriati delle proprie terre e ha più volte parlato della situazione di diritti umani in Cina. Nel mese di novembre 2007 ha partecipato, in collegamento tramite webcam, a un'udienza del Parlamento Europeo proprio sul tema dei diritti umani affermando che la promessa ufficiale fatta dalle autorità cinesi di migliorare le situazione dei diritti umani in Cina prima delle Olimpiadi non è stata mantenuta. Un mese dopo, a fine Dicembre 2007 Hu Jia è stato arrestato con l'accusa d'incitazione al sovvertimento del potere di stato. Da allora anche la moglie Zeng Jinyang, insieme con la figlioletta, continua ad essere agli arresti domiciliari perché accusata di complicità col marito e dal proprio domicilio, attraverso internet e il suo blog continua la sua lotta per il la liberazione del marito.
Il 3 Aprile scorso Hu Jia è stato condannato a tre anni e mezzo di carcere e non gli è stato permesso di ricorrere in appello.
Le proteste sulla vicenda continuano, ma le richieste di liberazione continuano ad essere inascoltate.
Il disastro naturale del Sichuan di questi giorni ha giustamente attirato l'attenzione dell'opinione pubblica internazionale e il risultato è che l'ingiustizia subita da Hu Jia e dalla sua famiglia restano avvolte nel silenzio.
Il vero problema è che quello di Hu Jia non è l'unico caso: ne esistono purtroppo molti simili e ciò rende la situazione cinese tutt'altro che incoraggiante.
La speranza è che le autorità cinesi comincino a rispettare le promesse fatte alla comunità internazionale e che si impegnino a rispettare la dignità dell'uomo garantendo i diritti fondamentali: dalla libertà di parola alla libertà di professione religiosa.
La Cina con i Giochi Olimpici ha l'opportunità irripetibile di far vedere al mondo che è in grado di apportare un mutamento in senso democratico: auguriamoci che non si riveli solo un'occasione sprecata!
Qualche link per chi volesse approfondire:
Diritti umani: il 2010 sia l'Anno europeo della nonviolenza
Blog: Hujia&jinyan's spirit
Asia News - Notizie su Hu Jia qui e qui
Articolo in inglese su The Indipendent
Articolo in inglese su Zeng Jinyan su Time
Articolo su La Repubblica su Zeng Jinyan
Human Rights in China
Amnesty International sulla Cina e le Olimpiadi e ancora qui sulla condanna di Hu Jia
Infine la petizione per la liberazione di Hu Jia e altri appelli promossi da Amnesty International